Ci sono registi che, fin dal primo giorno in cui prendono in mano la macchina da presa, decidono che avranno un loro stile. Uno stile maturato da adolescenti durante le insonni notti estive passate a guardare i film preferiti nella propria stanza. Tarantino è decisamente uno di questi. Non delude mai. E non sorprende mai.
In questa, come in molte pellicole di Tarantino, c’è molta azione, concentrata in pochi fulminanti secondi per volta. In questa, come in molte sceneggiature di Quentin, la vicenda è articolata in episodi contigui e giustapposti. In questo, come in molti film del Nostro, si gioca con un lettering provocatoriamente fumettistico. In questa, come
in molte opere dell’ex commesso di videoteca californiano, recitano dei grandi attori. Tutti gli ingredienti che un fan si aspetterebbe ci sono, amalgamati secondo la consueta cifra stilistica caratteristica. Tutto questo è sufficiente a farne un grande film? Probabilmente sì.
Ma passiamo alla trama, che possiamo riassumere in due righe. Le vicende narrate si svolgono sul suolo francese durante il secondo conflitto mondiale. Tutto il sottinteso fa parte della nostra storia. Ma è la vicenda che si svolge altrove: è fuori dal film e dentro il cinema.
Il cinema diventa forte, fortissimo in questa visione del mondo. Diventa l’arma (e il luogo) finale capace di chiudere con fiamme e proiettili una delle pagine più brutte della storia umana. Un cinema incarnato nella splendida (ma stereotipata) Shosanna Dreyfus che vive di cinema, film e libri in una Parigi occupata dal Terzo Reich. Proprio lei sarà la mano che armerà e ospiterà il delitto finale. Un’ecatombe incredibile con, sullo sfondo, una diabolica risata che erompe da uno schermo in fiamme vomitante lingue di fuoco assassine.
Si sarà intuito come anche in questo film Tarantino non lesini le pallottole e il sangue che schizza dalle ferite liquido e caldo in fiotti voluttuosi. Siamo in guerra e tutto è permesso, anche uccidere soldati nazisti disarmati sadicamente con una mazza da baseball… homerun guys! Anche infierire su corpi senza vita svuotando il caricatore della pistola che si tiene in mano.
Chiudo queste mie riflessioni sparse, forzatamente ingarbugliate e disarticolate perché quello di Quentin è un cinema che si fa fatica a domare, che colpisce occhi e cuore grazie a una sceneggiatura (originale) articolata e suggestiva, ricca di particolari e scene da raccontare agli amici senza lasciarsi fregare dalla soddisfazione di vedere morire Hitler per mano di ebrei e americani.
Un film che va visto in buona compagnia per almeno tre buoni motivi: per ridere delle battute (applausi a Pitt), per guardarsi negli occhi quando la tensione sale lenta e inesorabile (la caccia agli ebrei
nascosti sotto il pavimento), per godersi la carneficina finale.
Mi è piaciuto moltissimo il passaggio in cui dici “il cinema diventa forte, fortissimo in questa visione del mondo. Diventa l’arma (e il luogo) finale capace di chiudere con fiamme e proiettili una delle pagine più brutte della storia umana”. Anche io ho avuto questa piacevole sensazione, nonostante credo che la tragicità degli eventi bellici non possa dirsi conclusa nemmeno ora, neanche dopo che, almeno dal punto di vista della cultura cinematografica, si è consumata una salutare vendetta. Troppe le ferite ancora aperte, troppo grande quell’orrore indicibile, come mostra bene il recente e bellissimo “L’uomo che verrà”.
Posted by Jurij | 5 March 2010, 12:23Le ferite, per fortuna o purtroppo, si stanno chiudendo: le generazioni che hanno vissuto in prima persona gli eventi scompaiono e i nuovi arrivati sono pronti per ripetere gli stessi errori.
Il fatto stesso che Tarantino non abbia voluto inserire l’elemento “olocausto” nella sceneggiatura è un indice rivelatore: il sadismo con cui vengono trattati i nazisti (coinvolgendo tutta la scala gerarchica) dà per scontato che tutti gli spettatori conoscano le vicende storiche in oggetto e possano quindi consentire, senza inorridire, alle violenze predisposte per eliminare i protagonisti del Terzo Reich.
Grazie per la segnalazione del film; lo metto tra i “desiderata” da vedere.
Posted by Daniele Limonta | 5 March 2010, 15:16