The reader di Stephen Daldry

Ricordo di aver letto su qualche sito che, alla sua uscita in USA, il film The reader aveva spaccato in due la critica americana: grandi lodi da una parte, altrettanti fischi dall’altra. Come uscirne fuori? Andandolo a vedere, ovviamente. E così ho fatto. Ed ora posso dire che, seppur non sia arrivata a risolvere definitivamente il dilemma (non ho letto il libro…), sono per lo meno arrivata a capire perché ci sia stata tanta eterogeneità di vedute.

Vista di per sé l’opera del regista Stephen Daldry (The Hours, Billy Elliott) è un intenso melodramma.Attraverso la vita e i ricordi di Michael Berg scopriamo la storia di Hanna, donna di 21 anni più grande che lo iniziò all’amore e al sesso, lasciando in lui un segno indelebile, tanto da determinare tutta la sua vita, soprattutto quella sentimentale. La rincontrerà anni dopo in un tribunale, lui come studente di legge, lei come accusata principale della morte di 300 ebree. Il film prosegue lasciando a margine il tema dell’olocausto e concentrandosi sul percorso emotivo dell’uomo e del successivo rapporto “epistolare” tra i due, fino al drammatico epilogo.

Dove sta il problema tanto discusso dalla critica?The reader vuole essere la trasposizione cinematografica del libro di Bernhard Schlink, un’opera che ha riscosso enorme successo in Germania e in America. Il libro non l’ho letto, ma ho la sensazione che rispetto al film affronti direttamente, e in maniera più estesa, la questione morale della responsabilità rispetto all’olocausto, della memoria storica di un intero popolo e di una generazione (quella dei baby boomers) che, seppur innocente, sentì tutto il peso della Storia, etc., cosa che nel film viene trattata solo superficialmente (il che non vuol dire necessariamente “banale”, ma di sicuro non vi si entra in profondità).

La forte cesura tra le due interpretazioni critiche sul film risiede tutta qui: il film può piacere o meno a seconda che lo si voglia vedere come semplice melodramma cinematografico – in tal caso è decisamente ben riuscito, soprattutto grazie ad una sempre più brava Kate Winslet – o che lo si voglia vedere come trasposizione di un testo complesso e delicato, con al centro il dramma della memoria della Germania – in quest’utlimo caso, evidentemente, qualcosa non funziona…

Ad ogni modo, a film veduto, devo ammettere che mi è piaciuto, che sono uscita dalla sala emozionata, commossa dall’interpretazione della Winslet, toccata dalla complessità dei rapporti umani e con dubbi sul confine tra moralità e legalità, tra l’agire giusto e quello sbagliato e su quanto sia difficile talvolta capire e compiere l’unica scelta che non ti condannerà al tormento in terra. A questo punto però, mi rimane ancora una certezza: voglio leggere il libro di Schlink! 🙂 E chissà che non vi riscriverò per farvi sapere se era poi così diverso…