Cenni biografici:
朴贊郁 nasce nell’agosto del ’63 a Seoul. Studia Filosofia alla Sogang University dove fonda, con un gruppo di amici, un circolo cinematografico studentesco, il Movie Gang. La sua passione per la regia nasce negli anni del liceo e si dice ispirata da La donna che visse due volte di Hitchcock. Finita l’università lavora come giornalista cinematografico e sceneggiatore. Quello che vuole fare però è il regista e non si scoraggia nonostante i primi esperimenti risultino poco apprezzati. Oggi rientra a pieno titolo nel circolo dei registi del New Korean Cinema.
Affermato anche all’estero, ha vinto il Gran Premio della Giuria a Cannes con Old Boy e ha partecipato come giurato alla mostra di Venezia nel 2006.
p.s. è il primo coreano ad essere andato nello spazio
La trilogia della vendetta:
Con Sympathy for Mr. Vengeance, Old Boy e Sympathy for Lady Vengeance, da forma alla trilogia della vendetta che racchiude buona parte della sua filmografia. Questa trilogia sembra trovare il fil rouge nella critica alla società coreana contemporanea che Park stressa e caricaturizza fino ai limiti, giungendo a una sorta di parodia di qualcosa che ci è molto più vicino di quanto non sembri. Imperano solitudine e alienazione; un quotidiano caratterizzato da una profonda incomunicabilità. Non sono certo i personaggi, per quanto brutali, a finire sotto accusa, ma semmai la realtà della metropoli contemporanea in cui l’individuo esperisce il paradosso della prossimità, sempre più vicino eppur sempre più lontano. Park da vita a personaggi deformi che sembrano racchiudere il peggio delle paure e dei limiti dell’uomo. E ci prova gusto. E lo fa provare anche allo spettatore.
E’ un’opera cinica tinta di pulp, ed è proprio questo il bello. Con uno stile tagliente e aggressivo Park non ritrae questa o quella storia, ma una sorta di disagio diffuso che non lascia scampo. Un travaglio che sfocia in cieca rabbia distruttiva che finisce per ripiegarsi su se stessa. La via d’uscita è solo illusione. È qui che l’uomo si mostra nei suoi aspetti più disumani e crudeli abbandonandosi all’istinto vendicativo.
Sympathy for Mr. Vengeance nasce da una sceneggiatura vecchia di 5 anni e mostra subito un Park deciso che non ha paura di ribaltare le aspettative contaminando il melò con lo splatter. Qui la vendetta si duplica e triplica in un moto virale che non sembra trovare risoluzione se non in una totale distruzione dell’altro e di sé. Le azioni e le reazioni dei personaggi sono estreme e spesso incoscienti, l’uomo è schiavo del suo dolore e succube del suo istinto. Non a caso le frequenti inquadrature a piombo, il fuoricampo e la fissità della macchina da presa. Forse il meno riuscito dei tre film, ma con qualche scena di vero cinema.
Il trailer originale:
Una sequenza dal film:
In Old Boy la storia è quella di un uomo che si aggrappa al suo odio per sopravvivere. Il film insiste ancora sulla vendetta come ossessione inconcludente. Nonostante gli stessi protagonisti ne siano consapevoli, non ne possono farne a meno. È un film riuscito che lascia qualche buono spunto di riflessione: il protagonista all’inizio è un individuo senza spina dorsale, un infelice che si fa vivere, trascinato dagli eventi, che passa il suo tempo a sbronzarsi e tradire la moglie per noia. Una volta subita l’ingiustizia, invece, ha uno scopo ben preciso, è un uomo vigoroso e deciso intenzionato ad ottenere ciò che vuole con fermezza. La prigione poi sembra proprio una metafora calzante: una realtà anonima ed estranea quella della metropoli moderna che tutto vede e nulla osserva, dove si è sempre spiati, ma mai compresi.
Se il primo capitolo della trilogia termina con l’autodistruzione, il secondo si conclude con una sorta di terrificante e grottesco lieto fine. La partita sarà da giocarsi tutta nei meandri dell’inconscio.
Dae-soo è un Edipo calato in una Seoul contemporanea straniante dove è meglio tagliarsi la lingua piuttosto che accecarsi. Quello che rimane, alla fine, è la sensazione che l’altro sia lontano e incomprensibile… e che la violenza a volte sia solo un tentativo di comunicare. La solitudine della vita quotidiana non è poi così diversa dalla prigionia forzata e l’amore è quella luce salvifica cui ci si aggrappa con ossessione e disperazione.
Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes del 2004, Old Boy è liberamente ispirato all’omonimo fumetto giapponese di Minegishi Nobuaki e Tsuchiya Garon.
Il trailer italiano:
Infine arriviamo all’ultimo capitolo, Sympathy for Lady Vengeance. La protagonista è una madre ricattata decisa a vendicarsi. Pur meditando a lungo e dettagliatamente la messa in atto del suo piano, alla fine non ha la “forza” per attuarlo e così rende la sua vendetta sociale. Proprio quest’unica volta in cui il cattivo sembrava cattivo per davvero, a smentire ci stanno gli attori. La vittima e il carnefice in Sympathy for Lady Vengeance sono il carnefice e la vittima di Old Boy, con ruoli perfettamente invertiti.
La figura vendicatrice, per la prima volta, è donna. Ed è sicuramente il personaggio più complesso e multiforme. La splendida Geum-ja, schiava della spinta vendicatrice, scambiata per un diavolo prima e un angelo poi, cerca solo redenzione e vuole espiare le sue colpe. Il tema della vendetta rimane ancora una volta il luogo tramite cui indagare le tenebre, ma la speranza c’è ed è tutta concentrata in una torta di tofu.
Il trailer:
Una sequenza dal film:
Park ha fatto una buona scelta. Il tema della vendetta gli ha permesso di sbizzarrirsi senza incappare nel rischio di non dire nulla. L’accento si posa sull’uomo, essere contraddittorio e abietto, vittima e al contempo artefice del suo male. Le vendette sono molteplici, ogni film ne sviluppa tratti, significati e implicazioni differenti, ma sempre in relazione a un contesto reietto e violento, eppur sempre comprensibile. Forse sarebbe più corretto definirla la trilogia della catarsi.
“Molte volte rimango sveglio nel letto immaginando le torture più crudeli. Mi figuro il modo più terribile di rovinare la vita di questa o quella persona. Dopodiché posso addormentarmi col sorriso sulle labbra. Fino a che rimane confinata nel territorio dell’immaginazione – più è crudele, più è efficace – la cosa è salutare. La raccomando anche a tutti voi. E spero che i miei film possano in qualche modo aiutare la vostra fantasia a diventare almeno un filo più crudele.” (PCW)
E l’ultimo film di Park? Non tradisce le attese e giustamente svolta. Un assaggio…
ho pubblicato il pezzo sulla mia pagina di facebook!
inizio a fare un pò di pubblicità
Posted by Sara | 24 August 2008, 14:18Ho rivisto di recente la trilogia della vendetta e, forse grazie anche alla scuola di regia che frequento da poco, la mia stima per Park è salita notevolmente. Certi movimenti macchina sembrano essere così adeguati all’atmosfera che si vuole descrivere, che viene veramente da chiedersi se quello non fosse l’unico modo per raccontare. Personalmente credo però che le sue migliori inquadrature siano fisse, quando -molto spesso- posiziona la macchina molto in basso.
Posted by Lory | 6 April 2009, 14:19