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BERLINALE 2010: il trionfo del cinema non occidentale

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La Berlinale festeggia i suoi 60 anni con un’edizione che, a detta di alcuni, pare essere stata in tono minore rispetto all’elevata qualità cinematografica cui aveva ormai abituato i suoi fedelissimi. Purtroppo a noi non è dato di verificarlo e sinceramente, dando un’occhiata ai trailer dei film, mi sembrano tutti meritevoli di interesse. Quello che però mi risulta evidente considerando i titoli e i nomi dei registi premiati, è che difficilmente queste pellicole arriveranno nelle sale italiane (la tv non è neppure da considerare…!). Il motivo è semplice: sono per lo più opere di cinematografie da noi poco frequentate, come quella orientale, turca, russa e rumena (che sta vivendo un periodo di enorme vitalità).

L’unico che quasi sicuramente sarà accessibile a tutti è il film di Roman Polanski, artista dalla biografia tormentata e piena di colpi di scena, proprio come le sue pellicole. The Ghost Writer, ispirato al libro di Robert Harris, ha ottenuto infatti l’orso d’argento per la miglior regia. Già noto al pubblico di tutto il mondo per le sue pellicole sempre aperte al lato oscuro dell’uomo, Polanski si è qui cimentato in un thriller sugli intrighi internazionali. Il protagonista è un giovane (Ewan McGregor) chiamato da un ex primo ministro britannico (Pierce Brosnan) a raggiungerlo su un isola degli Stati Uniti per scrivere la sua autobiografia. Il precedente scrittore pare però essere morto in circostanze misteriose e l’ex ambasciatore stesso rivelerà progressivamente un passato inquietante. Le premesse per un thriller ci sono già tutte: morti, pericolose informazioni segrete, intrighi internazionali (CIA e terrorismo sopra tutti), una figura oscura e minacciosa che rivelerà solo progressivamente la sua storia e soprattutto l’impossibilità per il protagonista di fuggire dall’isola.

A vincere l’orso d’oro è invece il film Bal (Honey) del regista turco Semih Kaplanoglu, l’ultimo di una trilogia a ritroso nella vita di Yousuf. Qui viene narrata la sua infanzia e soprattutto la scomparsa di suo padre, il tutto con un lirismo che ha affascinato la squadra dei giurati, capitanati da Werner Herzog, e portato Bal a ottenere il premio più prestigioso del festival.

Il gran premio della giuria è andato a Eu cand vreau sa fluier, fluier (If I Want To Whistle, I Whistle) di Florin Serban, che ha anche vinto il premio Alfred Bauer per l’opera più innovativa, con una storia che racconta gli ultimi giorni in un centro di rieducazione di un giovane rumeno. D’improvviso la situazione inizierà a degenerare e il ragazzo, da mite e accondiscentente, inizierà a dare forma a tutta la sua rabbia e disperazione.

Orso d’argento per la miglior sceneggiatura ai due cinesi Wang Quan’an e Na Jin, per Tuan Yuan (Apart Togheter). La storia ha come spunto iniziale un evento storico: la guerra civile del 1927 che vide la Cina scindersi in due fronti. Chi si oppose a Mao dovette nel ’49 chiedere asilo a Taiwan, abbandonando la famiglia e perdendo ogni speranza di poterli rivedere e tornare in patria. Tra questi c’è anche il protagonista, che a distanza di quasi cinquant’anni riuscirà a ritornare a Shangai per chiedere alla donna da lui sempre amata di seguirlo a Taiwan. Entrambi però si sono creati una nuova famiglia, e anche l’aver vissuto una vita intera in paesi con una modernizzazione ed evoluzione sociale completamente diversa peserà sull’evoluzione della loro difficile storia d’amore.

Tra le attrici, spicca Shinobu Terajima, vincitrice dell’orso d’argento per la sua interpretazione in Caterpillar di Koji Wakamatsu, nel ruolo di una moglie che si troverà costretta a riaccogliere a casa il marito, tornato mutiliato di gambe e braccia dalla guerra sino-giapponese del 1940.

Ex aequo invece per i due protagonisti maschili di Kak ya provel etim letom (How I Ended This Summer) di Alexei Popogrebsky: Grigori Dobrygin e Sergei Puskepalis, in una storia ambientata tra i ghiacci. Una pellicola che ha anche vinto l’Orso d’argento per lo “straordinario contributo artistico”.

Da segnalare è infine la struttura che da qualche anno affianca il festival, ovvero la Berlinale Talent Campus, che accoglie numerosi incontri con registi e artisti del settore cinematografico, mettendo anche on line alcuni di questi interventi. Il tutto, (attualmente aggiornato al 2009) accessibile gratuitamente al link http://tdb.berlinale-talentcampus.de/campus/program/telelectures?year=2009

P.S. Chiunque avrà modo di vedere anche uno solo di questi film è gentilmente pregato di darmene notizia…

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