Festival di Cannes (e dintorni) 2010 – parte2

Come fa notare Paolo Mereghetti nella conferenza di apertura di Cannes e dintoni, al Festival di Cannes c’è una sezione gestita dai registi francesi che guarda alle produzioni più sperimentali. La Quinzaine des Réalisateurs, quest’anno presieduta da Frédéric Boyer, a differenza della selezione ufficiale è svincolata dalla necessità di essere politically correct e di badare ai vari equilibri, e così può permettersi di fare scelte più coraggiose e più rischiose. Soprattutto quest’anno che ci si è concentrati sulle opere prime, si è guardato quindi a registi giovani che hanno certamente molto da dire e coraggio di esporsi, e che chiaramente sono una scommessa. Il cuore della rassegna milanese è proprio la Quinzaine des Réalisateurs. La maggior parte dei film scelti per Cannes e dintorni infatti appartengono da sempre a questa selezione.

Tra i film proiettati c’è La Caméra d’Or, Año bisiesto opera prima del regista australiano, “adottato” dal cinema messicano, Mickael Rowe. Film claustrofobico ed “estremo” ambientato quasi totalmente nella stanza in cui una donna porta ogni notte uomini diversi. Illégal del francese Olivier Masset-Depasse che affronta il problema dell’immigrazione mettendo al centro la separazione di una madre dal proprio figlio. Mereghetti nella conferenza di apertura fa notare come il cinema francese sappia farsi carico dei propri fardelli, discorsivizzare i propri problemi sociali, cosa che la cinematografia italiana raramente fa. Diversi i film francesi che affrontano il tema dell’immigrazione, come Les mains en l’air di Romain Goupil (fuori concorso) o il bellissimo Welcome di Philippe Lioret.

Da non perdere è poi Boxing gym, l’ultimo film di Frederick Wiseman, il più grande documentarista oggi in circolazione. Considerato all’unisono un vero capolavoro da Paolo Mereghetti e Bruno Fornara, racconta ciò che avviene in una palestra di box. Ed è tutto l’opposto di ciò che ci si aspetterebbe. Pochi gi scontri, tante e diverse le persone che passano di lì e che sfidano principlamente i propri limiti. Mereghetti afferma che Wiseman è “garanzia di bellezza”. Altro film su cui soffermarsi è l’italianissimo Le quattro volte di Michelangelo Frammartino. Regista milanese (di origini calabresi) noto più all’estero, in particolare in Francia, che in Italia. Famoso anche per le sue installazioni artistiche, è al suo secondo film che tra l’altro è una sorta di antefatto del primo, Il dono, altrettanto notevole. Le quattro volte si occupa della vita nelle sue varie forme, l’umana, l’animale, la vegetale… Partiamo dal pastore, passiamo attraverso la capra, arriviamo alla vita dell’albero, per finire dispersi nell’aria come il fumo che esce dai caminetti della case di un piccolo paesino calabrese. Bruno Fornara fa notare come questo sia un film sulla gravità. Mereghetti lo definisce un trattato filosofico per immagini. Di particolare interesse il piano sequenza di 10 minuti in cui Frammartino, da un camioncino, riprende la vita lungo la strada muovendo la camera da destra e sinistra, da sinistra a destra (scena rifatta ben 21 volte!).

Questi sono solo alcuni tra i film della Quinzaine des Réalisateurs proiettati a Milano per la rassegna Cannes e dintorni. Per saperne di più: www.lombardiaspettacolo.com