21° Trieste film festival

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Il 1989 è un anno importante per l’Europa dall’est: vede la caduta del muro di Berlino, l’assassinio di Ceauşescu, la Ceccoslovacchia che ridiventa uno stato democratico, l’articolo 6 della Costituzione sovietica, che definisce il ruolo del Partito comunista come guida della società, viene abolito. Ed è anche l’anno d’esordio del Trieste Film Festival che da allora si ripromise di indagare discreto i movimenti e le espressioni del cinema dell’Europa centro-orientale, inizialmente emarginato e censurato, in cui però si poteva già intravedere un fervore e una volontà di espressione e denuncia. Non a caso Trieste, città di confine che con i paesi d’oltre cortina ha una storia da condividere.

21° Trieste film festivalSi è conclusa il 28 gennaio la 21° edizione del festival, cresciuto negli anni per popolarità e qualità, osservatorio privilegiato per il cinema dell’Europa centro orientale in Italia. Curato dall’associazione Alpe Adria Cinema, come ogni anno ha visto un susseguirsi tra anteprime nazionali e internazionali, inediti, proiezioni di documentari e cortometraggi, incontri con grandi autori e critici. Tra gli altri, Theo Anghelopoulos, simbolo del movimento nato a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, che nel ’77 vinse l’Orso d’oro con i I cacciatori, film di denucia politica; e ricordato per Il passo sospeso della cicogna, realizzato con la coppia Mastroianni-Moreau. E Goran Paskaljevic, uno dei più importanti registi serbi, premiato al festival di Berlino già al suo primo lungometraggio, e consacrato con La polveriera.
Tra le retrospettive di quest’anno Helena Třeštíková regista di documentari, che tra 2006 e 2007 è stata Ministro della Cultura della Repubblica Ceca. Nel 2008 con René vinse il premio per il Miglior Documentario della European Film Academy.

Il vincitore del Concorso Internazionale Lungometraggi è La città del diavolo del regista serbo Vladimir Paskaljević. Uno spaccato urbano descritto con “coraggio e chiarezza”, una Belgrado senza Dio, ritratto della società serba contemporanea. Due menzioni per Canino del greco Yorgos Lanthimos e Persone comuni del serbo Vladimir Perišić. Il primo, già vincitore del festival di Cannes nella sezione “Un Certain Regard” è un film innovativo che ribadisce a livello linguistico i problemi sociali, in una sorta di commedia dell’assurdo. Il secondo, affronta con profondità un tema delicato e duro come la perdita dell’innocenza di giovani soldati.

Il Premio del Concorso Internazionale Documentari è andato a La donna con i 5 elefanti di Vadim Jendreyko che si aggiudica anche il premio Alpe Adria Cinema. Biografia di Swetlana Gaier, considerata la maggiore traduttrice tedesca di letteratura russa, che grazie all’amore per il suo lavoro è riuscita a superare il dolore della guerra e dei campi di lavoro. Menzione speciale a 17 agosto del russo Aleksandr Gutman per aver affronato con sensibilità e attenzione il delicato tema delle carceri. E a La ragazza della ferrari dino del ceco Jan Němec, un’autobiografia che si fonde con la storia del proprio paese, intessuta di richiami metalinguistici.

Per il Concorso Internazionale Cortometraggi vince Variazioni dell’ungherese Krisztina Esztergályos. Premiati anche Felicità di Salomé Aleksi e Istruzioni per l’uso di Costas Yiallourides.

Premio CEI va a Drammi a est del bulgaro di Kamen Kalev e per Zone di cinema il pubblico premia Velma di Piero Tomaselli, produzione cinematografica indipendente, girato nella laguna di Marano e recitato interamente in dialetto maranese.

Queste le novità più importanti del “cinema nuova Europa” secondo il Trieste film festival.

***

Per maggiori dettagli:

http://www.triestefilmfestival.it/

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