Ispica e le origini della commedia all’italiana

Divorzio all’italiana: tra commedia e neorealismo

Prima di poter parlare del film e delle sue location, è doveroso fare una piccola introduzione sul genere a cui appartiene e a cui, almeno dal punto di vista terminologico, ha dato origine: stiamo parlando della commedia all’italiana. Si tratta di un amatissimo filone cinematografico, nato a metà degli anni ’60, che si contraddistingue dalla semplice commedia per l’influenza neorealista, evidente nello sguardo ironico, pungente e acuto nei confronti dei costumi sociali e delle debolezze dei protagonisti delle sue storie. Alle sue origini vi ritroviamo principalmente film di Mario Monicelli – un vero maestro del genere che lo ha portato ai livelli più estremi e grotteschi -, di Dino Risi, ma con generose incursioni da parte di altri registi, come Ettore Scola, Luigi Comencini e Luigi Zampa, e soprattutto grandi nomi di attori, che hanno segnato l’immaginario cinematografico italiano. In una parabola, ahimè, discendente che arriva a dover addirittura annoverare anche i film dei Vanzina.

divorzio all'italiana

Come anticipato, la definizione di questo gruppo di opere nasce con uno dei lavori più riusciti di Pietro Germi: Divorzio all’italiana, del 1961, con un magistrale Marcello Mastroianni e una ancora sconosciuta Stefania Sandrelli, nei panni di una Lolita in salsa mediterranea. Il film prende di mira da una parte alcune leggi, che ormai non avevano più ragione di esistere in un’Italia che cercava di modernizzarsi anche dal punto di vista sociale, dall’altro alcune arretratezze culturali tipiche del meridione, ma anche dinamiche tipiche della mentalità provinciale del Paese intero: come il peso politico dei parroci (famosa la scena in cui durante la predica il prete invita a votare DC), che lo scandalo suscitato da alcuni film ritenuti “scandalosi” (con riferimento diretto a La dolce vita). Sul primo fronte, quello giuridico, troviamo un ordinamento che ancora non permetteva il divorzio (arriverà soltanto nel 1970!) e l’anacronistica persistenza del delitto d’onore (verrà abolito soltanto nel 1981!): insieme creano le basi affinché il barone Fefè, ormai annoiato del/dal suo matrimonio e terribilmente attratto dalla molto più giovane cugina, decida di architettare un diabolico piano per screditare la sua consorte agli occhi del paese, giustificarne così l’assassinio e potersi risposare.

Il paese non è quindi un mero sfondo nella vicenda, ma vero e proprio co-protagonista. E quale terra migliore per raccontare una storia di forti passioni, se non la Sicilia? Il film infatti è interamente ambientato a Ispica, nella provincia di Ragusa.

Ispica e le location del film

Nel film ci muoviamo in un paesino collinare nel sud della Trinacria, con poche case e con una vita comunitaria che si sviluppa tra la chiesa e la piazza (che tra l’altro coincidono!), con relativo struscio e gioco di sguardi da parte di tutti. Inutile negare che l’Ispica di oggi non è più quella del 1961, ma alcune cose sono inevitabilmente e per fortuna rimaste, in particolare il centro storico è ancora ben tenuto e pressoché identico a quello impresso al tempo dallo sguardo di Pietro Germi.Due in particolare sono le chiese “citate” nel film: quella barocco-neoclassica di San Bartolomeo – in particolare la sua scalinata principale, su cui passano in vari momenti tutti i protagonisti (buoni e cattivi) – e la Basilica della Santa Annunziata, al suo interno ricca di opere famose e importanti, ma che nel film viene ricordata solo per la sua facciata, che spicca al centro di alcune scene madri, tra cui quella in cui Mastroianni corre per via Dante, con la pistola in mano, pronto a compiere il delitto.

Cartina alla mano però è evidente che il film ha avuto come centro principale la prima delle due chiese: quella di San Bartolomeo. Qui di fronte c’è anche la pasticcera/caffè, ora diventata semplice bar (siamo in via Foscolo), in cui tutti gli abitanti scoprono sui giornali la notizia dell’atto compiuto dal barone Fèfè. A chiudere poi lo sguardo di Corso Umberto I (ovvero la strada che porta alla già citata chiesa) c’è ovviamente il campanile – da poco restaurato, e quindi visibile finalmente in tutta la sua imponente bellezza – che troneggia nelle ultime scene, comparendo anche durante la processione al funerale del padre di Angela (Sandrelli), morto di infarto alla scoperta che la sua piccola era diventata l’amante di suo nipote, nonché ben più grande e già sposato, Fèfè.

Esiste però una location che pur meritando di essere vista è al contrario negata al pubblico: la villa del barone. Si tratta infatti di una proprietà privata, ma potrete comunque dargli una fugace occhiata da fuori, raggiungendo l’incrocio tra via dell’Arte e via Papa Giovanni XXIII. E d’altro canto, qualcosa che è esistito per il film non è mai esistito per la città: si tratta dell’obelisco che in più momenti incrociamo lungo Corso Umberto I e che è servito per dare profondità alle inquadrature. Non rimanete delusi se non lo troverete!

Il contesto cittadino nel film si contrappone decisamente alla natura: in spiaggia infatti sono stati ambientati i momenti più forti del film, quelli in cui emergono gli istinti (peggiori?) dei protagonisti, quelli che nella civiltà devono tenere nascosti, inscenando una farsa proprio come fa il personaggio di Mastroianni.

E così Ispica presta al film anche le sue bellissime spiagge – premiate a livello internazionale (Spiaggia di Santa Maria del Focallo ha recentemente ottenuto la bandiera blu) – eppure non tutte le scene sul mare vennero girate qui, anche Catania infatti diede il suo importante contributo. Rimane però impresso nella memoria il famoso Maccone Bianco (l’antico “Cuozzu re favalucieddi”): una grande duna a formazione sabbiosa all’interno dell’omonimo parco naturale.

Non è dunque un caso che, tra le tante possibilità, Pietro Germi abbia scelto proprio Ispica: la conformazione del centro storico e la sua urbanistica, che scandisce in maniera così netta la vita del paese; una comunità (quella del tempo almeno) ancora fortemente ancorata a una mentalità tradizionale e infine la presenza del mare, sono stati i fattori decisivi della sua scelta.
E sebbene in questi 50 anni il progresso e l’evoluzione sociale abbiano inevitabilmente trasformato la popolazione, il fascino della città è pressoché rimasto intatto e anzi ravvivato da numerose ristrutturazioni, che hanno riportato in vita edifici ormai spenti. Eppure, quello che è un plus per il turista di oggi, sarebbe stato al contrario una vera iattura per Germi: la decadenza degli edifici era il giusto specchio del decadimento morale del protagonista.

A voi dunque la scelta, se preferire uno sguardo nostalgico e continuare a vivere Ispica dalle immagini (splendide) del film, o immergervi in un tour più attivo tra le vie di questa piccola perla siciliana.

Si può raggiungere Ispica dalla vicina Ragusa, che dista circa 20km. Per pernottamento: b&b Ragusa.