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	<description>Cineturismo: cinema e viaggi, il blog</description>
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		<title>Ispica e le origini della commedia all&#8217;italiana</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 14:34:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
				<category><![CDATA[.luoghi d'autore]]></category>
		<category><![CDATA[Commedia all'italiana]]></category>
		<category><![CDATA[Divorzio all'italiana]]></category>
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		<category><![CDATA[location Sicilia]]></category>
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		<description><![CDATA[Scopriamo la bella Ispica a partire da uno dei film più riusciti di Pietro Germi (Oscar nel 1963): Divorzio all'italiana, una commedia graffiante sui limiti del nostro paese, con un magistrale Marcello Mastroianni e una giovanissima Stefania Sandrelli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong>Titolo:</strong> Divorzio all&#8217;italiana; <strong>Regista:</strong> Pietro Germi; <strong>Sceneggiatura:</strong> Ennio De Concini, Pietro Germi,Alfredo Giannetti; <strong>Attori:</strong> Marcello Mastroianni, Daniela Rocca, Stefania Sandrelli, Lando Buzzanca; <strong>Durata:</strong> 105 min; <strong>Genere:</strong> commedia; <strong>Produzione:</strong> Italia, 1961; <strong>Premi:</strong> Oscar miglior sceneggiatura (1963), 2 Golden Globe (1963), Miglior Commedia al Festival di Cannes (1962), Bafta per miglior attore internazionale a Mastroianni; <strong>Sinossi:</strong> Il barone Fefè, ormai stanco della moglie, decide di mettere in scena un piano per screditarla di fronte a tutto il paese e potersi poi risposare con la giovane cugina.</p></blockquote>
&#9733;&#9733;&#9733;&#9733;&#9733;&nbsp;
<h3>Divorzio all&#8217;italiana: tra commedia e neorealismo</h3>
<p><a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/05/locandina.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3311" title="Divorzio all'italiana" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/05/locandina.jpg" alt="locandina Divorzio all'italiana" width="252" height="358" /></a>Prima di poter parlare del film e delle sue location, è doveroso fare una piccola introduzione sul genere a cui appartiene e a cui, almeno dal punto di vista terminologico, ha dato origine: stiamo parlando della <strong>commedia all&#8217;italiana</strong>. Si tratta di un amatissimo filone cinematografico, nato a metà degli anni &#8217;60, che si contraddistingue dalla semplice commedia per l&#8217;influenza neorealista, evidente nello sguardo ironico, pungente e acuto nei confronti dei costumi sociali e delle debolezze dei protagonisti delle sue storie. Alle sue origini vi ritroviamo principalmente film di <a href="http://www.mariomonicelli.it/" target="_blank">Mario Monicelli</a> &#8211; un vero maestro del genere che lo ha portato ai livelli più estremi e grotteschi -, di Dino Risi, ma con generose incursioni da parte di altri registi, come Ettore Scola, Luigi Comencini e Luigi Zampa, e soprattutto grandi nomi di attori, che hanno segnato l&#8217;immaginario cinematografico italiano. In una parabola, ahimè, discendente che arriva a dover addirittura annoverare anche i film dei Vanzina.</p>
<p>Come anticipato, la definizione di questo gruppo di opere nasce con uno dei lavori più riusciti di Pietro Germi: <strong><em>Divorzio all&#8217;italiana</em></strong>, del 1961, con un magistrale Marcello Mastroianni e una ancora sconosciuta Stefania Sandrelli, nei panni di una Lolita in salsa mediterranea. Il film prende di mira da una parte alcune leggi, che ormai non avevano più ragione di esistere in un&#8217;Italia che cercava di modernizzarsi anche dal punto di vista sociale, dall&#8217;altro alcune arretratezze culturali tipiche del meridione, ma anche dinamiche tipiche della mentalità provinciale del Paese intero: come il peso politico dei parroci (famosa la scena in cui durante la predica il prete invita a votare DC), che lo scandalo suscitato da alcuni film ritenuti “scandalosi” (con riferimento diretto a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/La_dolce_vita" target="_blank"><em>La dolce vita</em></a>). Sul primo fronte, quello giuridico, troviamo un ordinamento che ancora non permetteva il divorzio (arriverà soltanto nel 1970!) e l&#8217;anacronistica persistenza del delitto d&#8217;onore (verrà abolito soltanto nel 1981!): insieme creano le basi affinché il barone Fefè, ormai annoiato del/dal suo matrimonio e terribilmente attratto dalla molto più giovane cugina, decida di architettare un diabolico piano per screditare la sua consorte agli occhi del paese, giustificarne così l&#8217;assassinio e potersi risposare.</p>
<p>Il paese non è quindi un mero sfondo nella vicenda, ma vero e proprio co-protagonista. E quale terra migliore per raccontare una storia di forti passioni, se non la <strong>Sicilia</strong>? Il film infatti è interamente ambientato a Ispica, nella provincia di Ragusa.</p>
<h3>Ispica e le location del film</h3>
<p>Nel film ci muoviamo in un paesino collinare nel sud della Trinacria, con poche case e con una vita comunitaria che si sviluppa tra la chiesa e la piazza (che tra l&#8217;altro coincidono!), con relativo struscio e gioco di sguardi da parte di tutti. Inutile negare che l&#8217;Ispica di oggi non è più quella del 1961, ma alcune cose sono inevitabilmente e per fortuna rimaste, in particolare il centro storico è ancora ben tenuto e pressoché identico a quello impresso al tempo dallo sguardo di Pietro Germi.<a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/05/Ispica_Divorzio_allitaliana_3.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3312" title="location Divorzio all'italiana" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/05/Ispica_Divorzio_allitaliana_3.jpg" alt="Ispica, Divorzio all'italiana" width="422" height="228" /></a>Due in particolare sono le chiese “citate” nel film: quella barocco-neoclassica di <strong>San Bartolomeo</strong> &#8211; in particolare la sua scalinata principale, su cui passano in vari momenti tutti i protagonisti (buoni e cattivi) &#8211; e la <strong>Basilica della Santa Annunziata</strong>, al suo interno ricca di opere famose e importanti, ma che nel film viene ricordata solo per la sua facciata, che spicca al centro di alcune scene madri, tra cui quella in cui Mastroianni corre per via Dante, con la pistola in mano, pronto a compiere il delitto.</p>
<p>Cartina alla mano però è evidente che il film ha avuto come centro principale la prima delle due chiese: quella di San Bartolomeo. Qui di fronte c&#8217;è anche la pasticcera/caffè, ora diventata semplice bar (siamo in via Foscolo), in cui tutti gli abitanti scoprono sui giornali la notizia dell&#8217;atto compiuto dal barone Fèfè. A chiudere poi lo sguardo di <strong>Corso Umberto I </strong>(ovvero la strada che porta alla già citata chiesa) c&#8217;è ovviamente il campanile &#8211; da poco restaurato, e quindi visibile finalmente in tutta la sua imponente bellezza &#8211; che troneggia nelle ultime scene, comparendo anche durante la processione al funerale del padre di Angela (Sandrelli), morto di infarto alla scoperta che la sua piccola era diventata l&#8217;amante di suo nipote, nonché ben più grande e già sposato, Fèfè.</p>
<p>Esiste però una location che pur meritando di essere vista è al contrario negata al pubblico: <strong>la villa del barone</strong>. Si tratta infatti di una proprietà privata, ma potrete comunque dargli una fugace occhiata da fuori, raggiungendo l&#8217;incrocio tra via dell&#8217;Arte e via Papa Giovanni XXIII. E d&#8217;altro canto, qualcosa che è esistito per il film non è mai esistito per la città: si tratta dell&#8217;obelisco che in più momenti incrociamo lungo Corso Umberto I e che è servito per dare profondità alle inquadrature. Non rimanete delusi se non lo troverete!</p>
<p>Il contesto cittadino nel film si contrappone decisamente alla natura: in spiaggia infatti sono stati ambientati i momenti più forti del film, quelli in cui emergono gli istinti (peggiori?) dei protagonisti, quelli che nella civiltà devono tenere nascosti, inscenando una farsa  proprio come fa il personaggio di Mastroianni.</p>
<p><a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/05/divorzio-all-italiana-mastroianni-sandrelli.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3313" title="Divorzio all'italiana" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/05/divorzio-all-italiana-mastroianni-sandrelli-300x290.jpg" alt="Ispica mare" width="300" height="290" /></a>E così Ispica presta al film anche le sue <strong>bellissime spiagge</strong> &#8211; premiate a livello internazionale (Spiaggia di Santa Maria del Focallo ha recentemente ottenuto la bandiera blu) – eppure non tutte le scene sul mare vennero girate qui, anche <strong><a href="http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/SIT_PORTALE/SIT_LOCALITA/SIT_087" target="_blank">Catania</a></strong> infatti diede il suo importante contributo. Rimane però impresso nella memoria il famoso <strong>Maccone Bianco</strong> (l&#8217;antico &#8220;Cuozzu re favalucieddi&#8221;): una grande duna a formazione sabbiosa all&#8217;interno dell&#8217;omonimo parco naturale.</p>
<p>Non è dunque un caso che, tra le tante possibilità, Pietro Germi abbia scelto proprio Ispica: la conformazione del centro storico e la sua urbanistica, che scandisce in maniera così netta la vita del paese; una comunità (quella del tempo almeno) ancora fortemente ancorata a una mentalità tradizionale e infine la presenza del mare, sono stati i fattori decisivi della sua scelta.<br />
E sebbene in questi 50 anni il progresso e l&#8217;evoluzione sociale abbiano inevitabilmente trasformato la popolazione, il fascino della città è pressoché rimasto intatto e anzi ravvivato da numerose ristrutturazioni, che hanno riportato in vita edifici ormai spenti. Eppure, quello che è un plus per il turista di oggi, sarebbe stato al contrario una vera iattura per Germi: la decadenza degli edifici era il giusto specchio del decadimento morale del protagonista.</p>
<p>A voi dunque la scelta, se preferire uno sguardo nostalgico e continuare a vivere Ispica dalle immagini (splendide) del film, o immergervi in un tour più attivo tra le vie di questa piccola perla siciliana.</p>
<p class="alert">Si può raggiungere Ispica dalla vicina Ragusa, che dista circa 20km. Per pernottamento: <a href="http://www.zuleima.org/index.php/ita/elements/lodging" target="_blank">b&#038;b Ragusa</a>.</p>
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		<title>Trento film festival e il cinema di montagna</title>
		<link>http://www.speropoli.it/2012/04/26/trento-film-festival-cinema-di-montagna/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 15:07:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un Film Festival dedicato interamente al cinema di montagna, capace come pochi di stupire per l'ampiezza di storie e per la poetica bellezza delle immagini.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/04/trento-film-festival-2012.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3292" title="Trento film festival 2012" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/04/trento-film-festival-2012.jpg" alt="Trento film festival" width="340" height="172" /></a>Il <strong>Trento Film Festival</strong> è una manifestazione che sin dagli esordi si è contraddistinta per la scelta di dedicarsi interamente al <strong>cinema di montagna</strong>. Quest&#8217;anno compie 60 anni e non dà certo segni di stanchezza o cedimento, al contrario raccoglie sempre più credito tra gli appassionati di montagna e di cinema. Che siate quindi dell&#8217;una o dell&#8217;altra fazione, oppure semplici curiosi, non rimarrete delusi dall&#8217;ampia ed elevata selezione di questo festival.</p>
<p>La kermesse parte il 26 aprile, impegnando gli spettatori in una maratona di ben <strong>16 giorni</strong> tra eventi letterari, scientifici, musicali e cinematografici. Non mancano neppure i grandi nomi provenienti dai settori più svariati della cultura italiana, come: Erri de Luca, Adriano Giannini, Maurizio Nicchetti, Mauro Corona, Margherita Hack e, ovviamente, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Reinhold_Messner" target="_blank">Reinhold Messner</a>!</p>
<div id="attachment_3293" class="wp-caption alignleft" style="width: 350px"><a href="http://www.flickr.com/photos/mec73/5388541076/" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-3293   " title="Trento" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/04/trento.jpg" alt="Trento, cineturismo" width="340" height="226" /></a><p class="wp-caption-text">© Enrico Celesti</p></div>
<p>Se anche voi siete attratti da questi temi ma non siete ancora del tutto convinti di prendervi qualche giorno di ferie per andare fino a <strong>Trento</strong>, non posso che tentare di convincervi. Trento, infatti, non è solo una cittadina strategica per chi ama <a href="http://www.dolomitisuperski.com" target="_blank">sciare</a> tra le Dolomiti, ma anche una delle città italiane più quotate per la qualità della vita, la bellezza tranquilla e silenziosa in cui architettura e paesaggio si contendono lo sguardo. Camminare per le sue vie significa lasciarsi incantare dall&#8217;inaspettato susseguirsi di edifici che passano dal periodo romanico a quello rinascimentale, in pacifica armonia con il verde che la circonda: chiese, palazzi, piazze e fontane, ma anche ponti, castelli, torri e mura medioevali per non parlare dei siti archeologici! Insomma, una città vitale e vibrante, in cui l&#8217;arte, la storia e la cultura si respirano nell&#8217;aria, grazie anche alla presenza di uno dei più importanti centri universitari d&#8217;Italia (piccola nota di storia contemporanea: è qui che iniziò il &#8217;68!).</p>
<p><a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/04/hardest-of-the-alps-1.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-3278" title="hardest of the alps" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/04/hardest-of-the-alps-1-1024x576.jpg" alt="cinema di montagna" width="340" /></a>Ma torniamo al film festival che ogni anno tra aprile e maggio, dal 1952 a oggi, si diverte a stravolge la vita della cittadina dando ulteriore valore a questo piccolo gioiellino del nord. Il programma, come anticipato, ha un&#8217;offerta ricca e variegata e noi abbiamo scelto di concentrare lo sguardo sulle sole proposte ambientate nel nostro caro stivale. Tra queste, troviamo opere cinematografiche che spaziano dalla riscoperte del territorio e del suo passato &#8211; e penso a <strong><em>L&#8217;orogenesi</em></strong> di Caldwell Level, che ha deciso di ripercorrere i luoghi in cui sono nati miti e leggende alpini, e a <strong><em>L&#8217;oro bianco e altri racconti</em></strong> di Lorenzo Apolli con la sua affascinante “immersione” in un paese ormai ricoperto dalle acque di una diga; ma anche a film orientati nettamente sul fronte dell&#8217;alpinismo come <em>Hardest of the Alps</em> di Damiano Levati e alla valorizzazione del mondo artistico di questi luoghi come <em>Dolomia Art</em> di Giorgio Nicolodi.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=BQglJ6nh2oU" target="_blank"><em><strong>Hardest of the Alps</strong></em></a> (produzione: story.teller collective, da un soggetto di Emilio Previtali) è il viaggio compiuto da due giovani free climber che, cito da locandina, “decidono di far visita a vere e proprie leggende della storia dell&#8217;alpinismo. Viaggiando con il loro camper attraverso le Alpi, incontrano i miti che cambiarono l&#8217;alpinismo per sempre”. Il tutto tra interviste intense e appassionate, e splendide immagini, fatte non solo dalla bellezza degli scenari naturali, ma anche dalle folli riprese delle loro imprese da scalatori (decisamente spericolati, ma allo stesso tempo assolutamente affascinanti).</p>
<p><a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/04/dolomia-art.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3279" title="dolomia art" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/04/dolomia-art.jpg" alt="dolomia art" width="340" /></a><em><strong>Dolomia Art</strong></em> è invece un omaggio a un nuovo modo di intendere l&#8217;arte: quella di inserirla in contesti “primitivi”, in cui l&#8217;uomo, la natura e la spiritualità trovano più facilmente un contatto. E tra questi contesti non poteva mancare ovviamente la montagna! Dolomia Art è infatti una manifestazione realmente esistente e attiva nel periodo estivo, lungo il sentiero n. 584 dei rifugi Preuss, Vajolet e Passo Principe (due ore complessive di cammino, tutto in salita). Siamo in piena <a href="http://www.dolomitisuperski.com/seiseralm/it-IT/vacanze-sci-alpe-di-siusi-243IT.html" target="_blank">Alpe di Siusi</a>, nella suggestiva zona di Val di Fassa. In questo lungo tratto di strada alpino, da luglio fino a tutto settembre, si alternano le esposizioni di quindici artisti, che hanno fatto parte del documentario di Giorgio Nicolodi e che si sono lasciati ritrarre durante la preparazione delle loro opere nei laboratori, fino alla loro messa in scena, in mezzo alle montagne.</p>
<p>Ma non pensate che questo festival pecchi di nazionalismo! Tutt&#8217;altro. A questa rassegna partecipano <strong>autori provenienti da tutto il mondo</strong> e capaci di offrire una prospettiva nuova e inaspettata nei confronti sia di persone legate al mondo delle montagne, sia ai monti stessi. Un percorso cinematografico che coglie i nuovi spettatori impreparati di fronte alla bellezza delle immagini e all&#8217;enorme varietà di linguaggi e sguardi nei confronti di un tema che a prima vista potrebbe sembrare limitato, ma che al contrario offre continui nuovi spunti di riflessione e stupore.</p>
<p>Non resta quindi che augurarvi un buon viaggio tra i monti di Trento e i suoi film.</p>
<p class="alert"><strong>Info utili.</strong> Il <a href="http://www.trentofestival.it" target="_blank">sito</a> del festival e il canale <a href="http://www.youtube.com/user/TrentoFilmFestival" target="_blank">youtube</a>.<br />
<strong>Dove dormire.</strong> <a href="http://www.booking.com/hotel/it/eden-trento.it.html?aid=338378;label=spero">B&amp;B Eden</a>, è un simpatico bed and breakfast in pieno centro con camere deliziose, ottima colazione e wi-fi gratuito.<br />
<strong>Come arrivare.</strong> Trento si trova lungo l&#8217;autostrada del Brennero A22; l&#8217;alternativa più comoda è il treno, le Ferrovie dello Stato la servono quotidianamente con numerose corse che spesso richiedono il cambio a Mestre.</p>
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		<title>Il postino: tra Procida e Salina, in cerca di poesia</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 09:17:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le location di uno tra i film più belli del cinema italiano, che narra l'incontro tra il grande poeta Pablo Neruda e Mario, il postino, che grazie alla poesia inizierà a guardare il mondo con nuovi occhi. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong>Titolo:</strong> Il postino; <strong>Regista:</strong> Michael Radford; <strong>Sceneggiatura</strong>: Anna Pavignano, Michael Radford, Furio Scarpelli, Giacomo Scarpelli, Massimo Troisi; <strong>Attori:</strong> Massimo Troisi, Philippe Noiret, Maria Grazia Cucinotta, Linda Moretti, Renato Scarpa; <strong>Durata:</strong> 108 min; <strong>Genere:</strong> drammatico; <strong>Produzione:</strong> Italia, Spagna, Regno Unito &#8211; 1994; <strong>Sinossi:</strong> L&#8217;arrivo sull&#8217;isola di Pablo Neruda sarà per Mario l&#8217;occasione per confrontarsi per la prima volta con la poesia e iniziare a guardare il mondo con nuovi occhi.</p></blockquote>
&#9733;&#9733;&#9733;&#9733;&#9734;&nbsp;
<p><a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/04/il_postino-1-large.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3230" title="Il postino, Troisi" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/04/il_postino-1-large.jpg" alt="Procida, Il postino" width="380" /></a>Con questo film <strong>Troisi</strong> chiude la sua (purtroppo) breve vita, regalandoci un&#8217;interpretazione sofferta e commovente di un postino di una piccola isola del sud Italia, in cui soggiornò (solo per la versione cinematografica) il poeta <strong>Pablo Neruda</strong>, esiliato dalla sua amata Cile. Tra i due nasce una forte amicizia, fatta di ammirazione e desiderio di conoscenza da un parte, e di affetto paterno dall&#8217;altra. Un legame che resisterà al rientro in patria del poeta, ma non allo scontro tra destra e comunismo che ormai esasperava gli animi di tutto il mondo.</p>
<p>Il film è liberamente tratto dal libro di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Sk%C3%A1rmeta" target="_blank">Antonio Skàrmeta</a>, dal quale mutua i personaggi principali, ma cambia completamente il contesto storico, l&#8217;ambientazione, le parole dei personaggi e il finale stesso. Nella versione letteraria l&#8217;isola che ospita l&#8217;esule Neruda è <strong>Isla Negra</strong>: un bellissimo villaggio cileno &#8211; a un&#8217;ora e mezza di viaggio da <a href="http://www.viaggionelmondo.net/2011/06/valparaiso-anfiteatro-di-vita-arte-storia-e-colori/" target="_blank">Valparaiso</a> &#8211; immerso in colline sempre verdi e interrotto da scogliere rocciose, che lo proteggono da un oceano spesso burrascoso e violento. Qui ha realmente vissuto per vari anni Pablo Neruda, lasciandosi ispirare dalla tranquillità del posto e dalla semplicità degli abitanti.</p>
<p>La trasposizione cinematografica e italiana della storia de <em>Il postino</em>, nonostante le differenze citate, cerca comunque di mantenere molte delle caratteristiche di Isla Negra e non a caso scelse di girare il film a Procida (e in parte anche a Salina): piccolo gioiello incontaminato nel golfo di Napoli, vicino a Ischia; ambientando il tutto nel 1952, una quindicina di anni prima del periodo storico scelto dal romanzo.</p>
<h3>Procida</h3>
<p>Sono principalmente quattro i luoghi dell&#8217;isola di Procida in cui si svolge la storia e che possono essere facilmente visitati: Marina Corricella, la spiaggia di Pozzo Vecchio (detta ormai “la spiaggia del postino”), la locanda del postino e le colline che costituiscono la coda dell&#8217;isola.</p>
<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_3258" class="wp-caption alignright" style="width: 210px"><strong><strong><a href="http://www.flickr.com/photos/lucap/200137258/"><img class="size-medium wp-image-3258" title="Procida" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/04/procida1-200x300.jpg" alt="Procida, Il Postino" width="200" height="300" /></a></strong></strong><p class="wp-caption-text">© LucaP</p></div>
<p><strong>Marina Corricella</strong> è il borgo in cui si svolge la storia, un piccolo villaggio di pescatori che, negli anni successivi al film, ha subito un&#8217;importante restaurazione, che non ne ha intaccato il fascino: semplicemente troverete i muri delle abitazioni solidi e dai vivi color pastello, esaltati ancora di più dal colore cristallino del mare. Il <strong>porto</strong> non è disturbato da rumorosi motori delle navi, poiché soltanto i pescatori possono accedervi, mentre i turisti devono approdare al porto della costa opposta. Questo è il luogo in cui anche nel film si svolge la vita del paese e dei pescatori, un tipo di vita che non è cambiato nel tempo e che ritroverete facilmente anche oggi. Proprio qui ho passato uno splendido e afoso pomeriggio estivo, mangiando un delizioso piatto a base di pesce e ammirando il lavoro di un anziano pescatore che rammendava le sue reti. Non sono andata alla “locanda del postino” (nome evidentemente non casuale) solo perché la fame mi ha spinto nel primo posto accessibile (tanto lì non si sbaglia mai!). Ma se avessi resistito due metri in più, avrei potuto pranzare in quello che nel film è il <strong>bar di Beatrice</strong> (interpretata da una giovanissima Cucinotta), in via Marina di Corricella 43. Non rimaneteci male se non ritroverete la stessa atmosfera anni &#8217;50: gli interni infatti furono ricostruiti tutti a cinecittà! L&#8217;ufficio postale dove lavora Mario si trova invece in <strong>Piazza dei Martiri 8</strong> e la chiesa della processione è la <strong>Chiesa della Madonna delle Grazie</strong>.</p>
<h3>Salina</h3>
<div id="attachment_3257" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/cincinnato/1442855679/#/"><img class="size-medium wp-image-3257" title="Spiaggia del postino, Salina" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/04/salina-spiaggia-postino-300x199.jpg" alt="Salina" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">© cincinnato</p></div>
<p>Parte del film è stato girato anche a Salina, nelle <strong><a href="http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/SIT_PORTALE/SIT_DIR_AREE_TEMATICHE/SIT_MARI/SIT_ISOLE/Eolie" target="_blank">isole Eolie</a></strong>, e in particolare a <strong>Pollara di Salina,</strong> scelta per le riprese dei paesaggi naturali: in tutte le scene in cui Mario/Massimo pedala per monti che costeggiano un mare color cobalto siamo a Salina; in tutte le scene in cui i vari personaggi passeggiano o dialogano su una spiaggia sassosa, stretta tra il mare e una scogliera, anche in quei casi siamo a Salina e in particolare nella cosiddetta <em>spiaggia del postino</em>, quella che dà sull&#8217;isola di Filicudi ed è caratterizzata da un buco nella parete rocciosa che la sovrasta. Purtroppo però quest&#8217;incantevole spiaggia è a rischio di scomparire a causa della costante erosione compiuta dal mare e dal frequente approdo abusivo di barche a motore. Un vero peccato per il paesaggio italiano e una perdita drammatica per l&#8217;isola stessa.</p>
<p>Procida e Salina non tradiscono e nel film si mostrano in tutta la loro bellezza, confermandosi location perfette per catturare l&#8217;animo sensibile di Mario (Massimo Troisi): un giovane che si sente imprigionato in un posto in cui non vede un futuro e trova nel poeta il mentore che aveva sempre sognato di incontrare: un uomo profondo, capace di esprimere i suoi sentimenti con parole magiche, che nessuno sull&#8217;isola ha mai pronunciato. E da questo incontro Mario imparerà a guardare il mondo con occhi diversi, sforzandosi di cambiare linguaggio e scoprendo la <strong>letteratura</strong>. Non è casuale <a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/04/Il-postino.jpg"><img class="size-full wp-image-3233 alignright" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/04/Il-postino.jpg" alt="Troisi, Il postino" width="380" /></a>allora che tra le scene più belle e commoventi del film ci sia quella in cui Mario, nel tentativo di raccontare l&#8217;isola a Neruda attraverso i suoni delle onde, del vento, del cielo stellato e del cuore del piccolo Pablito, rivela anche a se stesso la poetica bellezza e le ragioni per cui amarla.</p>
<p>A fare da contraltare al paesaggio, c&#8217;è il volto di <strong>Massimo Troisi</strong>: calato profondamente nel personaggio (che interpreta magistralmente), ma che non riesce a nascondere i segni del suo malessere fisico. E così, il sorriso timido e semplice di Mario, illuminato dall&#8217;emozione di venire acclamato dalla folla un&#8217;istante prima di morire, si trasforma nella rappresentazione più sincera di questo attore napoletano: indimenticabile comico, dallo sguardo triste.</p>
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		<title>Lecce e il Festival del Cinema Europeo</title>
		<link>http://www.speropoli.it/2012/04/10/lecce-festival-del-cinema-europeo/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 10:59:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ileana</dc:creator>
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		<category><![CDATA[.festival nel mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Festival del cinema europeo]]></category>
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		<description><![CDATA[Trascorrere qualche giorno a Lecce in occasione del Festival è il modo migliore per immergersi nella primavera salentina e fare un bagno di cultura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alle meraviglie barocche e alla calda atmosfera del capoluogo pugliese, <strong>dal 17 al 21 aprile </strong>si aggiunge tutto il fascino del cinema. Per gli amanti della settima arte, non c&#8217;è occasione migliore per visitare <strong>Lecce</strong> del <strong>Festival del Cinema Europeo</strong>, quest&#8217;anno alla sua XIII edizione. Le città si anima e ovunque si diffonde uno spirito internazionale e vivace. Si può spaziare tra le meraviglie offerte dalla città, le tante chiese e i monumenti, le marine poco distanti, puntellando le giornate con la visione di film tra i più interessanti del panorama europeo contemporaneo.</p>
<div id="attachment_3204" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.flickr.com/photos/moluda/6113199752/" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-3204 " title="Lecce" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/04/lecce-300x198.jpg" alt="visitare Lecce" width="300" height="198" /></a><p class="wp-caption-text">© Monittola Danilo</p></div>
<p>La <strong>Puglia</strong> ha dimostrato già da tempo il suo legame con il cinema, è stata infatti location di innumerevoli fim tra cui <em>Aprile</em> di Nanni Moretti, <em>Io non ho paura</em> di Salvatores, <em>I cavalieri che fecero l&#8217;impresa</em> e <em>La seconda notte di nozze</em> di Pupi Avati, ed è una delle location più gettonate da Rubini. <strong>Lecce</strong> in particolare fa da sfondo all&#8217;ultimo film di Özpetek, <a href="http://www.mymovies.it/film/2010/minevaganti/" target="_blank">Mine vaganti</a>.</p>
<p>Ma il legame della città con il cinema è dato soprattutto dal festival dedicato al cinema europeo, diretto da Alberto La Monica e Cristina Soldano, che ruota intorno al multisala Massimo. Uno sguardo attento alle identità culturali, sociali e territoriali europee, riconosciuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali “manifestazione d’interesse nazionale”.</p>
<p>Quest&#8217;anno il protagonista indiscusso sarà <strong>Emir Kusturica</strong>, noto regista serbo, che inaugurò la carriera con un Leone d’Oro (<em>Ti ricordi di Dolly Bell?</em>, 1981) e divenne famoso con <em>Underground</em> (Palma d’Oro, 1995), che narra un&#8217;epopea familiare sullo sfondo della travagliata Jugoslavia. A lui sarà dedicata la retrospettiva. La sezione <em>I Protagonisti del Cinema Italiano</em> sarà invece dedicata a <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Castellitto" target="_blank">Sergio Castellitto</a></strong>, mentre la consueta sezione volta a valorizzare la cinematografia dei Paesi dell’Area Euromediterranea, tratterà il <strong>cinema sloveno</strong> con la proiezione di cinque film. Da non perdere poi la rassegna di documentari dedicata a temi sociali e culturali, tra lavoro e precarietà, immigrazione e mondo delle carceri.</p>
<p><a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/04/festival-cinema-europeo.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3203" title="cinema europeo" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/04/festival-cinema-europeo-210x300.jpg" alt="Poster Festival del Cinema Europeo" width="210" height="300" /></a>A contendersi l&#8217;<strong>Ulivo d&#8217;Oro</strong> e gli altri principali riconoscimenti, saranno dieci film europei proiettati in anteprima nazionale, tra cui l&#8217;italiano <em>Vacuum</em>, del giovane regista Giorgio Cugno, sulla lotta interiore di una donna in crisi postpartum; <em>No tengas miedo</em> dello spagnolo Montxo Armendariz sul disagio di una giovane ragazza dal passato difficile; dalla Svezia, <em>Happy end</em> di Björn Runge, una favola per adulti terza parte della trilogia del regista sul tema della liberazione; e ancora <em>Oslo, August 31</em> del Norvegese Joachim Trier; <em>Fear of falling</em> del Polacco Bartek Konopka; <em>Kuma</em> dell&#8217;Austriaco Umut Dag; <em>Miss Julie</em> della Danese Linda Wendel, <em>Bedouin</em> del regista russo Igor Voloshin, <em>Above us only sky</em> del Tedesco Jan Schomburg e infine <em>Daddy </em>del Croato Dalibor Matanic. Per maggiori info sui film: il <a href="http://festivaldelcinemaeuropeo.it/blog/concorso-lungometraggi-europei/" target="_blank">sito</a> del festival.</p>
<p>Fuori concorso, <em>Indignados</em> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tony_Gatlif" target="_blank">Tony Gatlif</a>, un film sulla resistenza all’emarginazione e alla dittatura del denaro. Anche quest&#8217;anno sarà poi riconosciuto il <em>Premio Mario Verdone</em> a un giovane autore italiano per la sua opera prima o seconda.</p>
<p>Trascorrere qualche giorno a Lecce in occasione del Festival è il modo migliore per immergersi nella primavera salentina e fare un bagno di cultura.</p>
<p><strong>Dove dormire</strong>. B&#038;B Piazza 300mila è un <a href="http://www.bbpiazza300mila.it" target="_blank">bed and breakfast a Lecce</a>, a soli 200 metri dal multisala Massimo, il fulcro del festival del cinema europeo.</p>
<p><strong>Come arrivare</strong>. In auto imboccare l&#8217;autostrada A14 uscita Bari Nord, e proseguire per la superstrada per Brindisi (120 km) fino a Lecce (40 km). Una valida alternativa sono le Ferrovie dello Stato che raggiungono la città o l&#8217;aereo fino a Brindisi Casale dove un servizio navetta vi condurrà tranquillamente a Lecce.</p>
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		<title>Kastellorizo e il Mediterraneo di Salvatores</title>
		<link>http://www.speropoli.it/2012/03/20/kastellorizo-mediterraneo-salvatores/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 15:44:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<category><![CDATA[.luoghi d'autore]]></category>
		<category><![CDATA[Diego Abatantuono]]></category>
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		<description><![CDATA[Un'amara favola contemporanea, con protagonisti dei giovani soldati italiani arrivati su un'isola greca, Kastellorizo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong>Titolo:</strong> Mediterraneo; <strong>Regista:</strong> Gabriele Salvatores; <strong>Sceneggiatura:</strong> Gabriele Salvatores, Enzo Monteleone; <strong>Attori:</strong> Claudio Bigagli, Diego Abatantuono, Giuseppe Cederna, Ugo Conti, Gigio Alberti, Claudio Bisio; <strong>Durata:</strong> 96 min (86 min versione internazionale); <strong>Genere:</strong> commedia, drammatico; <strong>Produzione:</strong> Italia, 1991; <strong>Premi:</strong> Oscar miglior film straniero (1992), 3 David di Donatello (1991) come miglior film, miglior montaggio e miglior fonico di presa diretta; <strong>Sinossi:</strong> Alcuni soldati italiani si perdono su un&#8217;isola greca e qui, come Ulisse nel regno della maga Circe, finisco per dimenticare gioie e dolori della propria patria, abbandonandosi alla riscoperta di una nuova vita. La realtà però verrà a chiamarli e il ritorno in Italia non sarà per tutti così felice.</p></blockquote>
&#9733;&#9733;&#9733;&#9733;&#9734;&nbsp;
<h3>In fuga dai sogni</h3>
<p>&#8220;Avevamo tutti più o meno quell&#8217;età in cui non hai ancora deciso se mettere su famiglia o perderti per il mondo.&#8221;</p>
<p><a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/03/mediterraneo-salvatores.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-3138" title="mediterraneo, Salvatores" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/03/mediterraneo-salvatores-1024x704.jpg" alt="Mediterraneo" width="340" /></a>Eccoli, sono loro i protagonisti della nostra storia: un gruppo sparuto e spaurito di soldati italiani durante la seconda guerra mondiale, diretti su un&#8217;isola greca, in cerca di nemici e conquiste.</p>
<p>Le cose però vanno male sin da subito: la città risulta deserta e la radio si rompe. Che fare? Disperarisi prima, pazientare e sperare in una svolta poi&#8230; Ed è proprio mentre i nostri si abbandonano all&#8217;ozio dell&#8217;attesa che vengono travolti dalla vita della città di <strong>Megisti</strong>, che improvvisamente torna a essere popolata di donne, bambini e anziani. Gli uomini invece sono tutti stati uccisi o portati via&#8230; Ed è in questa piccola isola, dove il tempo e i problemi di ciascuno si annullano per trasformarsi in riscoperta di se stessi e di nuovi sentimenti, che i soldati smettono di credere alla guerra e di desiderare di tornare in Italia.</p>
<p>Sarà l&#8217;arrivo di un aviatore italiano, di passaggio sull&#8217;isola, a svelargli che la guerra è ormai finita e che in patria si sta costruendo una nuova nazione. Lorusso (Abatantuono), il più combattivo del gruppo ma anche il più romanticamente idealista, riuscirà a convicere gli altri a tornare, per impegnarsi a fondare un&#8217;Italia migliore. Sull&#8217;isola rimarrà soltanto uno di loro, che a Megisti ha incontrato e conosciuto l&#8217;amore.</p>
<p><a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/03/mediterraneomkvsnapshot0.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3143" title="Kastellorizo, Mediterraneo" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/03/mediterraneomkvsnapshot0.jpg" alt="Kastellorizo" width="369" height="207" /></a><strong>Salvatores racconta di un&#8217;isola incantata</strong>, in cui perdersi e lasciarsi cullare dall&#8217;idea di una vita migliore. Il mare, la natura, l&#8217;affetto degli abitanti e la voglia dei protagonisti di continuare a vivere, nonostante tutto, fanno di questo film una delle opere più riuscite di Salvatores, capace di mantenere un equilibrio perfetto tra commedia e malinconia, tra la dolcezza dei sentimenti a l&#8217;amara realtà del crollo dei sogni.</p>
<p>Ed è per questo che sarà proprio Lorusso, ormai vecchio, a incarncare il pensiero e il cuore di tutto il film: &#8220;Non si viveva poi così bene in Italia, non ci hanno lasciato cambiare niente&#8230; e allora gli ho detto&#8230; avete vinto voi, ma almeno non riuscirete a considerarmi vostro complice&#8230;. così gli ho detto, e son tornato qui&#8230; &#8221; a Megisti, nell&#8217;isola in cui poter ricominciare a fuggire&#8230;</p>
<h3>Kastellorizo, un&#8217;oasi in mezzo al Mediterraneo</h3>
<div id="attachment_3161" class="wp-caption alignleft" style="width: 232px"><a href="http://www.flickr.com/photos/carlwelsby/5937672270/"><img class="size-medium wp-image-3161" title="Kastellorizo" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/03/Kastellorizo-222x300.jpg" alt="Grecia, Kastellorizo" width="222" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">© Carl Welsby</p></div>
<p>Mediterraneo è stato girato sulla piccola isola di <a href="http://www.dodecaneso.net/kastellorizo/" target="_blank"><strong>Kastellorizo</strong></a>, nel Dodecaneso, e in particolare nella città di Megisti: un luogo strategico per il commercio, vista la sua vicinanza con la Grecia (non è lontana da Rodi) e con la Turchia (distante quasi tre chilometri). Una posizione fortuna, che si trasformò nella sua più grande sfortuna: greci, romani, bizantini, i cavalieri di San Giovanni, i veneziani, i francesi, gli italiani e gli ingelsi si contesero nella storia la sua proprietà. Ciascun conquistatore ha lasciato qui ciccatrici e tracce architettoniche del suo passaggio, trasformando Kastellorizo in un libro di storia a cielo aperto.</p>
<p>Il suo crollo definitivo però arriva solo con l&#8217;inizio del &#8217;900, dove da circa 15.000 abitanti passarono drasticamente a quasi 200, tutti concentrati nella città di Megisti. A provocare questo drammatico declino furono i bombardamenti tedeschi durante il secondo conflitto mondiale e, infine, i rastrellamenti e le deportazioni compiute per mano degli inglesi, sulle cui motivazioni ancora oggi si interrogano gli abitanti/sopravvissuti dell&#8217;isola&#8230;</p>
<p>Se non fosse stato per il film di Gabriele Salvatores, pochi sarebbero venuti a conoscenza dell&#8217;esistenza di questa <strong>incredibile oasi in mezzo al Mediterraneo</strong>, con i suoi nove chilometri quadrati di roccia circondati da un mare cristallino, color smeraldo. La città nasce intorno al porto e si sviluppa in altezza come un anfiteatro, pronta ad ascoltare le incredibili storie che il Mar Nostrum le racconta a ogni tramonto. La vita in questo paese sembra essersi fermata, proprio come succede nel film. <a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/03/mediterraneomkvsnapshoti5.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3144" title="Abatantuono, Mediterraneo - Salvatores" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/03/mediterraneomkvsnapshoti5.jpg" alt="Kastellorizo, Grecia - location Mediterraneo" width="358" height="202" /></a>Poche case abitate, qualche appartamento in affitto, pochi bar e altrettanto rari ristoranti. Una vita che si svolge vicino all&#8217;acqua o all&#8217;ombra di qualche vicolo, in attesa del ritorno dei pescatori o dell&#8217;arrivo di qualche turista.</p>
<p>Tutto questo ha trasformato Kastellorizo nella meta ideale di tutti coloro che desiderano un posto in cui  fuggire e dimenticare. Un desiderio che chiunque, in fondo, ha dentro di sé, proprio come i protagonisti del film di Salvatores e come recita anche la frase di apertura, perchè &#8220;In tempi come questi, la fuga è l&#8217;unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare. (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Henri_Laborit" target="_blank">Henry Laborit</a>)&#8221;</p>
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		<title>Happy Family, l’omaggio a Milano di Gabriele Salvatores</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 17:31:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zop</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Salvatores]]></category>

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		<description><![CDATA[Milano è il nono protagonista della commedia Happy Family: un vero e proprio omaggio di Salvatores alla sua città d'adozione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong>Titolo originale:</strong> Happy Family; <strong>Regia:</strong> Gabriele Salvatores; <strong>Soggetto:</strong> Alessandro Genovesi;<strong>Sceneggiatura:</strong> Gabriele Salvatores;<strong>Attori:</strong> Fabio  De Luigi (Ezio), Diego Abatantuono (Papà), Fabrizio  Bentivoglio (Vincenzo), Margherita  Buy (Anna); <strong>Durata:</strong> 90 min.; <strong>Produzione:</strong> Italia, 2010; <strong>Luoghi:</strong> Milano</p></blockquote>
&#9733;&#9733;&#9733;&#9734;&#9734;&nbsp;
<p><a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/03/happy-family.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-3117" title="Happy Family" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/03/happy-family-208x300.jpg" alt="Locandina Happy Family" width="208" height="300" /></a><strong><em>Happy Family</em></strong> è un film tratto dall&#8217;omonima commedia di Alessandro Genovesi che è stata rappresentata con successo al <a href="http://www.elfo.org/" target="_blank">Teatro dell&#8217;Elfo</a> di Milano e, nella trasposizione cinematografica di <strong>Gabriele Salvatores</strong> (2010) il legame con il teatro e con la città si percepiscono chiaramente. Il Teatro dell&#8217;Elfo, del resto, è un&#8217;istituzione di Milano e Salvatores è stato uno dei suoi fondatori. Proprio qui, nel 1972, ha mosso i suoi primi passi come attore e come artista, quando è arrivato da Napoli. Questo film si può perciò considerare un vero e proprio omaggio e un atto di amore verso la sua città di adozione, anzi <strong>Milano</strong> è quasi il nono protagonista che si aggiunge agli otto personaggi in cerca d&#8217;autore che richiamano l&#8217;opera di Pirandello.</p>
<p><strong>I riferimenti nascosti all&#8217;interno della pellicola e le citazioni teatrali e cinematografiche sono innumerevoli.</strong> A cominciare da Ezio (Fabio De Luigi) un personaggio un po&#8217; apatico e sconclusionato che campa grazie alle royalties del padre che ha inventato la pallina della lavatrice, il quale, come a teatro, si rivolge direttamente allo spettatore guardando in camera, e come nell&#8217;opera di Pirandello dialoga con i personaggi della sua storia che prendono vita nel suo computer. Sono due famiglie, una decisamente scapestrata con un padre fricchettone interpretato da Diego Abatantuono, una madre, donna in carriera e nevrotica (Carla Signoris), e la figlia sedicenne Marta che sembra decisa a sposarsi con il coetaneo Filippo. Anche la madre del ragazzo (Margherita Buy) è una donna in carriera un po&#8217; isterica, mentre il padre (Fabrizio Bentivoglio), avvocato benestante alle prese con il cancro è piuttosto inerme. Tutti sono incapaci di comprendere e di saper gestire le crisi adolescenziali, sembrano a volte meno maturi dei loro stessi figli. Quando si ritrovano a cena per parlare del matrimonio, per caso, arriva anche Ezio che si innamorerà della sorellastra dello sposo, una pianista insicura che ha l&#8217;ossessione di puzzare.</p>
<p><a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/03/happy-family-salvatores.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3116" title="location Happy family" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/03/happy-family-salvatores-300x157.jpg" alt="Salvatores, Happy family" width="300" height="157" /></a>Le scene del concerto della pianista sono state girate al <strong>Teatro Carcano</strong>, una location scelta dal regista che è rimasto affascinato dal cortile del teatro dal sapore “molto neyorkese”. E la <strong>similitudine tra Milano e New York</strong> che Salvatores ha volutamente ricostruito si ispira decisamente al film di Woody Allen <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Manhattan_%28film%29" target="_blank">Manahattan</a> </em>(1979), con cui <em>Happy Family</em> ha in comune non solo il fatto che i protagonisti stanno scrivendo un libro (rispettivamente su New York e Milano) ma anche lo spirito ironico e talvolta surreale della narrazione e la volontà di restituire un&#8217;immagine bella e idealizzata della città che trasuda amore in ogni inquadratura. Non sono molti i film che hanno come sfondo Milano e questo è forse uno dei più belli, da questo punto di vista. In particolare, l&#8217;omaggio a Milano-Manahattan è racchiuso in una <strong>scena notturna sui Navigli</strong> interamente girata in bianco e nero, con la musica di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=B3Hsmeb9QVM" target="_blank">Chopin</a>, che forse si stacca un po&#8217; dal resto della pellicola e si presenta in modo un po&#8217; gratuito, ma ha comunque il suo fascino.</p>
<p>Per il resto gli scorci di Milano sono molto insoliti, colorati e regalano <strong>un&#8217;immagine della città molto diversa dai luoghi comuni</strong>, dalle rappresentazioni cinematografiche classiche e forse anche dalla realtà. È la parte di Milano più bella dei Navigli, di Porta Genova, di Brera, dei giri in bicilcetta con la musica di sottofondo di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=KilQZi-X3KY" target="_blank">Simon&amp;Garfunkel</a>, che Ezio ascolta sull’iPod mentre pedala per le vie. Le sequenze sono spesso girate dall&#8217;alto, oppure, altre volte la telecamera punta verso l&#8217;alto, verso le guglie del Duomo e verso i terrazzi verdi dei lussuosi palazzi del centro. Sono gli scorci che vivono nel cuore dei milanesi e di Salvatores, più che nella vita quotidiana. La battuta di Groucho Marx che si legge su un biglietto attaccato alla parete in casa dello sceneggiatore è chiarificatrice: “Preferisco leggere o vedere un film piuttosto che vivere… Nella vita non c’è una trama!” Allo stesso modo la rappresentazione di Milano coglie l&#8217;essenza più teatrale della città e ne restituisce un&#8217;immagine bella, teatrale e amorevole. Non a caso il film è ambientato in estate, in un momento semidesertico e colorato, rispetto al grigiore e al traffico quotidiano della Milano che lavora.</p>
<p><strong>Curiosità</strong>. Il film è stato presentato in anteprima il 4 marzo 2010 negli Stati Uniti al Los Angeles Italian Film Festival e distribuito nelle sale cinematografiche italiane il 26 marzo.</p>
<p><strong>Itinerario.</strong> Dopo aver visto il film, il consiglio è quello di noleggiare una bici, magari tramite <a href="http://www.bikemi.com/" target="_blank">bike sharing</a>, è girare per Milano iPod alle orecchie. Tra Chopin e Simon&amp;Garfunkel, andare alla scoperta dei volti più delicati di una città che cela sorniona il proprio fascino.</p>
<p><strong>Dove dormire</strong>. Se non avete amici o parenti in città, non resta che cercare un alloggio utilizzando le sterminate risorse di internet. Sul sito Etineris.net segnaliamo un&#8217;ampia offerta di <a href="http://www.etineris.net/it/hotel-milano.htm">alberghi a Milano</a>, con soluzioni per tutte le tasche ed esigenze.</p>
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		<title>A caccia di iene: la Los Angeles del primo Tarantino</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 15:34:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Quentin Tarantino]]></category>

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		<description><![CDATA[In giro per Los Angeles, in cerca delle locations in cui sono state girate le scene del film "Le iene" di Quentin Tarantino.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Le cose importanti da ricordare sono i dettagli, i dettagli rendono la storia credibile. Questa particolare storia si svolge in un cesso pubblico, perciò devi conoscere tutto di quel cesso pubblico. Devi sapere se c&#8217;erano gli asciugamani di carta oppure il getto di aria calda, devi sapere se i pisciatoi avevano le porte oppure no, devi sapere se c&#8217;era il sapone liquido o quella schifosissima polvere rosa che si usava al liceo, ricordi? Devi sapere se c&#8217;era o no l&#8217;acqua calda, se c&#8217;era puzza, se qualche pezzo di stronzo schifoso bastardo figlio di puttana aveva schizzato di diarrea una delle tazze. Devi sapere tutto quello che riguarda quel cesso, capito?”</em></p>
<p>Be&#8217;, anche se non stiamo parlando di un cesso, abbiamo deciso di seguire il consiglio del mentore di Mr. Orange e concentrarci sui dettagli di questo primo cult movie di Tarantino: <strong>i luoghi, appunto, in cui ha preso vita Reservoir Dogs (Le Iene).</strong></p>
<p><a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2011/12/los-angeles-moon.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-2953" title="los angeles" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2011/12/los-angeles-moon-1024x639.jpg" alt="los angeles" width="350" /></a>Quentin Tarantino non nasce a <strong>Los Angeles</strong> ma è qui che cresce e forma la sua passione per il cinema, in anni da impiegato di una videoteca e da studente/studioso di cinema; non è un caso quindi che il suo primo film da regista-sceneggiatore-attore sia ambientato proprio nella capitale del cinema e nei suoi sobborghi. Tuttavia, prima di iniziare questo viaggio, mi sento in dovere di spendere due parole sulle dimensioni di questa metropoli. Per chi non fosse mai stato in America &#8211; oltre a suggerire caldamente di andarci &#8211; consiglio anche di dimenticare qualunque riferimento con le città europee. Loro, si sa, devono fare tutto più in grande, e quasi sempre ci riescono. Oltre l&#8217;enorme centro e i primi quartieri che vi si svilupparono attorno, sono infatti da considerare gli innumerevoli e altrettanto estesi distretti e contee che confinano con il cuore stesso della metropoli. Sarà quindi necessario cercare di dare maggiori coordinate possibile, per non rischiare di disorientarci e (speriamo proprio di no) perderci.</p>
<h3>1. Il cuore di Los Angeles</h3>
<p>Partiamo dalle scene girate nelle aree centrali e iniziamo da <strong>Fairfax</strong>, interna alla zona ovest di Los Angeles, confinante con  Hollywood, Merlose e Beverly Hills. Nasce come zona ebraica e si popola ulteriormente con la fine della seconda guerra mondiale, in conseguenza all&#8217;arrivo dei sopravvissuti all&#8217;Olocausto. Nonostante i successivi spostamenti dei più giovani &#8211; desiderosi di cambiamenti e di affermare la propria integrazione sociale &#8211; verso altre zone di LA, Fairfax conserva tutt&#8217;oggi un forte imprinting giudaico; ancor di più però si rivela una zona aperta e vitale, tanto da essere affiancata per originalità e <a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2011/12/johnnies-coffee1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2948" title="LE IENE" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2011/12/johnnies-coffee1.jpg" alt="LE IENE - johnie's coffee" width="300" /></a>ricercatezza a SoHo, Greenwich Village – entrambi di New York &#8211; e a Haight-Asbury e Upper Fillmore, della più vicina San Francisco. Qui troviamo il <strong>Johnie’s Coffee Shop</strong> (6101 Wilshire Boulevard), un locale in stile anni &#8217;50, attualmente chiuso al pubblico e usato solo come set per il cinema. Non è quindi un caso che vi siano state girate scene di più film, quali <em>Cose molto cattive</em>, <em>Follie di mezzanotte</em>, <em>Miracle Mile</em> (nella scena in cui il protagonista riceve la notizia dell&#8217;immininente apocalisse), <em>Il grande Lebowsky</em> (quando il Drugo discute con il suo amico Walter del dito mozzato, inviato all&#8217;altro Lebowsky), <em>American History X</em> e <em>Le iene</em>, appunto. In questo locale si svolge la scena in cui Mr. Orange incontra il suo superiore, il nero con il berretto del Che, giusto per intenderci, per aggiornarlo sull&#8217;avanzamento della sua missione.</p>
<p>Sempre in tema di locali, non possiamo poi non parlare del <strong>The Lodge</strong>: il night pub in cui Mr. Orange racconta ai Dogs (Joe, Eddie e Mr. White) la famosa “storia del cesso”. Quello che il film non dice però è la vera natura del bar, noto soprattutto per la sua clientela gay. Per chi volesse andarci &#8211; incuriosito dalla citazione o dai clienti &#8211; lo può trovare facilmente al 4923 Lankershim Boulevard, nel North Hollywood.</p>
<p>Il flashback della toilette è invece stato girato al lussuoso <strong>Park Plaza Hotel</strong> (607 South Park View Street) nel midtown di Los Angeles – sempre qui vennero girati moltissimi altri film, sebbene la parte scelta dell&#8217;hotel sia stata tutt&#8217;altra rispetto a quella di Tarantino! Fanno parte del gruppo: <em>Changeling</em> (Clint Eastwood), <em>New York, New York</em> (Martin Scorsese), <em>Hook</em> (Steven Spielberg) e il biopic su Chaplin (Richard Attenborough). Scegliete quindi liberamente se visitare la sala da ballo o la zona sanitari.</p>
<p>Spostandoci poi verso il centro, sempre sulle orme di Mr. Orange, troviamo il famoso muro graffittato davanti al quale il bravissimo <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tim_Roth" target="_blank">Tim Roth</a>, con indosso una tamarrissima canotta bianca, sta recitando al collega la sua storia da criminale. <a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2011/12/reservoirdogsbdcap8.jpg"><img class="size-large wp-image-2939 alignright" title="LE IENE" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2011/12/reservoirdogsbdcap8-1024x439.jpg" alt="LE IENE - Mr. Orange" width="300" /></a>Quel muro era in realtà parte di una costruzione ben più grande, il <strong>Belmont Tunnel</strong>, un&#8217;opera di inizio &#8217;900: la prima linea metropolitana della città, pensata per ridurre l&#8217;incredibile traffico già esistente nei primi anni &#8217;20. Al tempo del film quella zona altro non era che una semplice via di collegamento tra Beverly Boulevard, la 2nd Street e Toluca Street, poiché la stazione entrò in disuso già negli anni &#8217;50, sostituita da una linea più nuova. Oggi è stata completamente trasformata in un luogo residenziale, chiamato:  Belmont Station apartment complex.</p>
<h3>2. Eagle rock</h3>
<p><a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2011/12/reservoir_dogs_blu-ray1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2943" title="LE IENE" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2011/12/reservoir_dogs_blu-ray1.jpg" alt="LE IENE - Like a Virgin" width="300" /></a>Vi ricordate la caffetteria dove avviene quel memorabile dialogo sul senso della canzone <a href="http://www.youtube.com/watch?v=s__rX_WL100" target="_blank"><em>Like a virgin</em></a>? Si tratta del <strong>Pat &amp; Lorraine&#8217;s Coffee Shop</strong>, sito al 4720 Eagle Rock Blvd. &#8211; a Eagle Rock appunto &#8211; salendo in direzione nord est rispetto al downtown losangelino. Il locale è uno dei più quotati per chi volesse sperimentare la vera colazione americana o trasformarla in un gustoso brunch &#8211; l&#8217;orario di apertura è infatti dalle 6.30 a.m. alle 2.30 p.m. &#8211; ma sappiate che vi servirà avere moneta liquida e un po&#8217; di pazienza, non sono accettate né carte di credito né prenotazioni.</p>
<p>Eagle Rock &#8211; per sua ma anche nostra fortuna &#8211; non è famosa solo per questo bar e possiamo quindi andarci per fare un tour ben più ampio. Questa città, molto tranquilla rispetto alla caotica LA, è stata scelta come  ambientazione per diversi film tra cui &#8211; giusto per citarne alcuni &#8211; <em>Top Gun</em> e <em>Caccia a ottobre rosso</em>. Qui gli allora sconosciuti giovani studenti, nonché compagni di stanza, Ben Affleck e Matt Damon scrissero la loro prima e fortunata sceneggiatura <em>Will Hunting, genio ribelle</em>; ed è sempre qui che vissero o soggiornarono altre personalità importanti, come Marlon Brando, Terry Gilliam e &#8211; giusto per uscire dall&#8217;ambito cinematografico &#8211; niente meno che l&#8217;attuale presidente americano: Barack Obama.</p>
<h3>3. Burbank</h3>
<p>A ovest di Eagle Rock e a nord da Los Angeles &#8211; proprio sopra Griffith Park &#8211; troviamo invece <strong>Burbank</strong>, dove morì Walt<a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2011/12/DisStudios1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2952" title="BURBANK - DISNEY'S STUDIOS" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2011/12/DisStudios1.jpg" alt="BURBANK - DISNEY'S STUDIOS" width="280" height="210" /></a> Disney e nacque <a href="http://www.speropoli.it/2010/01/15/burtons-wonderland/">Tim Burton</a>.</p>
<p>Per un cinefilo non può mancare la tappa agli <strong>studios della Warner</strong> qui collocati, dove vennero girate la maggior parte delle scene di <em>Casablanca</em>, <em>Bonny e Clyde</em> ma anche <em>Mary Poppins</em> e tanti altri, anche perché &#8211; ovviamente &#8211; proprio ci sono anche gli studios della Disney! Insomma, in ciascuno di noi esiste un pezzo di Burbank.</p>
<p>Tornando alle nostre iene, è in questo distretto che troviamo il <strong>Karina&#8217;s</strong>, la gioielleria in cui sarebbe dovuto avvenire lo scambio di diamanti che avevano fatto gola a Joe e a suo figlio Eddie, tanto da decidere di mettere insieme un gruppo di killer tra loro sconosciuti. La rapina però degenera subito in un massacro per mano di Mr. Blonde e interrotta dall&#8217;arrivo improvviso dei poliziotti: ci troviamo al 2612 West Burbank Boulevard nella Wyoming Avenue.</p>
<h3>4. Hhighland park</h3>
<p><a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2011/12/reservoir-dogs-w1280.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-2945" title="LE IENE" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2011/12/reservoir-dogs-w1280-1024x576.jpg" alt="LE IENE - magazzino" width="300" /></a>Molta parte del film è girata nel distretto di Highland Park, tra Los Angeles centro e Eagle Rock. Nella lunghissima <strong>Figueroa Street</strong> (al 5860), che taglia Higliand Park, si trovano sia l&#8217;appartamento di Mr. Orange, che il deposito delle “iene” &#8211; ora trasformato in un parcheggio auto (dal lato sud della via, sulla 59a Avenue). Questa via &#8211; dedicata al generale, nonché governatore dell&#8217;Alta California, Josè Figueroa (1792–1835) – è una delle più chilometriche strade di Los Angeles: 48 miglia di asfalto bollente, attraverso Eagle Rock e Wilmington, dall&#8217;estremo sud di San Pedro (il distretto sul mare di LA, ovviamente. Ok che è lunga ma non poteva certo arrivare in Costa Rica!) fino a Pasadena. Ed è sempre qui – precisamente nel vicolo <strong>tra la Avenue 55 e la 56</strong> &#8211; che Mr. Brown viene ucciso da una pallottola in fronte, e che Mr Mr Orange viene ferito gravemente durante la sparatoria, al <strong>5518 Marmion Way</strong>, vicino la Avenue 56.</p>
<p>La parallela di Marmion Way è la già citata Figueroa Street, dove è ambientata la scena in cui Mr Pink si fa largo tra la <a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2011/12/reservoirdogsbdcap3.jpg"><img class="alignright size-large wp-image-2946" title="LE IENE" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2011/12/reservoirdogsbdcap3-1024x439.jpg" alt="LE IENE - Mr. Pink" width="300" /></a>folla a suon di spintoni e pallottole, inseguito dagli sbirri, finendo poi per essere investito da una macchina all&#8217;incrocio tra<strong> York Boulevard e Avenue 50.</strong><br />
Se questa è una delle vostre scene preferite, allora vi suggerisco di riviverla, frame per frame, apprezzandone inquadrature e movimenti di macchina, con gli occhi trasognati mentre sorseggiate un bollente litro di caffè nella vetrina del Cafè de Leche, che fa proprio angolo tra le due vie. Se poi l&#8217;immaginazione non fosse sufficiente, allora potete connettervi gratuitamente a internet &#8211; sempre mentre sorseggiate l&#8217;infinito caffè bollente &#8211; ritrovare la clip su youtube e guardarla più volte fino a quando non avrete svuotato l&#8217;enorme tazza!</p>
<p>Ora però dobbiamo affrettarci a concludere, questa volta tra rapine e sparatorie l&#8217;abbiamo combinata grossa. Gli sbirri stanno arrivando.<br />
<em>“Merda, siamo tutti nella merda&#8230; Non siamo nella merda?”<br />
“Ti sembra una festa questa?”<br />
“Merda, porca puttana, ce l&#8217;hanno messo in culo&#8230; ce l&#8217;hanno messo in culo alla grande.”</em><br />
Bang!<br />
Nero.<br />
Titoli di coda.</p>
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		<title>Perduto amor: la Milano di Franco Battiato</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 09:05:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima opera di Franco Battiato d'ispirazione autobiografica. Il film segue la vita di Ettore, dalla sua infanzia a Catania fino alla sua maturazione a Milano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong>Titolo originale:</strong> Perduto amor; <strong>Regia:</strong> Franco Battiato; <strong>Sceneggiatura:</strong> Manlio Sgalambro, Franco Battiato; <strong>Attori:</strong> Corrado Fortuna, Donatella Finocchiaro, Anna Maria Gherardi, Lucia Sardo, Gabriele Ferzetti; <strong>Durata:</strong> 100 min.; <strong>Produzione:</strong> Italia, 2003; <strong>Luoghi:</strong> Milano, Catania; <strong>Sinossi: </strong>Il film segue la vita di Ettore, dalla sua infanzia in una luminosa e tranquilla Catania fino al suo approdo nella grande metropoli milanese, in pieno fermento anni &#8217;60-&#8217;70, dove riuscirà a trovare la sua strada e diventare uno scrittore.</p></blockquote>
&#9733;&#9733;&#9733;&#9734;&#9734;&nbsp;
<p><strong><em>Perduto amor</em></strong> è la prima incursione nel cinema da parte di <a href="http://www.battiato.it/" target="_blank"><strong>Franco Battiato</strong></a>, grazie al quale vinse un Nastro d&#8217;Argento proprio come regista esordiente: un&#8217;opera d&#8217;ispirazione evidentemente autobiografica. Protagonista è infatti Ettore, dalla sua infanzia e adolescenza a Catania fino alla sua maturazione a Milano.</p>
<h3>Catania, addio</h3>
<p><a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/02/vlcsnap413540.png.jpg"><img class="size-full wp-image-3057 alignright" title="perduto amor" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/02/vlcsnap413540.png.jpg" alt="perduto amor" width="400" /></a>Inutile negare la centralità della prima parte rispetto al resto del film. Battiato tradisce subito tutto il suo amore per la terra d&#8217;origine ed <strong>è qui che dà vera prova di regista</strong>, forse aiutato dalla bellezza dei paesaggi e da una maggior facilità e libertà narrativa, ma bisogna ammettere che non si può non rimanere colpiti sin dalle prime immagini.</p>
<p>Si sente che è qui che nasce il cuore di Battiato, più che il suo lato intellettuale, e questo gli permette di concedersi al sentimento e alla forza dei personaggi, dei suoni e dei colori che lo hanno segnato, raccontando gli anni fondativi del protagonista: fatti sì della scoperta della musica (Ettore infatti va a lezione di pianoforte presso una famiglia altolocata del paese), ma anche della forte presenza di figure maschili e femminili, in particolare della madre e della nonna, con le quali vive. Ed è toccante vedere quanto il ritratto di queste donne sia lontano da qualunque facile stereotipo sul meridione: si tratta infatti di donne forti e autonome, ma anche profondamente capaci di grandi sentimenti e di sacrifici. Gli uomini invece – a eccezione del padre, libertino e svogliato – vengono rappresentati come i custodi del “sapere”, coloro che conservano e tramandano la cultura.</p>
<p>E nel mezzo, emerge una <strong>Catania</strong> commovente, dai colori caldi, fatta di immagini che sanno di ricordi dal sapore lontano: come le giornate al mare sotto gli occhi vigili delle madri, una romantica gita di notte in barca con mamma e papà, le serate in piazza con gli amici, il primo amore e, infine, l&#8217;incontro con il secondo: la cultura. E sarà proprio quest&#8217;ultima a portarlo lontano dalla Sicilia, in cerca di se stesso e di un sogno da realizzare.</p>
<h3>Milano e la musica</h3>
<p>Ed eccolo allora arrivare a <strong>Milano</strong>, sul finire degli anni &#8217;60, mentre scende le scale della stazione di Lambrate in cerca del tram 23 &#8211; che porta in P.za Fontana -, come già in molti avevano fatto prima e faranno dopo di lui. Sperduto ma non perso. Inizia infatti qui a confrontarsi con il mondo: quello del lavoro, della meditazione e della musica, e a trovare la sua strada.</p>
<p>Milano si presenta sin da subito come opposta alla Sicilia: mentre a Catania regnava la socialità e il calore umano, Milano è il luogo in cui Ettore inizierà a scoprire la solitudine, da cui prenderà forma il suo io e la sua vena artistica.<strong> </strong>Ma Milano è anche il centro della <strong>vita culturale</strong> di quegli anni.</p>
<p><a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/02/vlcsnap415528.png.jpg"><img class="size-full wp-image-3058 alignleft" title="perduto amor" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/02/vlcsnap415528.png.jpg" alt="perduto amor" width="400" /></a>Ettore tenta subito di entrare nel mondo della musica: prima suonando al<strong> club 64</strong> &#8211; locale di musica e cabaret, aperto dal giornalista Pinin Mantegazza, che accolse tutti i grandi nomi della comicità milanese degli anni &#8217;60-&#8217;70, come Cochi e Renato, Jannacci, e così via, che si caratterizzava per un tono più politico e impegnato rispetto agli altri locali del genere -, poi come accompagnamento a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Herbert_Pagani" target="_blank">Herbert Pagani</a> – cantautore oggi (purtroppo) dimenticato – e infine come membro di una band rock-melodica.<br />
<strong></strong></p>
<p>Eppure la <strong>musica</strong> non viene raccontata come il luogo puro e libero che si potrebbe pensare: i giovani cantautori e contestatori venivano già tenuti ai margini del mercato, per dare spazio a canzonette leggere. E qui Battiato non resiste alla tentazione di parlarci della sua esperienza biografica, sdrammatizzando però il tutto, a suo modo. Nel film infatti, nella scena della casa discografica, viene citato l&#8217;autore della canzone “Tremarella” (una famosa canzone estiva interpretata da Edoardo Vianello) come esempio di melodia che fa presa sulla gente. L&#8217;autore di quella canzone si chiama Gregorio Alicata, compaesano del regista/musicista; fu proprio lui a invitarlo a venire a Milano e insieme tentarono il duo “Gli ambulanti”, che però non riuscì mai ad arrivare a un contratto (nonostante fosse stato notato e apprezzato da Gaber), con conseguente separazione delle loro strade.</p>
<p><strong>E, per fortuna, esiste la strada!</strong> È infatti nelle vie affollate che i cantanti emergenti trovano sfogo e apprezzamento tra la gente – nonostante, diciamolo, il ruolo di poeta-menestrello sia ben più triste e difficile di quello di idolo delle masse. Ed è sempre nelle strade che i musicisti creano una sorta di “mercato”, in cui si incontra chi cerca e offre un posto in una band. Nel film si accenna soltanto a questa dinamica, in voga nella Milano di quegli anni tuttavia, se qualcuno volesse approfondire questo aspetto, suggerisco il romanzo scritto da un membro della PFM, Mauro Pagani, dal titolo <em><a href="http://www.amazon.it/Foto-gruppo-chitarrista-24-7/dp/8817023175/" target="_blank">Foto di gruppo con chitarrista</a></em>, anch&#8217;esso fortemente autobiografico e fonte storica per capire il fermento culturale della Milano di quegli anni.</p>
<p>Contrariamente a quello che è stato il percorso artistico di Battiato, Ettore scopre di non essere fatto per il mondo della musica, troppo narcisistico per lui, ma al contrario di avere un talento  e una vocazione per la letteratura, più intima e riservata..</p>
<h3>Ritorno al Perduto amor</h3>
<p>Il film ha un <strong>andamento altalenante</strong>, non completamente riuscito. Battiato mostra infatti un&#8217;enorme sensibilità artistica, nel senso più ampio del termine, e una profonda cultura, non mancano infatti alte citazioni, che gli permette di spaziare agevolmente da una forma d&#8217;arte all&#8217;altra con successo e intensità espressiva. Eppure il film manca di equilibrio.<br />
<a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/02/perdutoamor699mb28lz.jpg"><img class="size-full wp-image-3059 alignright" title="perduto amor" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/02/perdutoamor699mb28lz.jpg" alt="sicilia, perduto amor" width="400" /></a></p>
<p><strong>La parte in Sicilia infatti spicca in assoluto rispetto alla parte milanese</strong>, più frammentaria e sfilacciata, dove i tanti stimoli faticano a trovare senso nella storia del protagonista e a far comprendere il suo percorso. Al contrario, il periodo dell&#8217;infanzia e dell&#8217;adolescenza ha una forza maggiore, che riesce a superare l&#8217;apparente mancanza di narrazione lineare, lasciando addosso un senso di nostalgia inaspettato che prosegue fino alla fine e che probabilmente è anche parte del regista stesso.</p>
<p>Forse non è un caso che il film si concluda con una forte contrapposizione tra il presente del giovane protagonista e il futuro che gli verrà profetizzato: se da una parte infatti Ettore afferma la sua volontà di proseguire la sua vita a Milano come scrittore, dall&#8217;altra risuonano forti le parole del suo professore di filosofia che, dalla strada, chiude la storia, aprendone un&#8217;altra:<br />
<em></em></p>
<p><em>“E quindi è diventato scrittore. Bravo. Ogni tanto tornerà per le vacanze, magari per vedere i suoi, ci criticherà ferocemente perché lui vive nella civiltà. Ma una cosa non sa, che questa terra come la Ionia di Eraclito e Anassagora è magica, e richiama sempre coloro che gli appartengono, come se esercitasse un diritto. E’ il diritto dell’appartenenza. E anche per lui un giorno, inevitabile il ritorno. Sarà il clima, la luce, l’aria…” </em></p>
<p class="alert">Sul sito ufficiale del turismo, nella sezione <a href="http://www.turismo.milano.it/visitMI/MilanoMusica" target="_blank"><strong>Milano musica</strong></a>, tanti spunti ed eventi per scoprire il lato più vivace della città.</p>
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		<title>Umbria, dove il cinema c’è ma non si vede</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 15:04:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
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		<category><![CDATA[.itinerari di cinema]]></category>
		<category><![CDATA[cinema italiano]]></category>
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		<category><![CDATA[Umbria]]></category>

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		<description><![CDATA[Un viaggio da nord a sud, tra verdi colline, borghi medioevali e set cinematografici nella silenziosa e discreta Umbria.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/02/larmata-brancaleone.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3024" title="l'armata brancaleone" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/02/larmata-brancaleone.jpg" alt="l'armata brancaleone" width="384" height="235" /></a>Probabilmente la maggior parte di noi quando pensa all&#8217;Umbria, dice subito dopo &#8220;jazz&#8221;. Perchè sebbene abbia storia e bellezze paesaggistiche e culturali pari alla Toscana e al Lazio, l&#8217;Umbria non è mai riuscita a raggiungere la loro fama se non per questo evento musicale che ha ormai raggiunto risonanza internazionale. Eppure, proprio per le ragioni sopra dette, l&#8217;Umbria è stata anche (ed è tutt&#8217;ora) una<strong> location gettonata</strong> di molte pellicole nostrane e non.</p>
<p>Ebbene sì, qui siamo nell&#8217;ambito della magia pura, <strong>dove il cinema c&#8217;è ma non si vede</strong>: pochi probabilmente sanno che qui sono state girate scene de <em>L&#8217;armata brancaleone, La caduta degli dei, Uccellacci, uccellini, I cavalieri che fecero l&#8217;impresa, La vita è bella</em> e tanti altri ancora.<em><br />
</em></p>
<p>Vorremmo quindi proporvi un <strong>itinerario</strong> per riscoprire pellicole, più o meno note, e altrettanti posti inaspettati di questa piccola e discreta regione italiana e inizare questo viaggio da nord per scendere a sud, passando tra verdi colline e borghi medioevali.</p>
<h4>Gubbio, tra Salvatores e Don Matteo</h4>
<p>Disteso sui fianchi del Monte Igino e attraversato dal torrente Camignano, troviamo <strong>Gubbio</strong>. Qualcuno forse lo conoscerà per il suo famoso albero di Natale: il più grande del Mondo &#8211; un allestimento illuminotecnico enorme, posizionato alle spalle del paese, con 450 fari policromi, 8,5 km di cavi elettrici, lungo circa 650 metri e largo ben 350 metri. Ma Gubbio è anche un antichissimo borgo del centro Italia, fatto di piccole strade altalenanti e case di pietra dal colore tenue. Le prime tracce di vita risalgono addirittura al paleolitico, ma a emergere con prepotenza sono le bellissime architettura romane ancora visibili &#8211; come il Teatro romano (del I d.C.) e il Mausoleo – e quelle di epoca rinascimentale, quando Gubbio era un libero comune che proliferò enormemente mentre la Chiesa imperava e i guelfi e i ghibellini litigavano da mattina a sera.<a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/02/turne-gubbio.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3025" title="turné salvatores" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/02/turne-gubbio.jpg" alt="turné salvatores - gubbio" width="400" height="225" /></a> Proprio per questa moltitudine di elementi architettonici di periodi diversi immersi nel verde, questa piccola realtà umbra è stata notata anche dal cinema. Qui per esempio sono state girate scene del quarto lungometraggio di <strong>Salvatores</strong>, nella sua epoca d&#8217;oro quando riusciva a combinare come pochi comicità e malinconia, subito dopo <em>Marrakech Express</em> e prima di <em>Mediterraneo</em>. Sto parlando di <strong><em>Turnè</em></strong> (1990), con un bravissimo Fabrizio Bentivoglio e ovviamente Diego Abatantuono nei panni di due amici, entrambi attori ed entrambi innamorati della stessa donna, in viaggio per cercare di ridare senso alle loro vite. Per coloro che non fossero appassionati del cinema del primo Salvatores, possiamo proporre un altro cult contemporaneo, anche se più televisivo che cinematografico: <strong>Don Matteo</strong>&#8230; Lo so che non è molto, ma ogni tanto bisogna pure accontentarsi!</p>
<h4>Perugia: un bagno di cinema e cioccolato</h4>
<p>Dopo aver attraversato dolci montagne, arriviamo nel capoluogo umbro: <strong>Perugia</strong>, la più ricca e organizzata città per i turisti. Qui ci si può davvero sbizzarrire scegliendo vari percorsi da seguire: sentieri, castelli e pievi del perugino; camminare per le vie in cerca della mura e delle porte etrusche o seguendo le zone dalle vedute più belle e <a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/02/carlo-verdone-perugia-ma-che-colpa....jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3026" title="ma che colpa abbiamo noi - carlo verdone " src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/02/carlo-verdone-perugia-ma-che-colpa....jpg" alt="ma che colpa abbiamo noi - carlo verdone" width="400" height="225" /></a>scenografiche; girare per i parchi e i giardini o più drasticamente fare trekking ed escursioni nelle zone verdi che la circondano. Insomma, Perugia è una città alla quale dedicare tempo e attenzione per poterla apprezzare appieno, pochi film però l&#8217;hanno eletta a location ufficiale. Tra questi troviamo <em><strong>Ma che colpa abbiamo noi </strong></em>(2002), di Carlo Verdone con al fianco Margherita Buy, che segna il suo ritorno a storie corali nello stile di <em>Compagni di scuola,</em> e <strong><em>Ma quando arrivano le ragazze</em></strong>, diretto da Pupi Avati nel 2003. Quest&#8217;ultimo in particolare vede Perugia e il jazz come il motore che darà avvio alla storia: sarà qui che i due protagonsti si incontreranno da giovanissimi dando inizio a un lungo rapporto di amicizia che li unirà e dividerà per tutto il film. Se poi amate più il cinema romantico, allora avrete sicuramente visto i due film creati in partnership con la Perugina, <em><strong>Lezioni di cioccolato</strong></em>, ovviamente entrambi ambientati per buona parte a Perugia.</p>
<h4>Assisi e i film su San Francesco</h4>
<p>Che si sia religiosi o meno, la storia di San Francesco è ormai parte della nostra cultura comune e questo grazie soprattutto ai tanti film che lo hanno celebrato, non necessariamente con intento agiografico. Purtroppo la sua Assisi non esiste più, ma questa è un&#8217;altra storia, una brutta storia italiana, di cui non parleremo, tuttavia in casi come questi, una piccola consolazione arriva proprio dal cinema, che con le sue pellicole può restituirci il ricordo di posti scomparsi o che hanno ormai perso la loro originaria bellezza. <a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/02/curtiz-assisi_opt.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3027" style="border-style: initial; border-color: initial;" title="curtiz ad assisi" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/02/curtiz-assisi_opt.jpg" alt="curtiz ad assisi" width="452" height="335" /></a>A lasciarsi tentare dalla storia dell&#8217;umile quanto coraggioso frate umbro sono stati nomi anche importanti della cinematografia nazionale, tra cui <strong>Liliana Cavani</strong> (per ben due volte!), <strong>Roberto Rossellini</strong> di cui vorrei riportarvi le parole usate per spiegare le ragioni di questo suo film: <em>&#8220;riproporre oggi certi aspetti del francescanesimo primitivo mi pare che sia la cosa che meglio risponda alle aspirazioni profonde e ai bisogni dell&#8217;umanità che, per aver dimenticato la lezione del poverello, schiava dell&#8217;ambizione di ricchezza, ha perduto la sua gioia di vivere&#8221;</em> (<em>Francesco, giullare di Dio</em>, 1950), <strong>Franco Zeffirelli</strong> (è suo il famosissimo <em>Fratello sole, sorella Luna</em> del 1972) e <strong>Michael Curtiz </strong>(quello di <em>Casablanca</em>, per intenderci), concedendo più o meno generosamente spazio alla città di Assisi.</p>
<p>A questo filone &#8220;francescano&#8221; si aggiungono almeno altri quattro titoli che hanno scelto Assisi come location in cui ambientare varie scene del loro film, mi riferisco a: <em><strong>Peppino e Violetta</strong></em>, film degli anni &#8217;50, ambientato nell&#8217;immediato dopoguerra &#8211; un&#8217;opera che, nonostante non abbia lasciato particolari segni nella storia del cinema, si è trasformata inaspettatamente in un importante documento storico su questa città e i suoi abitanti, che in gran numero avevano partecipato alle riprese dell&#8217;opera; ma anche a <strong><em>Visiting Italy</em></strong>, diretto da James Fitzpatrick nel 1951; a <em><strong>Sjunde Himlen</strong></em> di Hasse Ekman (1956) e, last but not least, <strong><em>Uccellacci e Uccellini</em></strong> di Pier Paolo Pasolini con un indimenticabile Totò (1966), in un film anch&#8217;esso ispirato alla figura di San Francesco.</p>
<h4>Todi: il secondo amore di Pupi Avati</h4>
<p>Come per le precedenti città, anche <strong>Todi</strong> mischia in modo incantevole architettura romana, medioevale e paesaggi naturali, eppure ogni angolo merita di essere visto, se non ammirato. Non è un caso allora che qui siano stati realizzati <a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/02/arcano_incantatore-todi-pupi-avati.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3028" title="l'arcano incantatore - pupi avati" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/02/arcano_incantatore-todi-pupi-avati.jpg" alt="l'arcano incantatore - pupi avati" width="423" height="221" /></a>il maggior numero di film per questa regione. Sono arrivata a contarne almeno dieci, di cui ben tre del solo <strong>Pupi Avati</strong>! Si tratta, in ordine, di <em><strong>Magnificat</strong></em> (1993), <em><strong>L&#8217;arcano incantatore</strong></em> (1996) e <em><strong>La via degli angeli</strong></em> (1999): un&#8217;evidente dichiarazione d&#8217;amore nei confronti di questo piccolo borgo, tanto che alla fine ci ha pure comprato casa. Quale miglior modo per parlare di Todi allora se non attraverso le sue parole:</p>
<p><em>&#8220;Nel 1989 ho comperato una torre mozza del 1100 che nessuno voleva, aveva un neo più che attraente per me: è vicina a un cimiterino. Uno campestre, sereno e senza paure. A Cecanibbi, poche case ai piedi di Todi, faccio lunghe passeggiate e incrocio facce di chi non ha mai pensato di villeggiare ad Antigua. Di sera mi godo il vero buio, di campagna.&#8221;</em></p>
<p>Un altro regista, forse ancora più famoso e amato, è <strong>Dino Risi</strong> che qui ha girato scene della nota commedia <em><strong>Straziami ma di baci saziami</strong></em> (1968), con Ugo Tognazzi e Nino Manfredi (quest&#8217;ultimo ritornerà a Todi per girare scene di un suo apprezzabile film da regista: <em>Per grazia ricevuta</em>), entrambi in splendida forma, in cui viene raccontata la tormentata storia d&#8217;amore tra un barbiere romano e una giovane marchigiana: due personaggi semplici e ingenui dal forte accento meridionale!</p>
<h4>Spoleto e Carlo Verdone</h4>
<p><strong>Spoleto</strong> è una delle cittadine più importanti della regione Umbria. La sua fama è dovuta principalmente al suo festival internazionale di musica, il <a href="http://www.festivaldispoleto.com/" target="_blank">Festival dei Due Mondi</a>, che si tiene nella Piazza del Duomo, quest&#8217;ultimo costruito nel 1067, da cui si può apprezzare una vista suggestiva sulle distese verdi del paesaggio circostante. Spoleto sorge infatti su una splendida collina, nella provincia di Perugia. Il suo centro è a dir poco splendido: ricco di presenze gotiche e medievali,  elementi di arte romanica. Già da lontano, ancora non arrivati in città, si può riconoscere il suggestivo Ponte delle Torri, un acquedotto del XIII secolo (vedi foto, è qui che passeggia il protagonista del film di <a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/02/spoleto_-_ponte__delle_torri.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3031" title="spoleto - ponte delle torri" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/02/spoleto_-_ponte__delle_torri.jpg" alt="spoleto - ponte delle torri" width="480" height="295" /></a>cui vi parleremo, nella scena finale), e la maestosa Rocca Albornoziana, con la sua torre della Spiritata e la Camera Pinta, affrescata con dipinti quattrocenteschi: tappa obbligata per qualunque turista. Oltre alle splendide opere architettoniche di epoca medioevale, troviamo i già citati resti romani, che donano alla città una fascino magico e antico, tra cui: l&#8217;arco di Druso &#8211; che introduceva al foro, l&#8217;attuale piazza del Mercato -, il teatro (del II-I secolo a.C), l&#8217;elegante casa romana (attribuita a Vaspasia Polla) con pavimenti e mosaici ancora intatti e il Ponte sanguinario, dalle volte alte 9 metri su cui passava la Flaminia. È tra queste vie fatte di sampietrini, strette tra case di pietra e abbellite da archi, dai percorsi che improvvisamente diventano ripidi, che è stato ambientato <em><strong>Io e mia sorella</strong></em> di <strong>Carlo Verdone</strong> nel 1987, con una giovane Ornella Muti e Elena Sofia Ricci (e di entrambe, va detto, non sentiamo la mancanza sui set). Si tratta di una commedia con protagonista un quieto ragazzo la cui vita verrà sconvolta dalla morte della madre e dal ritorno della sorella, una girovaga combina guai, che dovrà suo malgrado aiutare, finendo in un uragano di disavventure.</p>
<h4>Terni: il borgo dei grandi registi</h4>
<p><a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/02/la-vita-è-bella.jpg"><img class="alignleft size-large wp-image-3032" title="la vita è bella - terni" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/02/la-vita-è-bella-1024x651.jpg" alt="la vita è bella - terni" width="430" height="274" /></a>Ultimo borgo medioevale di questo nostro viaggio: <strong>Terni</strong>, detta anche città degli innamorati perché qui fu vescovo San Valentino. Abbondano le pellicole che hanno scelto questo piccolo paese umbro come location per alcune delle loro scene e anche in questo caso, come per Todi, non mancano i grossi nomi: <strong>Luigi Comencini</strong> (<em>La ragazza di Bube</em>, 1963), <strong>Luchino Visconti</strong> (<em>La caduta degli dei</em>, 1969), <strong>Vittorio De Sica</strong> e <strong>Mario Monicelli</strong> (<em>Le coppie</em>, 1970), <strong>Dario Argento</strong> (<em>Inferno</em>, 1980), <strong>Federico Fellini</strong> (<em>Intervista</em>, 1987) e molti altri ancora. Il vero apice di fama cinematografica per questa città è però legato al giullare toscano, <strong>Roberto Benigni</strong>. Infatti, alla fine degli anni &#8217;90, decise di girare proprio nei dintorni della città di Terni, e più precisamente presso la vecchia zona industriale dismessa di Papigno, il suo premiatissimo film: <em><strong>La Vita è bella</strong></em>. In quei capannoni abbandonati della vecchia fabbrica della calciocianamide sono state girate le toccanti scene del campo di concentramento nazista, e in seguito anche il film <em><strong>Pinocchio</strong></em> fu completamente girato nei cosiddetti studi di Papigno.</p>
<p class="alert"><strong>Come muoversi.</strong> L&#8217;itinerario tra le location umbre è un viaggio on the road, la soluzione migliore è l&#8217;auto o la moto, per chi ama le due ruote.<br />
<strong>Dove dormire.</strong> L&#8217;<a href="http://www.cortedellupo.com/" target="_blank">agriturismo in Umbria</a> è la soluzione più economica e piacevole per vivere fino in fondo questa meravigliosa regione. Cucina tipica, ambienti calorosi e ameni, immersi nella natura e a due passi dai luoghi di interesse. C&#8217;è n&#8217;è davvero per tutti i gusti, dai più raffinati con piscina, ai più semplici.</p>
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		<title>La Milano neorealista di Luchino Visconti</title>
		<link>http://www.speropoli.it/2012/01/16/milano-neorealista-luchino-visconti/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 17:59:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara</dc:creator>
				<category><![CDATA[.luoghi d'autore]]></category>
		<category><![CDATA[cineturismo]]></category>
		<category><![CDATA[Luchino Visconti]]></category>
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		<category><![CDATA[neorealismo italiano]]></category>

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		<description><![CDATA[Un capolavoro di Luchino Visconti, che racconta la drammatica disgregazione della famiglia Parondi, giunta a Milano in cerca di lavoro e fortuna. Stiamo parlando di Rocco e i suoi fratelli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><strong>Titolo originale:</strong> Rocco e i suoi fratelli; <strong>Regia:</strong> Luchino Visconti; <strong>Sceneggiatura:</strong> Suso Cecchi D&#8217;Amico, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, Enrico Medioli, Luchino Visconti; <strong>Soggetto:</strong> Suso Cecchi D&#8217;Amico, Vasco Pratolini, Luchino Visconti, Giovanni Testori (autore del romanzo Il ponte della Ghisolfa); <strong>Attori:</strong> Alain Delon, Simone Parondi, Annie Girardot, Katina Paxinou; <strong>Durata:</strong> 170 min.; <strong>Genere: </strong>drammatico; <strong>Produzione:</strong> Italia, Francia1960 (Titanus, Les Films Marceau); <strong>Luoghi:</strong> Milano, Roma; <strong>Sinossi:</strong> Il difficile tentativo dei fratelli Parondi di tentare fortuna a Milano, abbandonando l&#8217;amore per la loro terra natale e scontrandosi con episodi di miseria e violenza che cambieranno definitivamente le loro vite.</p></blockquote>
&#9733;&#9733;&#9733;&#9733;&#9733;&nbsp;
<p><strong>Iniziava per tutti allo stesso modo, nello stesso luogo: </strong>scendendo da un treno affollato, dopo un viaggio durato ore o giorni interminabili fino all&#8217;arrivo alla stazione centrale di Milano, con gli occhi sbarrati dallo stupore, dalla paura, ma anche malinconici e pieni di speranza.</p>
<p><a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/01/tram-1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2989" title="Rocco e i suoi fratelli" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/01/tram-1.jpg" alt="Rocco e i suoi fratelli" width="426" height="224" /></a>Questa scena è stata vissuta per anni da moltissimi meridionali che venivano al nord per lavorare, in particolare tra gli anni &#8217;50 e &#8217;60; a loro, si aggiunge la <strong>famiglia Parondi</strong>, composta da una madre anziana e forte e i suoi cinque figli: Vincenzo, Simone, Rocco, Ciro e il piccolo Luca. Nel loro caso però, il confronto con Milano sarà devastante, creando rotture e conseguenze irreparabili.</p>
<p>A dar vita a questi personaggi è <strong>Luchino Visconti </strong>(ispirandosi ai racconti di Giovanni Testori: <a href="http://www.ibs.it/code/9788804514473/testori-giovanni/ponte-della-ghisolfa.html" target="_blank">Il ponte della Ghisolfa</a>), con <strong>Rocco e i suoi fratelli</strong>, film che si colloca senza dubbio nel movimento neorealista italiano e ne è prova il lungo lavoro di ricerca e scrittura che ha preceduto le riprese, testimoniato dalle sue stesse parole:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;Ho fatto un sopralluogo a Milano per attingere dalla carne viva della città alcuni elementi e identificare gli ambienti, i luoghi in cui avrebbero vissuto i miei personaggi (la periferia dai grandi casoni grigi, Roserio, la Ghisolfa, Porta Ticinese, ecc.): e, sulla base di questi elementi ho scritto insieme con Suso Cecchi D&#8217;Amico, Festa Campanile, Franciosa e Medioli una prima sceneggiatura. Poi un nuovo sopralluogo a Milano: e questo secondo viaggio è servito per mettere meglio a punto sia i personaggi che le situazioni. (&#8230;) E in base a questa realtà nuova abbiamo notevolmente modificato il testo della prima stesura.&#8221;<br />
</em></p></blockquote>
<p>Il nobile regista aveva evidentemente studiato Milano nei suoi aspetti più conflittuali e drammatici, sfruttando la sua architettura in funzione emintemente teatrale (si pensi soltanto alla bellissima <a href="http://www.speropoli.it/2011/07/01/milano-il-duomo-e-la-madonnina-come-il-cinema-racconta-la-citta/">scena girata sopra il Duomo</a>) e l&#8217;aveva scelta proprio perché interessato al problema dell&#8217;inurbamento che qui stava raggiungendo il suo apice.</p>
<h3>La periferia di Milano</h3>
<p>La scelta di fotografare socialmente e storicamente il mondo degli emigrati al nord ha inevitabilmente portato a un<strong> ritratto della periferia di Milano</strong>: i baretti con i juke-box, gli alberi e gli spazi verdi incolti, le case popolari, gli scheletri dei cantieri affollati da centinaia di dialetti diversi e infine quelle lunghe strade notturne, piene solo di nebbia e silenzio.</p>
<p>Anche <strong>il centr</strong>o partecipa alla drammatizzazione delle vicende di <em>Rocco e i suoi fratelli</em>: dalle linee geometriche della stazione di Milano, alle guglie del Duomo, dal continuo incrociarsi di persone per strada, ai rigidi binari dei tram.</p>
<p><strong>Il quartiere Fabio Filzi.</strong> La numerosa famiglia inizia a vivere in uno scantinato preso in affitto nel quartiere Fabio Filzi (progetto da Franco Albini durante il ventennio fascista come quartie<a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/01/ingresso-con-carro.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2990" title="Rocco e i suoi fratelli" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/01/ingresso-con-carro.jpg" alt="Rocco e i suoi fratelli - quartiere fabio filzi" width="467" height="263" /></a>re di case popolari), per essere precisi in via Dalmazio Birago 2. Lo riconosciamo subito per la grande e inquietante rete/cancello che lo delimita e in cui i Parondi vi arrivano con un carretto, carico dei loro averi. I primi mesi meneghini li passeranno qui, in questo piccolo bilocale in cui dormono tutti insieme, pronti ad alzarsi all&#8217;alba per andare in cerca di un lavoro, guadagnando così qualche lira per arrivare al giorno dopo. Questo complesso residenziale è tutt&#8217;ora esistente e rimasto pressapoco identico: solo il cancello d&#8217;ingresso si è fatto più moderno, ma gli edifici sono congelati agli anni &#8217;40, solo più vecchi e stanchi.</p>
<p><strong>La boxe e i suoi luoghi.</strong> È in queste costruzioni affollate e fatiscenti che i fratelli lucani fanno la conoscenza di Nadia, una ragazza intraprendente e &#8220;libertina&#8221; che affascinera il bel Simone, il più scanzonato del gruppo e meno interessato al lavoro. Sarà lei a suggerirgli di intraprendere la boxe, un consiglio che seguiranno sia Simone che Rocco. La palestra in cui si allenano era al tempo la sede dell&#8217;Unione Sportiva Lombarda  ed è tutt&#8217;oggi esistente, anche se ovviamente trasformata: si tra<a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/01/Rocco_Palestra_Bellezza.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2991" title="Rocco e i suoi fratelli" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/01/Rocco_Palestra_Bellezza.jpg" alt="Rocco e i suoi fratelli - palestra &quot;arci bellezza&quot;" width="345" height="264" /></a>tta del <strong>circolo Arcibellezza</strong>.</p>
<p>Ed è sempre nell&#8217;ambito del pugilato che possiamo trovare anche un altro edificio del centro, che all&#8217;epoca del film (1960) era un cinema che veniva usato anche per ospitare degli eventi sportivi. Il nome probabilmente vi dirà poco (<strong>Cinema Principe Teatro,</strong> in viale Bligny 52) perché negli anni &#8217;90 ha completato smesso di essere usato come sala di proiezione per diventare sede di una banca. È triste, lo so.</p>
<p>Lo sport assume un ruolo fondamentale nella vita dei protagonisti, non solo perché ben esprime i sogni dei giovani meridionali di periferia che, privi di una istruzione elevata, hanno il sogno di uscire il prima possibile dalla miseria in qualunqu modo, ma anche perché porta alla luce il conflitto che a breve esploderà tra di loro e le enormi divergenze caratteriali tra i due fratelli: Simone, il belloccio dal fisico robusto e dalla parlantina svelta, egoista e senza spirito di sacrificio; all&#8217;altro angolo del ring, Rocco, dal fisico agile quanto fragile nello spirito, rispettoso e pronto a dare tutto se stesso per aiutare gli altri. Il primo, dopo un&#8217;iniziale exploit nel mondo della boxe, incontrerà presto un rovinoso declino, mentre il pacifico Rocco sarà costretto a firmare un contratto decennale con la palestra per pagare i debiti del maggiore ed evitare uno scandalo in famiglia.</p>
<p><strong>Portello e l&#8217;Alfa Romeo.</strong> Eppure il lavoro &#8220;vero&#8221; lo si fa di giorno, a spalare neve per le strade o rischiando la vita nei numerosi cantieri che circondavano l&#8217;intera città; oppure trovando posto in piccole attività commerciali, come la lavanderia in cui Rocco tenterà di inserirsi, ma dalla quale dovrà andarsene a causa dei guai combinati da Simone, o le aziende in cui lavorare come operai. Tra queste ultime, troviamo nel film l&#8217;<strong>Alfa Romeo</strong>: qui lavora Ciro, il penultimo dei fratelli nonché l&#8217;unico<a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/01/ciro.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2992" title="Rocco e i suoi fratelli" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/01/ciro.jpg" alt="Rocco e i suoi fratelli - alfa romeo" width="500" height="281" /></a> ad avere capito l&#8217;importanza dello studio e che riesce a inserirsi nel nuovo tessuto sociale milanese, imparandone le regole e rinunanciando alle sue abitudini. È infatti disposto a condannare Simone per tutti gli errori fatti e a denunciarlo per l&#8217;omicidio di Nadia, nonostante tutti gli altri membri della famiglia cerchino di coprirlo e proteggerlo. E&#8217; proprio Ciro a chiudere il film (in <strong>via Gattamelata</strong>, sulla strada per lo stabilimento automobilistico), con il suo commovente discorso al fratello minore, Luca, sul quale ripone la nostalgica speranza di un futuro migliore.</p>
<p>In quel periodo (e ancora per pochi anni) l&#8217;Alfa Romeo aveva una sede proprio in<strong> zona Portello </strong>(non lontano dalla fermata metro QT8 e dalla Ghisolfa). Ma nel 1986 venne trasferita ad Arese, e la sede dismessa del tutto nel 2004. Oggi è rimasto un enorme spazio, che il comune destinerà alla costruzione di un nuovo quartiere residenziale e commerciale. Ultima chicca al riguardo: lo stabilimento ospitò anche le riprese del film <a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=16153" target="_blank">Nirvana</a> di Gabriele Salvatores.</p>
<p><strong>La Ghisolfa</strong>. Insieme alla scena all&#8217;<strong>Idroscalo</strong> (da precisare che il comune di Milano negò l&#8217;autorizzazione a girare per via del contenuto &#8220;scandaloso&#8221; di quel finale), l&#8217;altro momento fortemente drammatico del film è la sequenza ambientata nella zona della <strong>Ghisolfa</strong>. È in queso quartiere che avviene la rissa tra Rocco e la banda di Simone, nonché lo stupro della giovane ragazza, da cui avranno origine tutti i problemi della famiglia fino al terribile finale. È proprio questo il quartiere che diede <a href="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/01/rocco.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2993" title="Rocco e i suoi fratelli" src="http://www.speropoli.it/wp-content/uploads/2012/01/rocco.jpg" alt="Rocco e i suoi fratelli - ghisolfa" width="400" height="314" /></a>origine al romanzo di Testori, da cui fu tratto il film, e non è certo un caso. Infatti in questa area della (allora) periferia di Milano esisteva un&#8217;altissima percentuale di immigrati, soprattutto giovani. Nel romanzo si parla in particolare delle figure più ai margini della società, di prostitute, ladruncoli e ragazzi di strada.</p>
<p><strong>Oggi, questa Milano non esiste più.</strong> Di quegli anni sono rimasti solo alcuni palazzi, sempre più fatiscenti e sempre meno abitati da italiani, che siano essi del nord o del sud. Sono scomparsi quei confini tra centro e periferia estesi a zone più lontane, e quelli che allora erano emarginati sono stati completamente assorbiti dal tessuto sociale, lasciando ai &#8220;nuovi arrivati&#8221; i quartieri peggiori, le peggiori sistemazioni e la peggior vita.</p>
<p>La storia della famiglia Parondi, in fondo, ha solo cambiato nome, e anche la parole finali di Ciro forse sono ancora oggi pronunciate, solo in una lingua un po&#8217; più esotica e lontana:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;Io nun credo ca Rocco riuscirà chiù a tornare al paese. Tu sì forse. Tu solo un giorno&#8230; Ma che credi de truvà di diverso laggiù? Pure al paese nostro la vita cambierà pe&#8217; tutti. Pecchè pure laggiù gli uomini si stanno imparando che u mondo deve cambià. Certi dicono che il mondo accussì fatto non sarà migliore. Ma io, Luca, ci credo invece. E so che domani la vita tua sarà chiù giusta ed onesta&#8230; ecco le sirene. Devo riturnà a lavorà.&#8221;</em></p></blockquote>
<p class="alert">Sul sito ufficiale del turismo, tante proposte di <a href="http://www.turismo.milano.it/visitMI/it-home-milanodintorni-itinerari-ricercacompleta" target="_blank">itinerari per Milano</a>, alla scoperta di quartieri, musei e architetture.</p>
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