Il postino: tra Procida e Salina, in cerca di poesia

Procida, Il postinoCon questo film Troisi chiude la sua (purtroppo) breve vita, regalandoci un’interpretazione sofferta e commovente di un postino di una piccola isola del sud Italia, in cui soggiornò (solo per la versione cinematografica) il poeta Pablo Neruda, esiliato dalla sua amata Cile. Tra i due nasce una forte amicizia, fatta di ammirazione e desiderio di conoscenza da un parte, e di affetto paterno dall’altra. Un legame che resisterà al rientro in patria del poeta, ma non allo scontro tra destra e comunismo che ormai esasperava gli animi di tutto il mondo.

Il film è liberamente tratto dal libro di Antonio Skàrmeta, dal quale mutua i personaggi principali, ma cambia completamente il contesto storico, l’ambientazione, le parole dei personaggi e il finale stesso. Nella versione letteraria l’isola che ospita l’esule Neruda è Isla Negra: un bellissimo villaggio cileno – a un’ora e mezza di viaggio da Valparaiso – immerso in colline sempre verdi e interrotto da scogliere rocciose, che lo proteggono da un oceano spesso burrascoso e violento. Qui ha realmente vissuto per vari anni Pablo Neruda, lasciandosi ispirare dalla tranquillità del posto e dalla semplicità degli abitanti.

La trasposizione cinematografica e italiana della storia de Il postino, nonostante le differenze citate, cerca comunque di mantenere molte delle caratteristiche di Isla Negra e non a caso scelse di girare il film a Procida (e in parte anche a Salina): piccolo gioiello incontaminato nel golfo di Napoli, vicino a Ischia; ambientando il tutto nel 1952, una quindicina di anni prima del periodo storico scelto dal romanzo.

Procida

Sono principalmente quattro i luoghi dell’isola di Procida in cui si svolge la storia e che possono essere facilmente visitati: Marina Corricella, la spiaggia di Pozzo Vecchio (detta ormai “la spiaggia del postino”), la locanda del postino e le colline che costituiscono la coda dell’isola.

Procida, Il Postino

© Luca Panini

Marina Corricella è il borgo in cui si svolge la storia, un piccolo villaggio di pescatori che, negli anni successivi al film, ha subito un’importante restaurazione, che non ne ha intaccato il fascino: semplicemente troverete i muri delle abitazioni solidi e dai vivi color pastello, esaltati ancora di più dal colore cristallino del mare. Il porto non è disturbato da rumorosi motori delle navi, poiché soltanto i pescatori possono accedervi, mentre i turisti devono approdare al porto della costa opposta. Questo è il luogo in cui anche nel film si svolge la vita del paese e dei pescatori, un tipo di vita che non è cambiato nel tempo e che ritroverete facilmente anche oggi. Proprio qui ho passato uno splendido e afoso pomeriggio estivo, mangiando un delizioso piatto a base di pesce e ammirando il lavoro di un anziano pescatore che rammendava le sue reti. Non sono andata alla “locanda del postino” (nome evidentemente non casuale) solo perché la fame mi ha spinto nel primo posto accessibile (tanto lì non si sbaglia mai!). Ma se avessi resistito due metri in più, avrei potuto pranzare in quello che nel film è il bar di Beatrice (interpretata da una giovanissima Cucinotta), in via Marina di Corricella 43. Non rimaneteci male se non ritroverete la stessa atmosfera anni ’50: gli interni infatti furono ricostruiti tutti a cinecittà! L’ufficio postale dove lavora Mario si trova invece in Piazza dei Martiri 8 e la chiesa della processione è la Chiesa della Madonna delle Grazie.

Salina

Salina

© cincinnato

Parte del film è stato girato anche a Salina, nelle isole Eolie, e in particolare a Pollara di Salina, scelta per le riprese dei paesaggi naturali: in tutte le scene in cui Mario/Massimo pedala per monti che costeggiano un mare color cobalto siamo a Salina; in tutte le scene in cui i vari personaggi passeggiano o dialogano su una spiaggia sassosa, stretta tra il mare e una scogliera, anche in quei casi siamo a Salina e in particolare nella cosiddetta spiaggia del postino, quella che dà sull’isola di Filicudi ed è caratterizzata da un buco nella parete rocciosa che la sovrasta. Purtroppo però quest’incantevole spiaggia è a rischio di scomparire a causa della costante erosione compiuta dal mare e dal frequente approdo abusivo di barche a motore. Un vero peccato per il paesaggio italiano e una perdita drammatica per l’isola stessa.

Procida e Salina non tradiscono e nel film si mostrano in tutta la loro bellezza, confermandosi location perfette per catturare l’animo sensibile di Mario (Massimo Troisi): un giovane che si sente imprigionato in un posto in cui non vede un futuro e trova nel poeta il mentore che aveva sempre sognato di incontrare: un uomo profondo, capace di esprimere i suoi sentimenti con parole magiche, che nessuno sull’isola ha mai pronunciato. E da questo incontro Mario imparerà a guardare il mondo con occhi diversi, sforzandosi di cambiare linguaggio e scoprendo la letteratura. Non è casuale allora che tra le scene più belle e commoventi del film ci sia quella in cui Mario, nel tentativo di raccontare l’isola a Neruda attraverso i suoni delle onde, del vento, del cielo stellato e del cuore del piccolo Pablito, rivela anche a se stesso la poetica bellezza e le ragioni per cui amarla.

A fare da contraltare al paesaggio, c’è il volto di Massimo Troisi: calato profondamente nel personaggio (che interpreta magistralmente), ma che non riesce a nascondere i segni del suo malessere fisico. E così, il sorriso timido e semplice di Mario, illuminato dall’emozione di venire acclamato dalla folla un’istante prima di morire, si trasforma nella rappresentazione più sincera di questo attore napoletano: indimenticabile comico, dallo sguardo triste.