Ducan Jones, Moon e il risveglio tragico

Molte cose che sembrano certe alla fine vengono smentite, contraddette, e molte cose false, invece, vengono accettate senza alcun dubbio, senza alcuna opposizione. E per scoprire l’errore la contraddizione non serve, e neppure la sua mancanza ci dice che siamo nel vero. Questo è l’esergo dal forte retrogusto pascaliano che recita la storia di Sam Bell. Uomo lunare, sulla base Sarang, destinato, per tutte le vite, ad estrarre Elio-3, energia pura, per salvare la Terra.

Sam è i protagonisti di Moon, il lungometraggio di Ducans Jones. Senza dubbio un omaggio alla fantascienza degli anni che furono, tra immagini ovattate e atmosfere lattee. Un esplicito rifiuto dei mezzi gagliardi di cui oggi il cinema può disporre, per affidarsi unicamente alla brillante imperfezione dei modellini, direttamente nelle mani degli artisti che avevano già lavorato per 2002: la seconda odissea. Ma non solo. Realizzato in pochi giorni con un budget limitato, Moon è anche un’ammissione amara di solitudine e dimenticanza, un manufatto che con i suoi effetti speciali artigianali da Rover Lunare stile Alien sa raccontare una formula difficile.

Sam inizia a soffrire. Da tre anni solo, in compagnia di un robot di nome Gerty, che ha il compito di proteggerlo, aiutarlo e controllarlo. Isolato dalla terra, per via di un guasto ai sistemi di comunicazione, sognando di riabbracciare al più presto moglie e figlia. Per fortuna mancano sole due settimane e poi potrà tornare a casa dai suoi cari, sul suo pianeta.

Non è come sembra. Sam, così come lui si crede, così come lui si pensa, non esiste. Sam non c’è, c’è solo il prodotto Sam. Un clone, uno dei tanti creati con precisione dalla società di estrazione dell’Elio-3. Una vita che è solo un frame. Una pila, con una durata di tre anni, che un tempo fu uomo, senza più nessun potere sulla propria memoria, senza più una storia. Vittima inconsapevole di un laboratorio della salvezza, imprigionato in un grande loop.

Il lapsus. Ad un certo punto il meccanismo s’inceppa. Sam ha un incidente fuori dalla stazione lunare, Sam perde i sensi, un nuovo Sam si risveglia nell’infermeria della base con una lieve amnesia, ma si accorge di qualcosa, riesce ad imbrogliare Gerty, esce dalla base e scopre l’altro Sam mezzo morente, ancora vivo.

La realtà irrompe nella vita del clone. Un evento accidentale sufficiente a dimostrare che nei sotterranei delle certezze e del proprio sapere si cela un raggiro. E ci si imbatte nel lato grottesco di un destino che si risolve negli appagamenti tecnologici del desiderio, in un fatale annullamento del senso di realtà.

Sam scopre la messa in scena e la sua storia si fa tragicamente in frantumi. Ma ora può rivendicare la propria identità. E tutto ciò che gli resta da fare è lottare per evitare che il grado di condensazione della realtà si allenti e si dissolva di nuovo. Dovrà rompere il cerchio. Perché dopo di lui il genius malignus che è nelle mani dell’uomo non possa innalzare ancora ad opera d’arte una nuova finzione.