Burton’s Wonderland

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Chi lo avrebbe mai detto che un dark man come Timothy Burton avesse mosso i suoi primi passi nel mondo Disney… e invece è proprio così. I suoi inizi sono a fianco di Red e Toby.

Ma facciamo qualche passo indietro. Al blocco 2000 di Evergreen Street, vicino al cimitero di Valhalla, vive un ragazzino introverso che sta sempre chiuso in casa. Il papà impiegato, la mamma commessa. Passa il tempo davanti alla televisione a guardare cartoni animati e film horror. Un giorno nella sua città, la società che si occupa dello smaltimento dei rifiuti indice un concorso per disegnare i manifesti dell’azienda. Il ragazzino partecipa e vince. Per un anno intero tutta la cittadina è tappezzata dei suoi disegni. Passano gli anni, Tim cresce, frequenta il liceo e vince una borsa di studio per il corso di animazione del California Institute of Art. Ignaro del futuro che lo aspetta ha per compagna inseparabile la sua super8.

Ed eccoci al capitolo Disney. Grazie al corso di animazione a al suo talento come disegnatore, Tim entra nell’azienda Disney. Partecipa a vari progetti tra cui, come si diceva, la realizzazione dei personaggi di Red e Toby nemiciamici e della pellicola fantascientifica Tron. Continua con i suoi corti d’animazione e inizia a seguire alcune regie per la televisione. È il momento di Taron e la pentola magica, quando, non troppo difficile da credere, i rapporti con la Disney si incrinano. I semi della discordia sembrano essere stati il corto animato Vincent, un omaggio a Vincent Price, suo idolo fin da piccolo, principale attore degli horror di Roger Corman che tanto lo appasionavano; e Frankenweenie, ispirato alla figura di Frankenstein, qui impersonificato da un cane (da cui pare trarrà un lungometraggio a breve…). Le sue inclinazioni non incontrano il gusto Disney, diciamo che non sono proprio sulla stessa lunghezza d’onda…

È nell’85 che si accinge a realizzare il suo primo lungometraggio Pee-Wee’s Big Adventure che gli procura grande popolarità insieme a The Jar, un episodio della serie TV “Alfred Hitchcock Presenta…”. Alle prese con la regia di un horror, all’ultimo si tira indietro. Le redini del film vengono prese da Cronemberg, il risultato sarà La mosca. Per Burton è l’inizio di una lunga serie di rifiuti. Non trova niente che lo convinca, nulla di abbastanza originale. Fino a Beetlejuice – spiritello porcello un film dell’88 interpretato dal suo attore feticcio Michael Keaton, con cui conquista il grande pubblico e l’Oscar per il miglior trucco.

E poi via… l’avventura ha inizio. Con Batman vincerà l’Oscar per le migliori scenografie. Un tale successo al botteghino che a Tim sarà chiesto di ripetere l’esperienza con il sequel Batman – Il ritorno. Poi è il turno dello strepitoso e surreale Edward mani di forbice. Una favola dark intessuta di denucia sociale da non perdere. Nightmare Before Christmas da lui scritto e prodotto, un cult intramontabile, una favola di Natale impreziosita nella versione italiana dalla fantastica interpretazione di Renato Zero (che ha un suo piccolo cammeo nel cagnolino Zero, per l’appunto). E non dimentichiamo la biografia romanzata del regista di B-movies Ed Wood, dal titolo omonimo, che alcuni ritengono racchiuda la sua poetica. E anche qui arriva l’Oscar, miglior trucco e miglior attore non protagonista (Martin Landau). Nel ’96 è il turno di Mars Attack!, film difficile che fa il verso a un certo cinema di fantascenza e ispira i suoi personaggi alle figurine Topps di moda negli anni ‘60. A chiudere gli anni novanta un’altra favola dark da non perdere, Il mistero di Sleepy Hollow (Oscar per la miglior scenografia) tratto da un racconto di Washington Irving.

Alla conquista di Hollywood. Il 2001 è l’anno de Il pianeta delle scimmie, a mio parere uno dei film meno riusciti. Sul set incontra quella che sarà la sua nuova musa ispiratrice e compagna di vita, Helena Bonham Carter. Sullo schermo è la volta di Big Fish, poi il remake de La fabbrica di cioccolato, (per i cui costumi nel 2005 Gabriella Pescucci vince il Nastro d’argento), e La sposa cadavere codiretto con Mike Johnson che ottine a Venezia il Future Film Festival Digital Award. Ed eccoci a Sweeney Todd fantastico musical ispirato alla leggenda del vendicativo barbiere vissuto nella Londra nel 1700. Rispetto al classico musical in scena a Broadway, Burton ha segato i balli e ridotto le canzoni ai singoli protagonisti. Il risultato è davvero notevole. Dante Ferretti, ex-collaboratore di Fellini, ha ricevuto l’Oscar per la scenografia. Tim Burton dichiara: “Il mio musical è un omaggio al genio di Fellini”.

Nel 2007 alla 64° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia viene riconosciuto tra i grandi del cinema con il Leone d’oro alla carriera. I lavori di Burton sono caratterizzati da una visione cupa a tratti grottesca della realtà restituita a tinte surreali. È come se andasse alla ricerca degli aspetti più scuri della società e dell’animo umano sapendo coglierli con empatia, scovandone il lato melanconico. Tim Burton ha saputo dare qualcosa di unico nel panorama cinematografico. Il suo è un cinema dark alternativo, surreale e visionario. I mondi di cui si occupa sono quelli degli esclusi, degli incompresi. E tutta la sua cinematografia è intrisa di questi elementi, nei temi e nello stile. Inoltre, il regista ha il merito di avvicinare due mondi che rimangono spesso troppo lontani: l’industria di hollywood e il cinema d’autore.

Beh caro Timothy, aspettiamo con impazienza di ascoltare la tua prossima fiaba.

Curiosità:

  • è stato regista del videoclip Bones del gruppo rock The Killers
  • fino al 26 aprile 2010 al MOMA di New York è in corso una mostra a lui dedicata
  • il suo sito web merita: www.timburton.com

Bibliografia:

“Tim Burton” di Antoine De Baecque – Edizioni Lindau, 2007 (traduzione di S. Mondino)
“Tim Burton” di Spanu Massimiliano – Edizioni Il Castoro, 2007
“Morte Malinconica del Bambino Ostrica” di Tim Burton – Giulio Einaudi editore, 2006 (traduzione di Nico Orengo)
“Nightmare before Christmas” di Tim Burton – Mondadori ed., 1994 (Traduzione di G. Padoan)

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