The Losers: film VS fumetto… (parte 1)

Premetto: le differenze tra il film e il fumetto in questione sono tante e non potrò elencarle tutte, sia perché diventerebbe un articolo molto noioso (da scrivere e da leggere), sia perché richiederebbe ancora più tempo e spazio, per dire in fondo poco di più. Ho scelto quindi di concentrarmi solo su alcuni macro aspetti particolarmente significativi, per capire il valore di alcune modifiche nella traduzione del soggetto da fumetto a film e per mettere in luce i punti di forza di uno o dell’altro.

La storia comune a entrambi è questa: i Losers sono un gruppo di 5 soldati, chiamati a svolgere operazioni militari segrete. Durante una di queste però succede qualcosa di diverso. La loro missione dovrebbe semplicemente essere quella di dare le coordinate a degli aerei militari, per radere al suolo il sito in cui si nasconde Fadhil, considerato un nemico dell’America. Arrivati sul posto però scoprono che ci sono anche dei bambini. Cercano di far saltare l’operazione, ma un certo Max interrompe le comunicazioni con la base. I Losers quindi decidono di fare di testa loro e andare a salvare quei bambini. Riusciti ad allontanarli dal luogo dell’esplosione, li porteranno definitivamente in salvo cedendo loro il posto sull’elicottero venuto per recuperarli. Qui, avviene la strage. I Losers vengono ufficialmente dichiarati morti nella caduta del mezzo. In realtà però  sono vivi e determinati a vendicarsi di chi ha tentato di ucciderli: Max.

Partiamo dalle differenze strutturali. Il fumetto è composto da 32 albi (usciti in Italia in 5 volumi, ora raccolti in un unico mega libro di più di 700 pagine), durante i quali si ha modo di conoscere tutti i personaggi, sviluppare snodi narrativi complessi e dare ampio respiro alle varie relazioni interpersonali. Il film dura 96 minuti (circa). Già da qui è chiaro che le mancanze saranno molte. Fortunatamente però Peter Berg e James Vanderbilt, gli sceneggiatori, si sono concentrati sugli eventi raccontati nei primi 6 numeri, ai quali hanno aggiunto qualche variazione – per snellire e semplificare l’intricata trama – e integrato con elementi successivi – per rendere più facile l’accesso alla storia.

Passiamo ora a uno sguardo sui protagonisti: i Losers. Nel fumetto il lettore capisce immediatamente come orientarsi all’interno del gruppo: quale il simpatico (Jensen), quale il leader figo e carismatico (Clay), chi l’animo mite e gentile (Pooch), il silenzioso con un passato difficile (Cougar) e quale invece il polemico di turno che contesta sempre tutto: Roque. Nel fumetto è tutto già ben chiaro.

Nel film sì, ma anche no. Sono tutti più amici e più simpatici, fanno sempre un vero gioco di squadra e sembrano una famiglia completa e felice. Le zone d’ombra sono mascherate e per questo il tradimento di uno di loro (che faccio? spoilero? Ma no dai) è decisamente un inaspettato pugno nello stomaco. Proprio come lo è per Clay.

Anche la storia tra la new entry, Aisha, e… (indovinate chi?) non viene minimamente accennata per tutto il fumetto, se non dopo ben 20 albi (!!!) – anche se da lì in poi si diranno frasi del tipo “Se mi ami non puoi farlo” (!!!!!!). Ok, preferisco sorvolare su questo unico scivolone di Andy Diggle… Nel film ovviamente non si può aspettare tanto (anche perché, se si ferma al 6° numero…), sia perché ogni film hollywoodiano che si rispetti deve avere una sottotrama sentimentale, sia e soprattutto perché ogni film d’azione che parla di uomini davvero cool, deve avere anche una donna. In fondo questo è un genere fatto apposta per dar sfogo agli ormoni in tutti i modi. E questo deve essere valido anche per lo spettatore. Ecco quindi una leggiadra attrice (Zoe Saldana, quella di Avatar per intenderci), dal fisico esile ed elegante, capello lungo e sguardo da cerbiatta, che quando tiene in mano un gigante lanciarazzi fa emozionare il pubblico maschile. Poco importa che la Aisha del fumetto sia una tipa DAVVERO tosta, molto lontana da qualunque idea di femminilità (nonostante le generose curve): capelli raccolti e pantaloni larghi da militare; che potrebbe ammazzare chiunque e senza alcun problema né rimorso; che da piccola collezionava per hobby orecchie umane. Raramente terrebbe in mano un bazuka per non perdersi il piacere di uccidere la sua vittima da vicino ma, se lo facesse, la reazione (maschile) sarebbe molto, molto diversa da quella cercata nel film, perché ne avrebbero davvero e soltanto paura. Ultimo appunto (last, but not least) nel fumetto Aisha è un’afghana musulmana, che fa parte della resistenza e cerca di aiutare le sue amiche/concittadine a fuggire dal paese e a trovare una sistemazione dignitosa in America.

Tutto questo nel film non è neppure lontanamente accennato. E questo mi spiace non poco, perché conferma la scarsa flessibilità del cinema commerciale (americano e non solo) in tema di immaginario femminile, ancora molto stereotipato e più interessato alla rappresentazione fisica della donna, alla sua figura seducente e canonica (in fondo, farle fare qualche acrobazia ginnica non la rende meno canonica…), che a una donna con una psicologia complessa e dalla biografia dura e inusuale.

Continua…