La Grande Bellezza: Roma da sindrome di Stendhal

A me invece Roma piace moltissimo: una specie di giungla, tiepida, tranquilla, dove ci si può nascondere bene. Marcello Rubini (Mastroianni) in “La Dolce Vita.

Roma bellissima, e impalpabile pur nella sua millenaria concreta esistenza e vita, di Storia, pietre, terra, arte, marmoree forme bagnate dall’acqua perpetua delle fontane, che, non distanti dal mare, riflettono gli azzurri cieli della capitale.

La grande bellezza sorrentino - festa

Contenitore perfetto e intoccabile, la Roma di Paolo Sorrentino. E’ quella dei luoghi “belli”, maestosi, turistici (qui senza caos, e anche per questo resi “surreali”); luoghi riconoscibili nel mondo, il Colosseo, Piazza Navona, la Fontana di Trevi, luoghi e opere (da sempre simboli) che “tutti ci invidiano”. E insieme a questi anche luoghi più nascosti, familiari a chi Roma la vive, la percorre, di giorno, di notte; e poi altri che nel segreto di palazzi privati ripetono solo per pochi l’eco e il fascino di quella bellezza di secoli e di mani grandiose. E in mezzo, gli – indegni, fortunati, sciagurati, decadenti? – ospiti di La grande bellezza (Oscar 2014 come miglior film straniero).

Roma, roma-Fontana dell'Acqua Paola

© Stefano Petroni

Solare, distesa, sacrale (un coro di donne canta musica sacra sulla balaustra della Fontana dell’Acqua Paola) e turistica insieme la visione del Gianicolo nelle prime inquadrature del film, spezzata dall’urlo di un volto “felliniano”, che si alza dalla bolgia notturna di una festa terribilmente discotecara. E comincia il “circo”.

Esibizione di tipi umani giovani e meno giovani, che si muovono, ballano (sulle note mixate di Raffaella Carrà) intorno al loro Sovrano, festeggiato per il suo 65esimo compleanno. Jep Gambardella (Toni Servillo), scrittore di talento divenuto famoso in gioventù con il suo unico romanzo, L’apparato umano, ora giornalista per una quotata rivista, arrivato a Roma 26enne, fu preso dal “vortice della mondanità” – racconta la sua voce narrante -, “ma io non volevo semplicemente essere un mondano. Volevo diventare il re dei mondani e ci sono riuscito”. Ed è per lui cinico vanto che nella sua casa-attico-terrazza dirimpetto al Colosseo, nelle sue feste, sfilino i trenini (umani) più bbelli di tutta Roma. E alla reiterata domanda del perché non abbia più scritto romanzi, la risposta è talmente semplice: “Sono uscito troppo la sera”.

Terrazza la sua dove uno accanto all’altro si trovano la direttrice editoriale nana, il “più grande poeta vivente”, il padrone di negozi di giocattoli, la ricca, il puro di spirito, la cocainomane, l’intellettuale di sinistra “impegnata” snob, e, in occasione dell’arrivo di una “Santa” a Roma, anche la Santa stessa insieme al suo portavoce, e poi una coppia di nobili “in affitto”, il Cardinale che nulla ha di religioso se non una intensa ossessione per il cibo e le ricette, la ex soubrette (Serena Grandi “orchessa” che riporta sullo schermo la Seraghina di 8 ½ o meglio ciò in cui quella si è terribilmente trasformata)… – e Fellini sempre presente -.

Affianco a loro, e appena un po’ più in là, Roma, con alcuni dei luoghi più importanti e magnifici della nostra Storia. Inquadrati, fotografati (fotografia di Luca Bigazzi), restituiti agli occhi di chi guarda, con il dono che il Cinema è in grado di fare. E la storia-non storia sospesa di Jep Gambardella, tra i ricordi di un passato lontano e sincero e gli anni consumati nel vortice di piaceri e ciniche passioni, nel presente di bilanci e resoconti diviene nostro pretesto di viaggio, riscoperta, incanto, seguendo i suoi spostamenti e visuali, sguardi sulla e dentro la città. Impossibile rimanere indifferenti di fronte a meravigliose inquadrature di luoghi noti e non, che invitano, invogliano a vedere ancora di più.

Roma

© Mauro Orlando

Quale l’effetto “visivo” di questo film su spettatori magari stranieri, che forse a Roma non ci sono mai stati?

In La grande bellezza: il Gianicolo, con panoramiche, con la citata Fontana e il suggestivo, intimistico Tempietto di San Pietro in Montorio; il Colosseo, vicino di casa del protagonista, ripreso in numerose occasioni e inquadrature, sotto diverse luci e ore del giorno e della notte; i Fori Imperiali e il Circo Massimo; Castel Sant’Angelo, con una splendida panoramica dal Tevere e dunque il lungofiume, passeggiando. Piazza Navona deserta attraversata di notte da Jep e Orietta (Isabella Ferarri) prima del loro annoiato incontro di corpi; il Parco degli Acquedotti (parte del Parco regionale dell’Appia Antica), dove ha luogo la ridicola performance dell’”artista concettuale ultrasensibile” (Anita Kravos); il Colle Aventino, dove è girata una delle sequenze notturne più suggestive: Stefano (Giorgio Pasotti), speciale custode delle chiavi di palazzi nobiliari, fa da guida a Jep e Ramona (la spogliarellista Sabrina Ferilli), svelando bellezze solitamente celate al mondo, e guardando anche dal famoso buco della serratura del cancello del Priorato dei Cavalieri di Malta, dal quale è possibile scorgere la cupola di San Pietro. E poi le Terme di Caracalla, anche qui di notte, illuminate con al centro una giraffa e il mago che tenta di farla scomparire. E certamente la Fontana di Trevi, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, e poi – riconoscibili a occhi più intenditori – Palazzo Braschi, Villa Medici, i Musei capitolini, Palazzo Sacchetti e probabilmente altro ancora.

E, che il nostro sia un viaggio cinematografico, reale, immaginifero, è piacevole lasciarsi andare alla citazione da Louis-Fernand Céline posta all’inizio del film:

Viaggiare è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza. Va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose, è tutto inventato… Viaggio al termine della notte