Umbria, dove il cinema c’è ma non si vede

Probabilmente la maggior parte di noi quando pensa all’Umbria, dice subito dopo “jazz”. Perchè sebbene abbia storia e bellezze paesaggistiche e culturali pari alla Toscana e al Lazio, l’Umbria non è mai riuscita a raggiungere la loro fama se non per questo evento musicale che ha ormai raggiunto risonanza internazionale. Eppure, proprio per le ragioni sopra dette, l’Umbria è stata anche (ed è tutt’ora) una location gettonata di molte pellicole nostrane e non.

Ebbene sì, qui siamo nell’ambito della magia pura, dove il cinema c’è ma non si vede: pochi probabilmente sanno che qui sono state girate scene de L’armata brancaleone, La caduta degli dei, Uccellacci, uccellini, I cavalieri che fecero l’impresa, La vita è bella e tanti altri ancora.

Vorremmo quindi proporvi un itinerario per riscoprire pellicole, più o meno note, e altrettanti posti inaspettati di questa piccola e discreta regione italiana e inizare questo viaggio da nord per scendere a sud, passando tra verdi colline e borghi medioevali.

Gubbio, tra Salvatores e Don Matteo

cinema in Umbria: Gubbio

CC ho visto nina volare

Disteso sui fianchi del Monte Igino e attraversato dal torrente Camignano, troviamo Gubbio. Qualcuno forse lo conoscerà per il suo famoso albero di Natale: il più grande del Mondo – un allestimento illuminotecnico enorme, posizionato alle spalle del paese, con 450 fari policromi, 8,5 km di cavi elettrici, lungo circa 650 metri e largo ben 350 metri. Ma Gubbio è anche un antichissimo borgo del centro Italia, fatto di piccole strade altalenanti e case di pietra dal colore tenue. Le prime tracce di vita risalgono addirittura al paleolitico, ma a emergere con prepotenza sono le bellissime architettura romane ancora visibili – come il Teatro romano (del I d.C.) e il Mausoleo – e quelle di epoca rinascimentale, quando Gubbio era un libero comune che proliferò enormemente mentre la Chiesa imperava e i guelfi e i ghibellini litigavano da mattina a sera. Proprio per questa moltitudine di elementi architettonici di periodi diversi immersi nel verde, questa piccola realtà umbra è stata notata anche dal cinema. Qui per esempio sono state girate scene del quarto lungometraggio di Salvatores, nella sua epoca d’oro quando riusciva a combinare come pochi comicità e malinconia, subito dopo Marrakech Express e prima di Mediterraneo. Sto parlando di Turnè (1990), con un bravissimo Fabrizio Bentivoglio e ovviamente Diego Abatantuono nei panni di due amici, entrambi attori ed entrambi innamorati della stessa donna, in viaggio per cercare di ridare senso alle loro vite. Per coloro che non fossero appassionati del cinema del primo Salvatores, possiamo proporre un altro cult contemporaneo, anche se più televisivo che cinematografico: Don Matteo… Lo so che non è molto, ma ogni tanto bisogna pure accontentarsi!

Perugia: un bagno di cinema e cioccolato

Dopo aver attraversato dolci montagne, arriviamo nel capoluogo umbro: Perugia, la più ricca e organizzata città per i turisti. Qui ci si può davvero sbizzarrire scegliendo vari percorsi da seguire: sentieri, castelli e pievi del perugino; camminare per le vie in cerca della mura e delle porte etrusche o seguendo le zone dalle vedute più belle e scenografiche; girare per i parchi e i giardini o più drasticamente fare trekking ed escursioni nelle zone verdi che la circondano. Insomma, Perugia è una città alla quale dedicare tempo e attenzione per poterla apprezzare appieno, pochi film però l’hanno eletta a location ufficiale. Tra questi troviamo Ma che colpa abbiamo noi (2002), di Carlo Verdone con al fianco Margherita Buy, che segna il suo ritorno a storie corali nello stile di Compagni di scuola, e Ma quando arrivano le ragazze, diretto da Pupi Avati nel 2003. Quest’ultimo in particolare vede Perugia e il jazz come il motore che darà avvio alla storia: sarà qui che i due protagonsti si incontreranno da giovanissimi dando inizio a un lungo rapporto di amicizia che li unirà e dividerà per tutto il film. Se poi amate più il cinema romantico, allora avrete sicuramente visto i due film creati in partnership con la Perugina, Lezioni di cioccolato, ovviamente entrambi ambientati per buona parte a Perugia.

Assisi e i film su San Francesco

Che si sia religiosi o meno, la storia di San Francesco è ormai parte della nostra cultura comune e questo grazie soprattutto ai tanti film che lo hanno celebrato, non necessariamente con intento agiografico. Purtroppo la sua Assisi non esiste più, ma questa è un’altra storia, una brutta storia italiana, di cui non parleremo, tuttavia in casi come questi, una piccola consolazione arriva proprio dal cinema, che con le sue pellicole può restituirci il ricordo di posti scomparsi o che hanno ormai perso la loro originaria bellezza. A lasciarsi tentare dalla storia dell’umile quanto coraggioso frate umbro sono stati nomi anche importanti della cinematografia nazionale, tra cui Liliana Cavani (per ben due volte!), Roberto Rossellini di cui vorrei riportarvi le parole usate per spiegare le ragioni di questo suo film: “riproporre oggi certi aspetti del francescanesimo primitivo mi pare che sia la cosa che meglio risponda alle aspirazioni profonde e ai bisogni dell’umanità che, per aver dimenticato la lezione del poverello, schiava dell’ambizione di ricchezza, ha perduto la sua gioia di vivere” (Francesco, giullare di Dio, 1950), Franco Zeffirelli (è suo il famosissimo Fratello sole, sorella Luna del 1972) e Michael Curtiz (quello di Casablanca, per intenderci), concedendo più o meno generosamente spazio alla città di Assisi.

A questo filone “francescano” si aggiungono almeno altri quattro titoli che hanno scelto Assisi come location in cui ambientare varie scene del loro film, mi riferisco a: Peppino e Violetta, film degli anni ’50, ambientato nell’immediato dopoguerra – un’opera che, nonostante non abbia lasciato particolari segni nella storia del cinema, si è trasformata inaspettatamente in un importante documento storico su questa città e i suoi abitanti, che in gran numero avevano partecipato alle riprese dell’opera; ma anche a Visiting Italy, diretto da James Fitzpatrick nel 1951; a Sjunde Himlen di Hasse Ekman (1956) e, last but not least, Uccellacci e Uccellini di Pier Paolo Pasolini con un indimenticabile Totò (1966), in un film anch’esso ispirato alla figura di San Francesco.

Todi: il secondo amore di Pupi Avati

cineturismo in Umbria: Todi

CC xlibber

Come per le precedenti città, anche Todi mischia in modo incantevole architettura romana, medioevale e paesaggi naturali, eppure ogni angolo merita di essere visto, se non ammirato. Non è un caso allora che qui siano stati realizzati il maggior numero di film per questa regione. Sono arrivata a contarne almeno dieci, di cui ben tre del solo Pupi Avati! Si tratta, in ordine, di Magnificat (1993), L’arcano incantatore (1996) e La via degli angeli (1999): un’evidente dichiarazione d’amore nei confronti di questo piccolo borgo, tanto che alla fine ci ha pure comprato casa. Quale miglior modo per parlare di Todi allora se non attraverso le sue parole:

“Nel 1989 ho comperato una torre mozza del 1100 che nessuno voleva, aveva un neo più che attraente per me: è vicina a un cimiterino. Uno campestre, sereno e senza paure. A Cecanibbi, poche case ai piedi di Todi, faccio lunghe passeggiate e incrocio facce di chi non ha mai pensato di villeggiare ad Antigua. Di sera mi godo il vero buio, di campagna.”

Un altro regista, forse ancora più famoso e amato, è Dino Risi che qui ha girato scene della nota commedia Straziami ma di baci saziami (1968), con Ugo Tognazzi e Nino Manfredi (quest’ultimo ritornerà a Todi per girare scene di un suo apprezzabile film da regista: Per grazia ricevuta), entrambi in splendida forma, in cui viene raccontata la tormentata storia d’amore tra un barbiere romano e una giovane marchigiana: due personaggi semplici e ingenui dal forte accento meridionale!

Spoleto e Carlo Verdone

Spoleto è una delle cittadine più importanti della regione Umbria. La sua fama è dovuta principalmente al suo festival internazionale di musica, il Festival dei Due Mondi, che si tiene nella Piazza del Duomo, quest’ultimo costruito nel 1067, da cui si può apprezzare una vista suggestiva sulle distese verdi del paesaggio circostante. Spoleto sorge infatti su una splendida collina, nella provincia di Perugia. Il suo centro è a dir poco splendido: ricco di presenze gotiche e medievali, elementi di arte romanica. Già da lontano, ancora non arrivati in città, si può riconoscere il suggestivo Ponte delle Torri, un acquedotto del XIII secolo (vedi foto, è qui che passeggia il protagonista del film di cui vi parleremo, nella scena finale), e la maestosa Rocca Albornoziana, con la sua torre della Spiritata e la Camera Pinta, affrescata con dipinti quattrocenteschi: tappa obbligata per qualunque turista. Oltre alle splendide opere architettoniche di epoca medioevale, troviamo i già citati resti romani, che donano alla città una fascino magico e antico, tra cui: l’arco di Druso – che introduceva al foro, l’attuale piazza del Mercato -, il teatro (del II-I secolo a.C), l’elegante casa romana (attribuita a Vaspasia Polla) con pavimenti e mosaici ancora intatti e il Ponte sanguinario, dalle volte alte 9 metri su cui passava la Flaminia. È tra queste vie fatte di sampietrini, strette tra case di pietra e abbellite da archi, dai percorsi che improvvisamente diventano ripidi, che è stato ambientato Io e mia sorella di Carlo Verdone nel 1987, con una giovane Ornella Muti e Elena Sofia Ricci (e di entrambe, va detto, non sentiamo la mancanza sui set). Si tratta di una commedia con protagonista un quieto ragazzo la cui vita verrà sconvolta dalla morte della madre e dal ritorno della sorella, una girovaga combina guai, che dovrà suo malgrado aiutare, finendo in un uragano di disavventure.

Terni: il borgo dei grandi registi

Ultimo borgo medioevale di questo nostro viaggio: Terni, detta anche città degli innamorati perché qui fu vescovo San Valentino. Abbondano le pellicole che hanno scelto questo piccolo paese umbro come location per alcune delle loro scene e anche in questo caso, come per Todi, non mancano i grossi nomi: Luigi Comencini (La ragazza di Bube, 1963), Luchino Visconti (La caduta degli dei, 1969), Vittorio De Sica e Mario Monicelli (Le coppie, 1970), Dario Argento (Inferno, 1980), Federico Fellini (Intervista, 1987) e molti altri ancora. Il vero apice di fama cinematografica per questa città è però legato al giullare toscano, Roberto Benigni. Infatti, alla fine degli anni ’90, decise di girare proprio nei dintorni della città di Terni, e più precisamente presso la vecchia zona industriale dismessa di Papigno, il suo premiatissimo film: La Vita è bella. In quei capannoni abbandonati della vecchia fabbrica della calciocianamide sono state girate le toccanti scene del campo di concentramento nazista, e in seguito anche il film Pinocchio fu completamente girato nei cosiddetti studi di Papigno.

Come muoversi. L’itinerario tra le location umbre è un viaggio on the road, la soluzione migliore è l’auto o la moto, per chi ama le due ruote.

Dove dormire. L’agriturismo in Umbria è la soluzione più economica e piacevole per vivere fino in fondo questa meravigliosa regione. Cucina tipica, ambienti calorosi e ameni, immersi nella natura e a due passi dai luoghi di interesse. C’è n’è davvero per tutti i gusti, dai più raffinati con piscina, ai più semplici.