Shutter Island, il paradosso della follia
Sono sicuro, Martin, questa volta ho capito. Con la tua pellicola volevi fregarmi, ma non ce l’hai fatta. Teddy Daniels (un Di Caprio strepitoso) non è uno schizofrenico e tutto ciò che gli accade non è qualcosa che egli crea per negare a se stesso traumi terribili. E non dirmi che mi hai preso in giro, che mi hai confuso apposta a tal punto da farmi pensare come lui. Teddy è ragionevole e la sua lucidità è straordinariamente folle. E il tuo ultimo sforzo, Martin, è veramente riuscito.
Una proposizione autonegante, questo è secondo me Shutter Island. Un film che dichiara in tempo reale la falsità di ciò che dice, così da renderne impossibile una lettura univoca secondo il criterio classico di verità. Io sto mentendo: se è vero è falso che menti, se è falso è vero che menti e dunque non stai mentendo. Ed ecco l’incarnazione del linguaggio della follia: non un linguaggio sconnesso, inteso come incomprensibile o demente, ma semplicemente un linguaggio più complesso, dove è più difficile distinguere e separare; più denso, fluido e profondo, con dimensioni diverse, forse più completo.
Sì Martin, ci sei riuscito, e non con pochi sforzi. Hai coagulato con maestria segni e significati, quasi come a renderli interscambiabili. Ora al cinema ciò che conta non è più quello che si vede, ma come lo si vede. Ora il biglietto si paga per vedere il proprio modo di vedere.
L’occhio della videocamera è la psiche dell’agente federale, senza troppi giri di parole, la nostra cultura occidentale, che è sforzo di capire, tentativo di passare dal caos al cosmo. Organizzare. Razionalizzare. Passare dall’ordine al disordine. Un grande sforzo di illuminazione, di depurazione, di separazione dal buio, dall’indeterminato, dall’irrazionale, una continua fuga dalla follia.
E Shutter Island ci dice che questa fuga non è mai del tutto possibile. Luce e ombra, infatti, vivono una in funzione dell’altra. Anzi, che forse la follia preceda la ragione? Che la ragione abbia vita solo grazie alla follia? Di certo la ragione senza follia non potrebbe formarsi. Senza disordine, caos, indefinito, indeterminato, la ragione non potrebbe assolvere il compito che la definisce come tale. La follia e la ragione sono due mondi comunicanti. All’interno della ragione, c’è sempre un seme di follia e nell’universo della follia c’è sempre qualcosa che assomiglia a un barlume di ragione. Difficile da accettare.
Il film, sulle orme kafkiane, è il racconto di un’incapacità di collegamento, dell’impossibilità di risalire alle cause di un senso di colpa che devasta. È la storia dell’uomo che da sempre, per salvarsi dal delirio, invoca il potere della previsione e la capacità dell’intelligenza, della ragione, per vedere come stanno le cose e come andranno nel futuro.
È l’onesta rappresentazione di come ogni volta che la ragione tenta di uscire dalle tenebre, dal vagabondare, la follia continuamente risorge, provocando incertezza, indeterminazione, e rosicchiano terreno all’intelligenza.
Ed ecco il paradosso della follia, che scandalosamente vive all’interno della ragionevolezza. Ecco lo sforzo della ragione che cerca di costruirsi un territorio proprio. Ecco la lotta. La lotta di ogni uomo con se stesso per diventare se stesso, dell’uomo con un altro uomo e dei popoli con altri popoli.
Martin, cosa dire? Credo che questo film abbia stupito anche te.
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2 Responses
S.
March 30th, 2010 at 23:30
1posto più per gioco critico che per adesione personale (io il film non l’ho visto..) una recensione altrettanto ben argomentata ma fortemente negativa sul film.
http://secondavisione.wordpress.com/2010/03/11/shutter-island-martin-scorsese-2010/
mi piacerebbe vedervi discutere sul film
mattia
April 3rd, 2010 at 14:07
2Ciao S., grazie. Forse le mie considerazioni partono dal film che inizia dopo i titoli di coda, che sia questo ciò che allontana di più le nostre due letture? Le implicazioni “cinefilo filosofiche” ci sono, e in questo film mi sembrano buone e feconde, i garbugli linguistici pure. Scorsese poteva fare di più? Questo vale sempre per chiunque. Minchie scassate e fastidi di pancia? E che ci possiamo fare?
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