Quale strada ha preso il Maestro?

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Hayao Miyazaki è uno dei nomi più importanti nel panorama internazionale dell’animazione. Il suo ultimo lavoro, Ponyo on the cliff by the sea, è stato in concorso all’ultimo Festival di Venezia, dopo essere già stato ospite della laguna nel 2005 – anno in cui ricevette il leone d’oro alla carriera - e l’anno seguente, in cui presentò Il castello errante di Howl. Grandi quindi le aspettative sulla sua ultima opera.

Va precisato però che la sua fama in occidente non è poi così lunga quanto la sua carriera. In molti, nati negli anni ‘70 e ‘80 (in Italia di sicuro) hanno seguito e amato molte delle serie animate da lui disegnate, tra cui Heidi, Anna dai capelli rossi, Marco, l’animalesco Sherlock Holmes (le prime 6 puntate), Rascal, ma soprattutto Conan, il ragazzo del futuro. Eppure nessuno, allora, sapeva che dietro a questi cartoni c’era la sua mano. In quegli stessi anni però, i suoi lungometraggi non ebbero la stessa fortuna, non trovando distributori per il mercato occidentale, monopolizzato da Disney. Rimasero così sconosciute ai più opere eccezionali come Nausicaa della valle del vento, Una tomba per le lucciole e l’esilarante Porco Rosso (ambientato tra l’altro in una fantasiosa quanto irreale Italia degli anni ‘30), insieme a molti altri.

Si dovette attendere il 2003 prima di far risuonare il suo nome sulla bocca di tutti. Inizialmente la domanda comune fu “Chi è quel Miyazaki che ha vinto l’oscar?”; ben presto però, tutti poterono affermare senza ombra di dubbio: “Miyazaki è il regista del capolavoro La città incantata“. Così, quello che al momento sembrò essere un anonimo giapponese, si scoprì essere invece un grande e prolifico autore, cantore di storie dal sapore intenso e profondo, pieno di tematiche attuali e con uno sguardo sul futuro, sull’infanzia e sulle donne mai visto prima. Da allora il numero dei suoi estimatori è cresciuto esponenzialmente, riportando alla luce i suoi precedenti lavori e lasciando tutti in una trepida attesa per quelli a venire.

Ponyo si colloca qui come la sua ultima fatica creativa, piena di scelte se non rivoluzionarie di sicuro contro tendenza. Innanzitutto, colpisce la decisione di rinunciare al digitale e tornare al disegno a matita, questo perché, a suo avviso:

“L’uso eccessivo della computer graphic rischia di deumanizzare l’animazione, mentre questa ha bisogno dell’intervento umano e dell’uso della matita”. [*]

Tuttavia nel film, sebbene si debba rinunciare ad una maggiore dinamicità della regia possibile invece con il digitale, non viene tolto nulla alla pulizia dell’immagine e al fascino di alcuni suoi quadri, tanto che, se non lo si sapesse, probabilmente in pochi noterebbero che si tratta di un lungometraggio interamente disegnato a mano.

La narrazione poi segna anch’essa un balzo indietro rispetto a quanto si era visto nei suoi due ultimi film. Ed essendo dichiaratamente una pellicola pensata per i bambini, la semplicità diventa un linguaggio necessario. Addio quindi alle inquietanti paure pre-adolescenziali (La città incantata) e alle buffe difficoltà della vecchiaia (Il castello errante di Howl), qui al contrario viene dato grande spazio all’esuberanza, alla vivacità e all’incoscienza dell’infanzia.

Ponyo è infatti una creatura marina speciale, nata da un bizzarro mago che vive sottacqua e una misteriosa dea, temuta e rispettata. La piccola però ha una natura curiosa e indipendente che la porterà a fuggire dal controllo paterno per scoprire il mondo in superficie. Qui incontrerà Sosuke, un bimbo di 5 anni che la adotterà e si prenderà cura di lei, fin tanto che il padre di Ponyo, scoperta la fuga, gliela strapperà dalle mani. Da qui i due amici inizieranno percorsi diversi nel tentativo di ricongiungersi. Soprattutto Ponyo, trasformatasi in bambina, scatenerà involontariamente uno tsunami magico che metterà a rischio tutto il paese e la sua stessa vita. L’intervento degli adulti riporterà definitivamente l’equilibrio e permetterà ai due amici di riconciliarsi.

Non manca nulla della sua poetica: la denuncia contro l’inquinamento ambientale, l’amore e l’amicizia come i motori della vita, la magia, la solidarietà e un universo femminile fatto di figure forti e coraggiose. Per quanto, bisogna ammetterlo, niente viene neppure aggiunto…

Ed allora la domanda rimane. Come interpretare questa opera di Miyazaki? Si può davvero parlare di una involuzione creativa oppure siamo di fronte a una presa di posizione forte, autoriale, rispetto al mercato attuale? Difficile da dire, eppure, in una realtà in cui la stessa animazione sembra essere sempre più rivolta agli adulti, sempre più alla ricerca della perfezione visiva e della complessità figurativa, Miyazaki pare voler ricordare che al centro di ogni opera deve esserci il suo spettatore. Parlare ai bambini è forse l’unica cosa che nessuno sta facendo nell’attuale mercato cinematografico dell’animation. Libero da ogni logica di marketing, Miyazaki sceglie invece di tornare a un processo creativo più umano e diretto, nonché di tornare a incantare coloro che da sempre sono le sue muse ispiratrici ma anche incantevoli protagonisti delle sue storie: i bambini.

E su una cosa non vi è alcun dubbio Ponyo, con la sua selvaggia, ingenua e allegra vitalità, non potrà che conquistare il suo spettatore. Laddove però in sala, ne sono certa, non ci saranno soltanto i più piccoli…

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6 Responses

  1. matfuma88

    September 28th, 2008 at 01:57

    1

    non vedo l’ora!!!bella questa anteprima…però preferivo non sapere come andava a finere… sigh

  2. Sara

    September 28th, 2008 at 15:27

    2

    ops… sorry!!! però dai, con Miyazaki si sa che finisce semore bene, …no? ;)

  3. Foka

    November 16th, 2008 at 21:08

    3

    “Una tomba per le lucciole” pero’ non e’ di Miyazaki ma di Isao Takahata, co-fondatore con lui del mitico Studio Ghibli. ;)

  4. ile

    November 23rd, 2008 at 13:49

    4

    E’ verooo! E si vede nonostante sia un bellissimo film.

  5. Sara

    November 23rd, 2008 at 14:53

    5

    ops… sgamata! :)

  6. Anonymous

    December 1st, 2008 at 22:11

    6

    Grandiosa


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