La Marijuana al cinema: storia di una mentalità che cambia (II)

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Gli anni ‘70: verso la soluzione del conflitto generazionale

La ventata di nuovo arrivata negli anni della contestazione, il “mito dello sballo” o del consumo di certe droghe, non tarda a uscire dal contesto giovanile e a fare breccia anche in una larga parte della società degli “adulti”, almeno di quelli più progressisti. Sono gli anni della riflessione e della comprensione di certe esigenze e di certi comportamenti. E i segni del cambiamento in atto a partire dagli anni ‘70 si vedono anche al cinema. La mediazione in atto tra giovani e adulti è descritta per esempio in modo esplicito in Taking off (Usa, 1971) di Milos Forman.

Milos FormanI coniugi Larry e Lynn Tyne cercano disperatamente la figlia Jeannie che non è rincasata come tutte le altre sere. Quando finalmente la giovane fa ritorno a casa dopo essere stata a una manifestazione hippy gli interrogatori e l’atteggiamento dei genitori si fanno per lei inaccettabili e perciò si allontana nuovamente. Dopo vane ricerche mamma e papà si rivolgono a un’associazione di genitori e qui sono indotti a fare un’esperienza diretta con la marijuana cosa che li aiuterà a comprendere un po’ più da vicino la mentalità della figlia “hippie”. Così, inebriati dalla droga, Larry e Lynn con altri genitori e rappresentanti della media borghesia americana finiscono per dare una festa dove si lasciano andare e si dimostrano non diversi dai giovani hippy, almeno nelle esigenze. E’ proprio in quel mentre che torna la figlia e trova i genitori in atteggiamenti che non avrebbe mai immaginato. E’ il momento della reciproca comprensione e del superamento delle barriere generazionali. Lontano dal mito dello sballo ma anche dal moralismo e dai pregiudizi questo film riconosce alla marijuana per lo meno un ruolo liberatorio e addirittura risolutore, per quanto non positivo. Il tabù della marijuana-eroina distruttiva è caduto.

Fuga di mezzanotteNon dissimile, anche se il film ha un altro intento, è il quadro che si evince nel 1978 dal film Fuga di mezzanotte (Midnight Express) di Alan Parker. Una denuncia urlante della situazione carceraria turca. Billy Hayes (alias Brad Davis) è un giovane americano che cerca di esportare dalla Turchia due chilogrammi di hashish (che come la marijuana è un derivato della cannabis) più per uso personale e goliardia che non per delinquenza e spaccio. Ed è questa la chiave del film e la mentalità differente rispetto al passato. La tesi è che il giovane non ha fatto niente di male né di grave, ma è condannato con l’accusa di spaccio a 30 anni di carcere dall’inumana e insopportabile rigidezza e crudeltà. Da qui il rovesciamento della situazione: il giovane arrestato non è un criminale al contrario della polizia e dell’allucinante sistema carcerario che viola tutti i diritti umani.

Gli anni ‘80: la caduta dei tabù

Negli anni ‘80 sembra che il tema della denuncia scompaia. Quasi come se non ci sia più bisogno di spiegare che le canne non sono un male in assoluto che porta alla rovina. Sembra che ormai tutti, anche quanti non ne hanno fatto esperienza in prima persona per lo meno le considerino soltanto come una piccola trasgressione che di tanto in tanto è lecita. Che lo spinello non uccida, non provochi dipendenza e che il suo uso sia sostanzialmente equiparato a quello di una bevuta è un concetto ormai diffuso e allargato nella società. E analogamente viene meno anche il mito un po’ “freaketone” della droga e dello sballo. Questo nuovo approccio più ispirato al buon senso si vede bene nel cinema americano di cassetta. Dalle 9 alle 5... orario continuato

Un esempio interessante: Dalle 9 alle 5… orario continuato (Nine to five) di Colin Higgins, una commedia americana per tutti del 1980 con Jane Fonda (Judy) Dolly Parton (Doralee) e Lly Tomlin (Violet) – vedi foto – che contiene una scena che sarebbe stata inaccettabile per l’america degli anni ‘50. Le tre donne insoddisfatte e bistrattate dal capoufficio solidarizzano e si coalizzano contro il potere maschile. Una sera si ritrovano tutte e tre e, un po’ per trasgressione, un po’ per frustrazione, si fumano uno spinello che sembra avere un ruolo molto liberatorio. Tra le incontenibili risate scatta poi tra loro la complicità e quel pizzico di follia che le porterà ad elaborare il loro piano di segregazione dell’odiato capoufficio. La generazione contestatrice e fumatrice degli anni ‘60 ha, 20 anni dopo, raggiunto la maturità e l’uso che fa dell’erba è più consapevole e non scandalizza più il ceto medio.

Che l’erba e le canne negli anni ‘80 non siano più un tabù nemmeno in Italia è testimoniato dal fatto che persino l’albertone nazionale in un film del 1988 si lascia andare a questa esperienza senza che nulla di male gli succeda. Una botta di vita Nel film Una botta di vita di Enrico Oldoini, i due pensionati Giuseppe Mondardini (Bernard Blier) e Elvio Battistini (Alberto Sordi) in una vacanza fatta di contrattempi e di litigi si concedono uno spinello – che mostrano di apprezzare – offerto loro da Camilla giovane e avvenente autostoppista.

Una deliziosa pellicola di successo molto ironica, tutta incentrata sul tema della marijuana è L’erba di Grace (Canada 1998) per la regia di Anthony Harrison. Grace è una mite signora di mezza età con l’hobby del giardinaggio. Rimasta vedova la donna scopre presto che il marito le ha lasciato una quantità di debiti a cui deve fare fronte di proporzioni impensabili. Così, con tutta naturalezza quando il giardiniere le propone di trasformare la sua meravigliosa serra di orchidee in una piantagione di marijuana, Grace accetta e comincia una coltivazione industriale, grazie al suo noto pollice verde. L’ironia della commedia sta proprio nella naturalezza con cui l’anziana signora traffica tra piante e spacciatori. Alla fine tutto il paese lo viene a scoprire, persino il poliziotto che chiude un occhio, perché tutti, anche i rappresentanti della legge sanno che questo reato in realtà non merita troppa attenzione. L’unico vero problema sono le enormi quantità e l’enorme valore del raccolto della vecchia signora. Ma questo si risolve con la distruzione dell’intero raccolto in un enorme incendio che non può che inebriare l’intero paese.

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One Response

  1. La Marijuana al cinema: storia di una mentalità che cambia (I) | .speropoli

    February 7th, 2010 at 01:01

    1

    [...] e consumatori di droghe, ma sono da ricercarsi dall’altra parte della barricata. (continua…) Bookmark [...]


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