Speciale Festival di Venezia 68: i vincitori (2di2)

venezia 68

COPPA VOLPI, MIGLIOR INTERPRETAZIONE MASCHILE:
Michael Fassbender in Shame

Steve McQueen è un video artista qui al suo secondo lungometraggio: un vero pugno in un occhio per il pubblico lagunare, costretto a vedere qualcosa di mai visto sul grande schermo.
La parte dell’erotomane che alla fine si redime è stata interpretata dal coraggioso Michael Fassbender – qui presente anche per A dangerous method, nel ruolo di Jung – un ruolo difficile che però ha “commosso e turbato” la giuria, tanto da conferirgli la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile. Dalle parole del presidente Aronofski: “Il film ci ha sconvolto per la sua forza cinematografica. (…) L’ultima volta che ho visto una perfomance sessuale come quella di Michael è stato in Le notti di Cabiria di Fellini”

COPPA VOLPI, MIGLIOR INTERPRETAZIONE FEMMINILE:
Deanie Yip in Tao jie (A Simple Life)

Non poteva mancare il cinema orientale. Ann Hui, regista attiva dal 1979, sbarca al Lido con Tao Jie (A Simple Life), una commovente storia (ispirata a persone realmente esistite) sull’amicizia tra un uomo e quella che fu la sua governante. Un’opera delicata, che ha colpito pubblico e giurati, tanto da conferire all’anziana protagonista la Coppa Volpi, così commentata dal presidente della giuria: “è straordinaria e commovente perché ci porta per mano in un lungo viaggio che tocca il delicato tema della vecchiaia.”

PREMIO MASTROIANNI A UN GIOVANE ATTORE/ATTRICE EMERGENTE:
Shôta Sometani e Fumi Nikaidô in Himizu

Tratto dall’omonimo manga di Minoru Furuya, Himizu racconta la storia di due quindicenni che vivono in un Giappone post-tzunami, in una terra straziata e devastata, tra adulti violenti e/o indifferenti. Due adolescenti che lottano alla ricerca di se stessi, tra rabbia e sofferenza.
Un film che non ha convinto tutti, ma nel quale spiccano i due giovani attori, le cui perfomance sono state definite dalla giuria “forti ed estreme. Gli attori sono la quintessenza della gioventù e dei conflitti generazionali, in Giappone come in America”.

PREMIO OSELLA, MIGLIOR FOTOGRAFIA:
Robbie Ryan per Wuthering Heights

Wuthering Heights di Andrea Arnold. Il titolo dice già tutto, se non che in questo caso Heathcliff è un ragazzino di colore. Il film è stato molto stimato dalla stampa inglese, molto meno da quella italiana. Tuttavia la fotografia di Robbie Ryan ha convinto la giuria e ottenuto il Premio Osella per la sua capacità di rendere la passione della tormentata storia d’amore dei due protagonisti e la campagna inglese, nella sua aspra e dura e selvaggia bellezza.

LEONE DEL FUTURO: Là-bas di Guido Lombardi

Guido Lombardi ha presentato, per la sezione “Settimana della critica”, la sua opera prima : La-bàs – educazione criminale, che racconta il percorso di un giovane artista africano, immigrato in Italia e trascinato suo malgrado nel giro della criminalità.
Un lavoro che ha brillato per immediatezza comunicativa e impegno, conquistando i giurati. Dalle parole di Carlo Mazzacurati: “Abbiamo deciso di premiare questo film perché ci ha colpito al cuore senza necessità di alcuna mediazione. Molti film della selezione erano davvero belli perciò Guido Lombardi deve essere contento. Il suo è un film privo di retorica, fatto con gli strumenti del cinema. Si vede che c’è un lungo lavoro dietro”. Da fine settembre sarà distribuito da Cinecittà Luce nelle sale italiane.

LEONE D’ORO ALLA CARRIERA: Marco Bellocchio

Nell’anno in cui Bertolucci ha vinto la Palma d’oro alla carriera al Festival di Cannes, il suo amico e collega Bellocchio ottiene il medesimo riconoscimento a Venezia. A sancire ulteriormente il legame tra questi due grandi autori e registi del cinema italiano post neo-realista è la scelta di farlo consegnare dalle mani di Berlucci in persona, che ha accompagnato il premio con un discorso pieno di affetto e stima. Anche quello di ringraziamento di Bellocchio però non è stato da meno, con parole piene di passione e amore per il cinema e di grande consapevolezza e coerenza personale: “(Oggi, ndr) Sono un ribelle che ha rinunciato alla violenza, un rivoluzionario moderato che rivendica la possibilità di cambiare, cosa che per una certa cultura equivale a una provocazione.” Riferito poi a un certo tipo di cinema italiano contemporaneo: “Tutti si buttano sulla commedia, poveramente, miseramente, perché ha avuto successo, ma sono brutte copie di quelle di Monicelli e Risi. Invece bisognerebbe cercare strade nuove“.

(continua…)