Quentin Tarantino r-evolution
Mi ricordo quando Bruce perdeva tempo per scegliere l’arma con cui liberare Marsellus Wallace. Già quello era un momento che preannunciava una sorta di rivoluzione del cinema; ogni arma avrebbe deciso i parametri estetici della messa in scena, ogni scelta avrebbe attivato nello spettatore un immaginario di genere corrispondente. E cosa fece Bruce? Scelse la katana.
Ed ecco il cinema di Quentin. Dove scompaiono le differenze tra personaggi principali e secondari, si sfumano i confini tra forma e materia, dove ogni ambiente, ogni contesto, convergono in più prospettive e viceversa, in una continua spirale dialettica. Dove la narrazione non vuole mai arrivare ad un punto, ma solo attivare nuove occasioni di svolta e nuovi snodi per l’intreccio. Tant’è che ogni suo film potrebbe essere visto come una puntata di un serial.
C’è da dire che sicuramente molti sono gli ispiratori del diabolico genietto postmoderno. Da Kubrick a Leone, infatti, possiamo già intravedere tratti di questa sua vocazione per il “cristallo rotto“, di questo suo cinema fatto di pezzi, di strappi, senza né capo, né coda. Ma sarebbe sbagliato interpretare tale frammentarietà come un universo privo di senso. Ogni scena, ogni citazione ed evento, infatti, riflettono con tenacia sempre una luce comune. Il segreto sta nel riuscire a scoprirne la fonte.
Un film di Tarantino è come una pagina web: un testo virtuale costituito da una miriade di link narrativi, le cui parole chiave sono: bellezza e violenza. Anche la sua ultima opera “Bastardi senza gloria” può esprimere un’idea di questo tipo. Basti pensare a Aldo Raine, capobanda dei bastardi, un mix poliedrico di profili: baffetti alla Errol Flynn, faccia da bullo, coltellaccio da Rambo, mascellone da “Padrino”, tutti incorniciati dal bel volto di Bradd Pitt, storpio, con una cicatrice gigante sul collo.
E rimanendo sullo stesso film. Che dire dello spettacolare attacco da cardiopalma? Casetta nella prateria, Morricone in sottofondo e poi gli stivali dell’elegante colonnello Hans Landa (interpretato magnificamente da Cristoph Waltz). I dialoghi perfetti, gli occhi del contadino francese, le tre figlie bellissime, il bianco del latte (che quasi ne senti il sapore) e poi la strage tremenda di quella famiglia nascosta, come i topi, da cui però scampa la piccola ebrea (una nuova Uma?).
Bianco sporco, furia e calma, silenzi e parole che rombano come colpi di mortaio. Bellezza e violenza, senza capirne i contorni, senza distinguerne i confini. Il cinema di Quentin ci riguarda parecchio: un luogo metaforico dove il lungometraggio pulp delle nostre vite di oggi si ritrova a osservare se stesso.
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3 Responses
Quentin Tarantino r-evolution | Mattspace
December 6th, 2009 at 17:32
1[...] Leggi tutto: http://www.speropoli.it [...]
Sundance film festival 2010 | .speropoli
February 9th, 2010 at 13:39
2[...] della sezione “Documentari”); da qui è partita la fama di registi quali Robert Rodriguez, Quentin Tarantino, Paul Thomas Anderson, Steven Soderbergh e la lista potrebbe continuare a lungo, con pellicole che [...]
Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino | .speropoli
March 1st, 2010 at 23:00
3[...] durante le insonni notti estive passate a guardare i film preferiti nella propria stanza. Tarantino è decisamente uno di questi. Non delude mai. E non sorprende [...]
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