FILM FESTIVAL DI CANNES 2011

CANNES E IL CINEMA

Cannes, città memorabile sia per il suo lungomare, la famosa Croisette, sia (e forse soprattutto) per il suo festival del cinema che dal 1946 genera ricchezza economica – alla cittadina francese – e culturale – a tutto il resto del mondo. Una manifestazione che ha saputo superare in breve tempo gli altri principali festival europei, come Berlino e Venezia, non solo grazie alla scelta intelligente di collocarlo sul mare e in primavera (vogliamo davvero confrontare il clima gelido e grigio di Berlino a Febbraio e la bellezza della Croisette a maggio, tra i colori dei fiori e del mediterraneo?), ma soprattutto per la scelta di giurati di grande prestigio e con una selezione di opere di qualità elevatissima: una sfida irresistibile per ogni regista…

IL FILM FESTIVAL

cannes-2011Il Festival è composto infatti da due selezioni principali: Concorso e Un Certain Regard. La prima, più istituzionale, accoglie le opere degli autori più importanti o emergenti (ed è tra questi che verranno scelti i vincitori dei principali premi); la seconda invece ricerca i lavori più sperimentali ed esteticamente originali.
A queste si affiancano altre manifestazioni parallele, tra cui quella per i cortometraggi (che quest’anno ha avuto Gondry come Presidente); la Settimana Internazionale della Critica e la Quinzaine des Réalisateurs.

LA SEZIONE “IN CONCORSO”: LA GIURIA 2011

Prendo quindi al volo l’occasione per presentare la giuria che quest’anno ha avuto l’arduo compito di scegliere i migliori lavori in Concorso.
Tra i nomi noti a tutti ci sono sicuramente Robert De Niro (Presidente delle giuria), Jude Law e Uma Thurman. Un nome forse meno conosciuto ma che sicuramente ritroveranno i nostri posteri nei libri di cinema è invece quello di Johnnie To, sul quale ci sarebbero da spendere pagine e pagine. Una breve definizione di lui però può essere questa: il Sergio Leone di Hong Kong, dove la location non è più il lontano west ma la metropoli. Una filmografia da collezionare e rivedere più e più volte.
Altro grande regista, nonché membro della giuria di quest’anno, è poi Olivier Assayas, il cui ultimo lavoro è del 2010, Carlos: racconta la vera storia del primo terrorista internazionale. Una mini-serie che ha meritatamente vinto premi in vari festival e 2 nominations ai Golden Globe (da poco mandata in onda on Italia da Fox).
Infine si uniscono a questi nomi, quelli di personaggi di grande spessore culturale sia nel cinema che fuori, quali Linn Ullmann – emergente scrittrice e giornalista norvegese, nonché figlia di Ingmar Bergman (scusate se è poco); Martina Gusman – giovanissima produttrice cinematografica e attrice nei film di Pablo Trapero; Nansun Shi – una donna dalla carriera trentennale nella produzione per il cinema koreano; Mahamat Saleh Haroun – regista ciadiano (1961). Premio speciale nel 2006 al festival di Venezia per Daratt.

LA SEZIONE “IN CONCORSO”: I FILM E I VINCITORI 2011

Ma iniziamo a a parlare dei veri protagonisti del festival: i film.
L’attuale edizione è stata ricca di pellicole di rilevanza e spessore, tanto da far dimenticare il calo di tono dell’anno scorso. Terrence Malick è riuscito nel difficile compito di unire pubblico e critica, conquistando la giuria con il suo The Tree of Life, meritandosi così la Palma d’oro. Un’opera complessa, che usa vari registri e piani di comprensione e ricorre a un linguaggio estetico lirico ed estremamente suggestivo. Tutto il film è il viaggio interiore del protagonista, Sean Penn, tra ricordi e metafore, partendo dalla sua infanzia e dal difficile rapporto con il padre.
Dalle parole di Robert De Niro “La maggioranza dei membri della giuria ha stimato che The Tree of Life avesse la grandezza, il respiro, l’impatto e le intenzioni che sembravano corrispondere a una Palma d’Oro.”
Suo concorrente nella “corsa all’oro” pare essere stato Melancholia, già vincente per la migliore interpretazione femminile andata a Kirsten Dunst. Il regolamento del festival vieta però che un film possa avere più di un premio e la giovane attrice americana non poteva non essere premiata per questa sua ottima prova. Pessima invece la performance del regista di questo film: Lars Von Trier, già noto per la sua eccentricità ma che questa volta ha davvero esagerato, rilasciando dichiarazioni a dir poco discutibili sulla sua empatia nei confronti di Hitler e sulle sue simpatie naziste, tanto da essere definito dai rappresentanti del festival stesso come “persona non gradita”.

Ex aequo invece per il Gran Premio che riconosce merito alla pellicola più sperimentale e/o originale. A convivere su questo podio troviamo Il ragazzo con la bicicletta di Jean-Pierre e Luc Dardenne e Once upon a time in Anatolia di Nuri Bilge Ceylan.
I due fratelli Dardenne conquistano così il loro quinto premio a Cannes, presentando una pellicola che si inserisce perfettamente nel loro discorso poetico, raccontando la solitudine di un ragazzino e quella del padre che lo ha abbandonato, una solitudine spezzata solo da una donna capace di amare in modo puro, come una madre.
Once upon a time in Anatolia invece, come una favola, si svolge in un bosco, quello delle steppe asiatiche. Qui, un gruppo di poliziotti, un procuratore, un medico e due presunti omicidi, trascorreranno la notte in cerca del cadavere di un uomo.

La miglior interpretazione maschile va invece a Jean Dujardin per The Artist, vera rivelazione del festival. Un film inizialmente escluso dalla sezione concorso, poi reintegrato a una settimana dall’inizio della manifestazione. Riprende un linguaggio classico, quello del cinema muto in bianco e nero, per raccontare la storia d’amore tra un divo affermato e una giovane attrice emergente.
Unico rimpianto per Michel Piccoli di Habemus Papam

Miglior Regia per il danese Nicolas Winding Refn, presente a Cannes con Drive, già definito un cult per gli amanti del genere adrenalinico alla Tarantino; per intenderci: molto pulp ma meno pop del collega americano.

Footnote (Hearat Shulayim) conquista invece il premio per la Miglior Sceneggiatura. Definita come “una perfida commedia Yiddish sul rapporto padre-figlio”. Un tema evidentemente ricorrente in questa edizione… solo che qui abbandoniamo totalmente i toni cupi e drammatici di altre opere in concorso e ci lasciamo andare all’esilarante comicità brillante di questo bravissimo sceneggiatore. Padre e figlio sono in competizione nella loro carriera accademica. Due caratteri completamente diversi con due carriere all’opposto.

Il Premio della Giuria è andato nelle mani di Maiwenn, per il suo film Polisse (da lei scritto, diretto e recitato), parzialmente autobiografico, in cui ha anche una parte il nostrano Riccardo Scamarcio. La storia ha come protagonisti Fred, della Squadra di Protezione Minori di Parigi (BPM), e Mélissa, una fotografa incaricata dal Ministero di realizzare un reportage proprio sul lavoro della BPM.

L’ultimo premio, quello della Camera d’Oro attribuito alla migliore opera tra TUTTE le selezioni, è andato a Pablo Giorgelli per Las Acacias. Il film, presentato nella categoria La Settimana della Critica, narra una giornata nella vita di Ruben in cui la routine verrà spezzata dalla presenza di due insolite persone sul suo camion.

LA SEZIONE “UN CERTAIN REGARD”

Anche in questo caso, la giuria aveva come presidente un nome più che prestigioso: Emir Kusturica, accompagnato da Elodie Bouchez (attrice francese, nota anche in America nonché moglie di uno dei Daft Punk), Peter Bradshaw (famoso critico cinematografico del Guardian), Geoffrey Gilmore (direttore del Tribeca Film Festival e docente alla UCLA) e infine Daniela Michel (direttore dell’International Morella Film Festival).

Questa sezione ha visto anch’essa contendersi grandi opere e nomi più o meno famosi, tra cui non si può non citare Gus Van Sant con Restless e Kim Ki-Duk, vincitore della Palma d’oro con un documentario autobiografico in cui riflette su di sé, sul suo cinema e la sua crisi creativa, dal titolo Arirang. Un premio che però si è dovuto dividere con il regista tedesco Andreas Dresen, che ha presentato qui la sua ultima fatica: Halt auf Strecke, dramma familiare sul tema della malattia.
Il film russo Elena, di Andrej Zvjagincev, ha vinto il Premio della Giuria, mentre l’iraniano Mohammad Rasoulov è stato premiato come miglior regista per Be omidé didar. Come per il suo connazionale Jafar Panahi però, anche Rasoulov non è potuto venire a ritirare il premio perchè in prigione.

SEZIONE CORTOMETRAGGI E ALTRI PREMI

Merita infine uno spazio la sezione Cortometraggi che ha visto consegnare la Palma d’oro a Cross di Maryna Vroda, e quello della giuria a Badpakje 46 (Maillot de Bain 46) diretto da Wannes Destoop.

Altri premi paralleli sono poi stati conferiti ai seguenti film:
– Premio della Giuria Ecumenica al film This must be the place di Paolo Sorrentino.
– Premio dei critici Fipresci Le Havre, del regista finlandese Aki Kaurismäki (tra i più quotati in questo festival insieme al film di Malick)
– Queer Palm, ovvero il premio per il miglior film a tematica omosessuale, per il sudafricano Skoonheid di Oliver Hermanus.