Oscar 2010: vince The hurt locker
A pochi gioni di distanza da quello che viene definito il più importante premio cinematografico del mondo, qualche osservazione nasce spontanea:
per la prima volta nella storia degli Oscar, la statuetta è andata in premio a una regista donna, Kathryn Bigelow. Qualcuno si stupirà ancora a sentire che è la regista, tra gli altri, di Point break. Definita profonda e attenta nei contenuti, quanto svelta e frammentaria nell’immagine, la Bigelow vince come miglior regia con il suo The Hurt Locker che si aggiudica il premio anche come miglior film. A questa prima novità da contrappasso fa che a vincere è un film sulla guerra sporca, quella degli americani. Da questo punto di vista non è certo il primo ad aggiudicarsi il riconoscimento. Ricordiamo Il cacciatore di Michael Cimino o Apocalipse now di Coppola. Tra tutti l’aspetto forse più interessante è che a vincere è un film indipendente e low budget che esce dal flusso mainstream delle major. Si aggiudica inoltre Miglior sceneggiatura originale, montaggio, suono e montaggio sonoro.
Avatar che era tra i favoriti porta a casa scenografia, fotografia (un merito tutto italiano) ed effetti speciali, ciò che in effetti merita. Delusione per Cameroon che si fa soffiare la statuetta dall’ex-moglie.
Per gli attori è una conferma dei precedenti Golden Globes, troneggiano Jeff Bridges per Crazy Heart (che vince anche per la miglior canzone originale) e Sandra Bullock per The Blind side (buffa casualità che per All About Steve si sia aggiudicata, la notte prima degli Oscar, il Razzie – o “pernacchia” – come peggior attrice dell’anno). Idem per gli attori non protagonisti, Christoph Waltz per Bastardi senza gloria (questa volta presente) e Mo’Nique per Precious.
Miglior film di animazione Up, che riceve la statuetta anche per la miglior colonna sonora. Miglior trucco a Barney Burman, Mindy Hall e Joel Harlow per Star Trek e per i costumi, Sandy Powell con The Young Victoria.
Un’altra interessante sorpresa è stato il miglior film straniero, El Secreto de Sus Ojos di Juan José Campanella, quando in tanti si aspettavano un ennesimo riconoscimento per Il nastro bianco, o che al massimo la statuetta andasse a Il profeta di Jacques Audiard (9 César e Gran Premio della Giuria a Cannes).
Il riconoscimento per il miglior documentario va a The Cove diretto da Louie Psihoyos. Un film controverso e coraggioso che denuncia il maltrattamento e il massacro dei delfini in una laguna del Giappone.
Miglior corto The new tenants di Joachim Back e Tivi Magnusson. Tre uomini del tutto diversi si riscoprono uniti da un unico desiderio di vendetta per un film divertente, cupo e romantico al tempo stesso. Miglior corto di animaione è quello del collettivo francese di grafica e animazione H5, Logorama. Inseguimenti, rapine, delirio per le strade di una città in cui tutto è marchio o insegna pubblicitaria.
Qualche tono da soap e poche sorprese per una notte comunque emozionante che non perde mai il suo fascino, tutto hollywoodiano.
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One Response
IL PROFETA di Jacques Audiard | .speropoli
April 1st, 2010 at 10:14
1[...] Se vi riconoscete in coloro che prima di scegliere un film controllano quanti premi e nominations ha ricevuto, posso dirvi che Il profeta ha vinto ben 9 César (equivalente francese degli Oscar), il Gran Premio della Giuria a Cannes ‘09, il BAFTA (riconoscimento inglese per le opere cinematografiche e televisive) come miglior film straniero e, sempre per questa categoria, è stato anche candidato agli Oscar. [...]
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