Respirare Lampedusa con Crialese

lampedusa, location di Respiro

CC Dorli Photography

Grazia: tra mito e realtà

Respiro è il secondo lungometraggio di Crialese, il primo realizzato in Italia, totalmente girato a Lampedusa, nell’amata Sicilia.

La storia prende spunto da un fatto di cronaca, diventato poi mitologico per gli abitanti dell’isola, raccontato al regista dai lampedusani stessi: una giovane donna, dai modi eccentrici e bizzarri, decide di fuggire, abbandonando il marito e i figli, per evitare di essere portata in una clinica psichiatrica a Milano. La leggenda vuole che dopo vari giorni, grazie alle preghiere della comunità, la donna – ormai data per morta – sia ritornata a casa.
Crialese inizia subito a immaginare la vita di questa giovane madre, le sue difficoltà nell’essere accettata e il suo dolore nel sapere che anche il marito vorrebbe allontanarla da casa. Vede una donna lasciata sola perché bisognosa di altro rispetto alla vita semplice e abitudinaria dell’isola, la immagina vittima di momenti depressivi e altri totalmente euforici, ma comunque non compresi da chi le è vicino; aperta al mondo e talmente in sintonia con tutto ciò che è vita da non percepire i confini, i ruoli e le inutili regole sociali. Una persona mossa soltanto dall’amore.

Nasce così il personaggio di Grazia, interpretato da un’inaspettata Valeria Golino, sorprendentemente (quasi miracolosamente) brava, unica attrice professionista del cast. Gli altri interpreti, infatti, sono stati tutti scelti tra gli abitanti di Lampedusa, alcuni hanno poi proseguito la carriera con ruoli nelle opere successive del regista. E sempre su questa linea neorealista l’intero film è in dialetto locale, spesso addolcito e italianizzato, ma a tratti incomprensibile soprattutto per chi – come me – non mastica così bene la lingua siciliana.

Una Lampedusa mai vista

Lampedusa ha qui l’occasione di mostrarsi in tutta la sua bellezza, che tanto la accomuna a Grazia: solitaria e difficile, con le sue ripide e pericolose scogliere e il sole a bruciare la terra; mutevole e seducente, come il mare cristallino che la circonda, dai colori che vanno dal bianco al turchese; vitale ed esuberante, con la sua natura rigogliosa.

Siamo ben lontani dalle immagini dei telegiornali, che mostrano una terra presa da assalto dalle navi clandestine e pronta ad esplodere. Sicuramente bisogna confrontarsi anche con questo aspetto drammatico e realmente esistente, ma nel film di Crialese abbiamo la rara occasione di vedere questa perla del mediterraneo senza pregiudizi o significati altri da quello che possiamo noi stessi vedere con i nostri occhi.

Come per il suo ultimo film, Terraferma (ambientato nella vicina Isola di Linosa), il regista non nasconde il suo amore per l’acqua, dedicandosi a riprese subacquee, soffermandosi in inquadrature marine suggestive ed enfatizzate. Un legame forte ed evidente, che trova in Lampedusa piena espressione e che rende il mare secondo vero protagonista di Respiro. Lo vediamo spiccare sia nelle scene che riprendono la costa settentrionale – caratterizzata da ripide pareti rocciose – sia in quelle dedicate al lato meridionale, dove una spiaggia fine e bianchissima invita i turisti a sdraiarsi.

Crialese sta lavorando lentamente e con estrema sensibilità alla riscoperte di queste zone della Sicilia, dimenticate forse dallo Stato ma non dai siciliani, dove il lato umano e sociale è ancora strettamente legato al rapporto con la natura. Un regista che con pochissime pellicole si è già guadagnato un suo spazio nella cinematografia italiana e che merita di essere seguito anche in futuro, perché sicuramente ha ancora molto da dire.