Milano, il Duomo e la Madonnina. Come il cinema racconta la città.

Milano vista dal Duomo

CC David Davies

Da quando De Sica l’ha ritratta dall’alto di una scopa, Piazza Duomo non è più stata la stessa. Una scena indimenticabile, come le molte nella storia del cinema italiano che hanno raccontato la città e inevitabilmente sono passate da Piazza Duomo.

Milano, il Duomo e la Madonnina

Fulcro della vita e della geometria cittadina, il Duomo di Milano, è una rara bellezza che elva la città al livello di altre grandi connazionali. Il principio del Duomo è il 1386 come racconta la lapide commemorativa che si trova al suo interno. Di acqua sotto i ponti ne è passata… Ciò nonostante lui è lì immobile che osserva la città. Con gli innumerevoli occhi puntati, che sembrano indagare l’incomprensibile scorrere del tempo. Due sono gli elementi che sopra agli altri caratterizzano il Duomo: il particolare connubio tra una verticalità gotica e un’orizzontalità tipicamente lombarda, e le numerosissime sculture costruite nel tempo, dal XIV al XX secolo, che vanno a formare una sorta di museo unico nel suo genere. Adamo ed Eva, Caino e Abele, Sant’Ambrogio, Maddalena, Costantino, giusto per citarne alcune… e là su in alto, indiscussa la Madonnina veglia giorno e notte.

Come il cinema racconta la città

Tanti i film che hanno fatto tappa a Milano. Tra i più recenti Somewhere (2010) della Coppola, che ne ha sottolineato il lato più trash. La Milano ocra di Tom Tykwer nel suo The International (2009). Kusturica ne Il tempo dei gitani (1988), in cui racconta del sottosuolo milanese e della microcriminalità che lo abita. Nel panorama italiano, ricordiamo i tanti film con Pozzetto e quelli di Aldo, Giovanni e Giacomo; come anche i molti di Salvadores e Vanzina e i polizziotteschi degli anni ’70.

Il cinema interpreta i luoghi e li restituisce densi di significato. Vi proponiamo 5 scene di film memorabili, che hanno dedicato al Duomo di Milano momenti preziosi.

Partiamo dall’epoca fascista e Claudio D’Errico, con il suo documentario del 1929, Stramilano. Lo citiamo perché ritrae per la prima volta la città inseguendo la scia futurista dell’epoca e in particolare prendendo ispirazione da Ruttmann. Il documentario racconta Milano in 14 minuti, dall’alba al tramonto, ne tocca molti aspetti, quasi tutti a dire il vero, ma l’attenzione è sbilanciata sull’industria e il volto indaffarato e moderno della città. Il documentario si chiude proprio sul Duomo, che è qui nero come la pece, bloccato tra tram e nebbia, quasi fosse un’altra fuligginosa ciminiera.

Gli uomini che mascalzoni…, film di Mario Camerini del 1932, partecipò al festival di Venezia, lanciò Vittorio De Sica come attore e soprattutto fu il primo film italiano a essere girato in esterni reali, anziché ricostruiti nei teatri di posa. Ed ecco che il film si apre come una saracinesca, proprio sul Duomo. E poi via per le strade, in compagnia del ragazzo in bicicletta che insegue la ragazza di cui si è infatuato. Fillo Scacchi, sul Corriere della Sera, scrisse:

È la prima volta che vediamo Milano sullo schermo. Ebbene, chi poteva supporre che fosse tanto fotogenica? Camerini ha saputo cogliere con una finezza estrema certi inconfondibili momenti del volto e del movimento di Milano ed è riuscito a darcene, senza sforzo, il colore tutto lombardo, l’operosa vitalità.*

Rimaniamo in compagnia di De Sica, e raggiungiamo il 1951, anno in cui esce Miracolo a Milano. Un film bellissimo, anche se decisamente discusso alla sua uscita nelle sale. Riconosciuto però a Cannes (allora alla sua 4° edizione) dove vinse il Grand Prix du Festival. Una favola fantastica, ambientata in città, tra la povera gente, chi cerca lavoro e chi vi ha rinunciato. Un ragazzo che non si scoraggia e sogna un mondo dove “Buongiorno, voglia davvero dire buongiorno”. Così non gli resta che rubare la scopa ai netturbini che si aggirano per piazza Duomo e partire, volando sopra il Duomo. Una Milano descritta magistralemnte nelle sue difficoltà, frutto della fertile collaborazione tra De Sica e Zavattini, sul finire del periodo neorealista.

La parola passa, letteralmente, a Totò che in Totò, Peppino e… la malafemmina (Mastrocinque, 1956), facendoci ridere come solo lui sa fare, esprime le profonde differenze che rendono l’Italia un paese unico, e che creano certo difficoltà, ma al contempo le donano l’inestimabile ricchezza. Memorabile è proprio la scena in piazza Duomo (nel video a inizio articolo), dai dubbi architettonici a quelli linguistici.

Passiamo ai primi anni ’60 e al bellissimo film di Luchino Visconti, Rocco e i suoi fratelli (1960), che ci porta in una Milano dura, che significa speranza di lavoro, a dispetto di molte altre parti d’Italia. Proprio sul Duomo si consuma la tragedia d’amore, in alto, sulla città, con una sequenza che sembra chiudersi niente di meno che con la soggettiva della Madonnina.

Molti altri sono passati da piazza Duomo, Sofia Loren e Mastroianni in macchina nel secondo episodio di Ieri, oggi e domani (1963), e altri ancora si sono soffermati sulla Madonnina, come Olmi ne L’albero degli zoccoli (1978) e Tornatore in Stanno tutti bene (1990).

Le sequenze descritte ci raccontano il Duomo di Milano non solo come simbolo della città, con la Madonnina che regna alta e brillante, ma esprimono chiaramente il suo stato di non-luogo, fulcro catalizzatore di tensioni, spinte e sentimenti che, a suo dispetto, mutano nel tempo. Con i suoi tanti occhi, candido, osserva in silenzio il susseguirsi continuo di vite e drammi, che si tratti di finzione o realtà. Un luogo limite, sospeso, che se ci sali poco prima del tramonto, davvero non ti sembrerà così impossibile poterci volare sopra su una scopa.

* Simone Bedetti, fascicolo allegato al dvd Hobby&Work, serie Il grande cinema italiano, 2004

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