Finalmente, il Festival del cinema di Venezia 65 sta per iniziare. Il 27 agosto si aprirà ufficialmente l’edizione del 2008. Ed io vi parteciperò. Ok, non mi aspetterà il tappeto rosso quando scenderò dal vaporetto, ma l’adrenalina da festival la respiro comunque. Probabilmente, se stessi per partire per qualche paese esotico la mia eccitazione sarebbe comprensibile a tutti. Eppure, ogni volta che vado a questo festival provo quel senso di vertigine che precede i viaggi più attesi. Non ho ancora capito se è qualcosa legato a Venezia in sè o se perchè ogni festival ti fa sentire in mille posti diversi, in pochissimi giorni.
E in questi ultimi anni, la direzione di Muller ha permesso alla più importante kermesse cinematografica italiana di tornare ai massimi livelli internazionali, ritrovando sì prestigio e valore, ma riuscendo anche nell’ardua impresa di unire critica e mercato. Per questo, le mie aspettative sono ancora più alte. E l’emozione in continua crescita.
Di fatto, però, cosa succede durante queste due settimane festivaliere? Cosa c’è dietro questo continuo martellamento mediale che ogni anno investe il lido veneziano? Ci sono i vip, certo, ma ci sono anche i film. E ancor più dietro le quinte, ci sono masse di persone che fanno di tutto per riuscire a vederli. Vip e film. Io però, potrò parlarvi solo dell’ultimo tipo di partecipante, ovvero: il cacciatore di pellicole. A questa specie, appartengono varie razze, a seconda dell’età, delle motivazioni, della possibilità economica e dell’abbonamento/accredito. In generale, possiamo dire che esiste un gruppo di fervidi appassionati che si alza presto al mattino per andare a vedere le prime proiezioni delle 8,00 e prosegue in uno stoico tour de force fino alle 2 di notte. Altri, più pigri o più mondani, preferiscono rimandare a quelle della tarda mattinata, per poi dare il meglio di sè dalle 20 in poi, concedendosi anche serate in discoteca o sulla spiaggia. I giornalisti sono invece una categoria a se stante. Parte del loro tempo devono passarla a scrivere i pezzi, lottando in una saletta che non ha abbastanza spazio per tutti. Così molti stanno sulle scale. Loro però, insiemi a quelli dell’industry, hanno gli inviti per le feste, vanno alle conferenze, agli eventi speciali (tra cui la serata di apertura e di premiazione), accedono alle sale senza coda, hanno proiezioni ad hoc e molte altre cose…
Tornando a parlare però dei semplici abbonati come me, il palinsesto quotidiano è composto da una media di quattro film. Il mio record personale è stato di ben sei proiezioni in una sola giornata. Certo, i miei occhi un po’ ne hanno risentito, ma ne era davvero valsa la pena e a tutt’oggi, come potete vedere, ne vado molto orgogliosa. E già da giorni mi chiedo se riuscirò a bissarlo anche quest’anno, o magari a superarlo. Pensandoci, credo potrebbe diventare una nuova disciplina olimpica. Ovviamente, in quella occasione ero stata particolarmente fortunata nel trovare il giusto incastro e riuscendo a entrare subito in sala, ma non è sempre così. Eh già, perché il festival è anche questo: un certosino lavoro di strategia per capire cosa vedere e quando, in tacita competizione con tutti gli altri spettatori; corse per arrivare in tempo davanti alla sala e poi lunghe ed estenuanti code, durante le quali (sotto un cocente sole o una pioggia scrosciante) si attende pazientemente anche più di un’ora prima di arrivare agli stornelli. Per scoprire magari che, giusto due secondi prima, erano stati chiusi gli accessi alla sala, perché raggiunta la sua massima capienza. Ma anche questo fa parte del gioco e permette ai partecipanti di sviluppare uno strano senso di solidarietà e un ambiente fatto di complicità – perché tutti condividono un medesimo interesse – e ironia – per sopportare le avversità del caso. Dopotutto, siamo italiani. Siamo stati abituati sin dalla nascita a vivere così.
Da fare poi, ci sono anche delle gran belle dormite. Esistono persone a questo mondo per le quali il buio della sala concilia subito il sonno. Queste persone non faranno mai parte del popolo dei festivalieri. Eppure, quando gli occhi sono ormai provati da giorni di proiezioni a go-go e, ammettiamolo, se il film proprio non prende, pur senza volerlo, si rischia di perdere coscienza e di ritrovarsi a fare un salto dalla poltrona a causa degli applausi. Quando ormai il film è finito e il regista ringrazia commosso.
Riscalda però il cuore la consapevolezza di poter ripiegare in qualsiasi momento su qualche chioschetto che prepara “splitz” (o spritz, dipende dalla regione di provenienza!) a buon prezzo. Il ruolo di questo aperitivo è a dir poco fondamentale. Può infatti aiutare a dimenticare una pessima proiezione o la delusione di non essere riusciti a entrare in sala. Ma può anche essere un deciso sostegno nel riprendersi dalla pennicchella. Ancor più frequente è la sua capacità di far apparire sensata e illuminante una discussione pseudo-intellettuale sull’ultima visione esperita. In ogni caso, lo spritz, durante la maratona veneziana finisce per diventare una tappa obbligata all’uscita dalla sala – sempre e comunque – per rendere (forse) meno traumatico il passaggio da un mondo (filmico) all’altro. Non a caso, uno dei motti del festival è proprio: “più spritz, meno film!”. E’ possibile allora pensare allo spritz come un vitale momento di decompressione? Una fondamentale camera iperbarica del festival di Venezia? E perché no. Seduti davanti al chioschetto, in fondo, si fanno gli incontri migliori, quelli che rimarranno nei ricordi a venire o che magari proseguiranno e dureranno nel tempo. Lì ho assistito alle scene (in diretta) più esilaranti del festival e anche alle conversazioni telefoniche più drammatiche (complici forse, in entrambi i casi, i troppi spritz…). Come dire, un cinema che continua per le strade. E che mi ha fatto diventare doppiamente spettatrice, doppiamente soddisfatta.
Per questo, pur sperando di riuscire a vedere quanti più (bei) film possibile e di poterne scrivere al mio ritorno, mi auguro altrettanto di poter vivere in pieno lo spirito del Festival. Code e spritz compresi.
Wooow! Tra uno spriz e l’altro goditi il Cinema. Aspetto notizie…
Posted by ile | 24 August 2008, 14:07non mancherò!! soprattutto non mancherò di recensire il film che miyazaki presenterà in anteprima (è tra quelli in concorso! yahoo!) così come quello di Oshii Mamoru (dalla sinossi, sembra anche migliore di quello di Hayao. chissà se è possibile…)
Posted by Sara | 24 August 2008, 14:27“Esistono persone a questo mondo per le quali il buio della sala concilia subito il sonno.”
Presente!
Posted by Stefano | 25 August 2008, 01:32Oshii Mamoru è quello di Ghost in the Shell, no? Bravissimo, ma io aspetto Miyazaki…
Ciao Ste! Vai anche tu a Venezia a goderti un po’ di sani pisolini?
Posted by ile | 25 August 2008, 09:43Ciao,
a’Sarè, sto aspettando tuoi commenti e recensioni sul festival.
i film che non voglio perdere sono quelli d bechis, fratelli cohen e miyazaki..del resto che mi racconti?
y..hai bevuto abbastanza spritz da poter sopportare persino pupi avati?
davide
Posted by davide | 12 September 2008, 16:28Ciao Sara! Com’è andata a Venezia? Aspettiamo le tue impressioni
Posted by ile | 14 September 2008, 13:02sto arrivando! sto arrivando!
metto ora online il primo pezzo!
Posted by Sara | 14 September 2008, 18:23per rispondere velocemente a davide, i coen li voglio vedere anch’io! a venezia non sono riuscita… sigh.
bechis è un film non facile da apprezzare, è una storia che sembra non iniziare mai… è stato accolto da tutti in maniera tipida, ci si aspettava di +. (come del resto da tutto il festival!)
miyazaki, purtroppo, è anche lui decisamente in tono minore… tematiche classiche della sua poetica (ecologia, amicizia, magia, protagoniste femminili forti e “selvagge”,etc.) però… come dire, la città incantata è decisamente molto lontana da qui.
peccato che tornata ho avuto poco tempo per scrivere. vedo di recuperare in questi giorni!
Posted by Sara | 14 September 2008, 18:46