Festival di Venezia, vincitori e vinti della 67° edizione

Vince l’ex coppia Tarantino-Coppola. Eh sì, perché uno, Tarantino sembra ormai indispensabile al morale dei festival, due, perché la Coppola si è aggiudicata il Leone d’Oro con Somewhere, film che ha diviso la critica. Chi non fa che parlare di quanto, con la sua vena autobiografica, sia toccante e ben girato, chi ne parla invece come un film che non finisce di convincere, senza spessore. E come al solito, il consiglio è di andarli a vedere questi film discussi e magari lasciare un commento con la propria opinione. Dal canto mio non è certamente il film della Coppola che ho amato di più e dire che gli altri mi sono piacciuti davvero un sacco, da Il giardino delle vergini suicide, a Lost in translation e Marie Antoinette. Sarà che non ho trovato quella delicatezza che in altri lavori mi aveva colpito. Qualcuno forse obietterà, ma Sofia questa voltà ha peccatto di arroganza. E’ stata un po’ troppo sicura di sé, o forse solo un po’ troppo presente. Ciò non toglie che il film abbia una bella regia, una piacevole attenzione all’estetica dell’inquadratura e ai silenzi. Il Leone d’Oro per il miglior film a Somewhere mi sembra un po’ eccessivo… (ah, glissiamo sull’immagine giustamente definita agghiacciante da qualcuno del mondo televisivo italiano)

Sicuramente in questa edizione della Mostra internazionale del cinema di Venezia, la personalità e i gusti pulp di Quentin Tarantino, si sono fatti sentire. Il Leone d’Oro alla Carriera va a John Woo ed è stato inoltre consegnato il Leone d’Oro per l’insieme dell’opera, premio che non viene dato ogni edizione, ma solo quando lo si ritiene opportuno. Il riconoscimento va al regista newyorkese Monte Hellman, tra l’altro produttore esecutivo nel ’92 del film Le iene di Quentin.

Il Leone d’Argento va a Álex De la Iglesia per Balada triste de trompeta che riceve anche il premio Osella per la miglior sceneggiatura. Un delirio circense in cui sogno e realtà si mescolano per andare a fondo con leggerezza. Più pulp che poesia, ma comunque un film divertenete e intenso, in cui ritroviamo gli stilemi del cinema di Iglesia e anche qualcosa in più. Non deluderà i fan e tutti quelli che hanno voglia di divertirsi senza spegnere il cervello…

Il premio speciale della giuria è andato a Essential Killing di Jerzy Skolimowski, che ha riscosso un ottimo successo anche di pubblico. Vincent Gallo riceve la Coppa Volpi per questa inetrpretazione, solo e in silenzio per quasi tutta la durata del film. Essential Killing racconta la fuga per la sopravvivenza di un uomo che arriva a regredire ad uno stato primitivo di follia e ossessione. Campi lunghissimi dedicati a una natura meravigliosa che contrasta con la violenza insita nell’essere umano.

La Coppa Volpi per la miglior attrice va a Ariane Labed per l’interpretazione nel film Attenberg di Athina Rachel Tsangari. Un film delicato che affronta il rapporto conflittuale di una giovane ragazza con la  propria femminilità. Il Premio Marcello Mastroianni va a Mila Kunis per l’interpretazione in Black Swan. Un film di Darren Aronofsky con Natalie Portman nelle vesti di una ballerina che si trova a dover fare i conti con una giovane e agguerrita rivale, forse frutto della propria immaginazione, interpretata appunto da Mila Kunis. Premio Osella per la miglior fotografia a Silent Souls del regista Aleksei Fedorchenko e il Leone del futuro (opera prima) a Majority di Seren Yüce.

Una bella sorpresa è Orizzonti, sezione da sempre dedicata alle nuove tendenze, che si apre quest’anno anche alle opere “fuori formato” così da includere i nuovi linguaggi espressivi di ultima generazione. A mio parere nei Festival spesso la sezione dedicata al cinema giovane e  sperimentale, è tra le parti più interessanti e anche Venezia non fa eccezione. Presieduta quest’anno dall’artista iraniana Shirin Neshat, Orizzonti ha premiato Verano de Goliat del messicano Nicolás Pereda al suo quarto lungometraggio, una commistione di fiction e documentario. Il Premio speciale della Giuria, va invece a The Forgotten Space degli olandesi Noel Burch e Allan Sekula.

Un bel ko per il cinema italiano. Nessun riconsocimento ufficiale nonostante i 41 titoli in corsa. Non si può negare il dispiacere, ma forse è quel che ci vuole. Un segnale forte che sottolinea come il cinema italiano degli ultimi anni faccia fatica a schiodarsi, a smovere gli animi, imbalsamato com’è. Certo i bei film non mancano, ma evidentemente non basta… Detto questo il premio Controcampo italiano va a 20 sigarette di Aureliano Amadei, la storia di un aspirante regista che finisce in Iraq per girare un film e si ritrova unico suprestite dell’attentato di Nassiriya del 12 novembre 2003. Film ben girato, per nulla scontato, con un ottimo Vinicio Marchioni come attore protagonista, che riceve la menzione speciale.