A Serious Man nelle mani dei Coen
Guardando film come A Serious Man mi viene da credere che ormai, se si vuole pensare davvero alla vita e a come va il mondo, bisognerebbe fuggire dalle aule universitarie, dai libri accademici, e rifugiarsi in un cinema. L’ultima creazione dei Coen, infatti, è una perla rara, non solo per la sua smagliante veste espressiva, ma anche per le eterne domande che suscita.
Qualcuno o qualcosa, da qualche parte nel Mid West, si diverte con un uomo qualunque, Larri Gopkin. Un povero professore, sbeffeggiato dagli eventi, inebetito da una regia a due teste senza pietà. Il ricatto di uno studente coreano, tanto assurdo quanto ingegnoso (l’occidente resisterà?). La figlia ossessionata dai capelli. L’università in bilico. Una moglie che vuole un altro. Un fratello “svuotato” da numeri e calcoli probabilistici, tra demenza e genialità. Il vicino yankee alla conquista del suo giardino. E Intanto il disincantato figlioletto diventa grande, si prepara al Bar mitzvah, fumandosi bombe e ascoltando Somebody to love dei Jefferson Airlplane.
Neppure i rabbini ci azzeccano. Larri è un uomo pacato, una persona senza particolari pretese. Certo, è un tipo ordinario, ma non uno stupido, e neanche si direbbe uno sprovveduto. È un fisico, di sano buonsenso, che dovrebbe sapere come vanno le cose, eppure rimane imbrogliato, totalmente confuso. Qual è il senso di ciò che accade? E perché poterselo chiedere senza mai riuscire ad ottenere risposta? La parola di Hashem è inaccessibile.
Che l’ignoranza sia una condizione a cui è impossibile sfuggire? Non resta altro che accettare il mistero. Ma come fare? Come può un uomo non essere spinto dal desiderio appassionato di capire? Risulta difficile non identificarsi con lo sfortunato protagonista, e la sensazione è quella di uno stupore sospeso, perplesso. Di fronte alle varie provocazioni del caso rimangono solo dubbi, lamenti e scoramenti, ma forse anche qualche tonalità di speranza. Che sia tutto un forte colpo di sole?
Viene in mente il mitico drugo Lebowski. E come fosse un correttivo, un bastone sugli stinchi, forma pedagogica di conversione e misura preventiva contro ogni apatia, la sventura imperversa. Gopking è ormai un burattino, ignaro spettatore passivo, trascinato da una trama impossibile da sgarbugliare. Tutti i suoi punti di riferimento son persi, ogni rapporto corretto che egli aveva creduto di stabilire col mondo si è rivelato mera illusione. Che sia il momento giusto per domandarsi sul senso della vita?
Sarà, ma intanto la storia sfuma, si appannano le tradizioni, l’ebraico è già molto lontano. Ciò che rimane sono solo i versi rock dei Jefferson Airplane, prima della tempesta, oltre ogni domanda. L’inizio di una nuova fine? Enigma irrisolto, illuminante.
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5 Responses
Anonymous
January 10th, 2010 at 12:20
1bello bello bello,altro che patetiche recensioni sul corriere della sera!!! Ma il collegamento con “non è un paese pervecchi” ??? aiuto ma alla vecchia nella versione originale le hanno messo la voce da travona!
Mattia
January 10th, 2010 at 12:37
2Eh, addirittura! Troppo gentile. Il collegamento c’è senza dubbio, magari poi ci dedico un altro post…
A Serious Man nelle mani dei Coen | Mattspace
January 10th, 2010 at 12:46
3[...] http://www.speropoli.it [...]
S.
January 12th, 2010 at 01:59
4è un film che mi sono goduta dall’inizio fino a pochi secondi dalla fine. esilarante, geniale e grottesco come solo loro sanno fare. arrivata al finale però ci sono rimasta malissimo. sarei andata avanti per altre ore senza accorgermene, ma devo confessare che la chiusura brusca che gli han dato ha tolto molto del piacere iniziale. ci penso da settimane e ancora non riesco a farmene una ragione!
Mattia
January 12th, 2010 at 14:38
5Sono d’accordo, chiusura brutale. Tanto da rimanerci un po’ male. E poi? E quindi? Che vuol dire? Perché? Ma forse non poteva essere altrimenti. E siamo tutti un po’ Gopkin, credo. E non può far piacere, e non c’è molto da capire…
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